All’Eliseo di Roma “le rane di Artistofane” con Ficarra e Picone

E se Le rane di Artistofane, nella regia di Giorgio Barberio Corsetti, in scena fino 9 dicembre 2018 all’Eliseo di Roma, non fossero semplicemente la voglia di tirare fuori “un vecchio pezzo d’argenteria”, come annuncia la locandina?

Se lo spettacolo fosse un messaggio per ognuno di noi, con il supporto di due facce ben note al pubblico italiano, con l’intento di trasmetterci qualcosa di più profondo, significativo, vitaleMi piace pensare che la mente dello spettatore, in teatro, sia terreno fertile per piantare i semi della conoscenza, poiché si trova in una condizione di disponibilità all’ascolto, apertura verso altri punti di vista, volontà di lasciarsi trasportare in mondi diversi.

Indubbiamente il testo di Aristofane, che in questo spettacolo è abbastanza fedele all’originale, appena un po’ sfrondato, ci fa riflettere su temi importanti: il valore della memoria storica, l’importanza delle origini, la volontà di ogni popolo di preservare la propria cultura. E, ancora, la bellezza della poesia e dell’intera letteratura, la democrazia e la politica.

La trama narra le vicende picaresche di Dioniso, interpretato da Salvo Ficarra, e del suo servo XantiaValentino Picone. Poiché non ci sono, nella sua epoca, intellettuali abbastanza perspicaci e capaci di scrivere drammi e opere poetiche, Dioniso, dio del teatro, decide di scendere agli inferi per recuperarne qualcuno dal passato.

In tal modo, è come se attribuisse alla figura del poeta quella dicustode dell’identità del suo popolo; al contempo attribuisce alla cultura un potere salvifico, per cui vale la pena addirittura rischiare la vita. Eppure mi piace leggere, nella versione di questo regista, non soltanto la volontà di rispolverare questo testo, della veneranda età di 2500 anni, ma soprattutto di attualizzare i versi riportandolalla nostra contemporaneità.

Premiamo ad esempio, le parole di Plutone nel finale:

«Allora Eschilo fa buon viaggio. E salva la nostra città con i tuoi buoni consigli. Ed educa gli sciocchi, ce ne sono tanti! Prendi questa spada e portala a Cleofonte, il capo dei democratici; questi capestri agli agenti delle entrate e questa cicuta ad Archenomo che cambia sempre partito».

Soprattutto oggi, che svalutiamo l’arte, leggiamo sempre meno e sottovalutiamo la cultura, è importante ribadire quanto sia necessario, invece, preservarla. E il teatro può servire, oltre che a divertire, a riflettere con il sorriso, ad alleggerire, approfondire e stimolareNella pièce, i due protagonisti si rivelano attori bravissimi, oltre che instancabili vanno in scena in un unico atto. I costumi sono coloratissimi e le scene comunicative, come ad esempio i pupazzi, che rappresentano i personaggi di Eschilo, ma anche l’essere umano, così fragile, manipolato dal fato come fosseun burattino, talvolta confuso come i pezzi disgiunti di un puzzle.

Le musiche originali sono composte ed eseguite dai Sei Ottavi, coro polifonico a cappella composto di sei voci che riproducono, anche, effetti strumentali, onomatopeici e di mouth-drumming. In un continuo dialogo con i protagonisti, rappresentano il coro;vestiti di verde sono le Rane, in arancione diventano gli Iniziati; perfetti in ogni ruolo, animano lo spettacolo con melodie dal ritmo coinvolgente.

Al di là di parecchi riferimenti a scrittori del passato che, ahimè,sfuggono a chi non ha studiato letteratura greca, lo spettacolo scorre veloce; è piacevole, spassosoMi piace pensare che, come Dioniso con Euripide ed Eschilo, anche il regista Barberio Corsetti abbia voluto ripescare due figure dal passato; mi piace credere che sia questo il senso di chiudere la messa in scena con l’immagine di Pier Paolo Pasolini che intervista Ezra Pound, tratta da un video prezioso, in cui i due si confrontavano su vari argomentiEra il lontano 1968 e, anche questa volta, come per la letteratura greca, il passato si ripresenta rimanendo attuale.

Nel finale de Le rane, dunque, l’intellettuale italiano legge con tono conciliante Il patto e il poeta americano saluta con parole semplici ed intense: “Pax tibi, pax mundiAllora pace a Dioniso che riesce a compiere la sua missione e pace a chi custodisce le proprie radici.  Pace a te e pace al mondo, pace a chi usa la cultura come strumento, la memoria come arma contro l’ignoranza, l’ilarità come mezzo di insegnamento, nella speranza che la polvere non copra mai definitivamente il nostro immenso, inestimabile,meraviglioso patrimonio culturale.

Sabrina Sciabica

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