Credito d’imposta: come usare i 5,5 miliardi di euro ancora inutilizzati dalle imprese italiane

Dal 2015 al 2017 sono più di 20.000 le aziende che hanno usufruito del credito d’imposta nel nostro paese ma ancora tanti sono i fondi che restano fermi/inutilizzati perché non richiesti rispetto a quelli accantonati dallo Stato che ammontano a 5,5 Mld di euro. 

Vantiamo un primato assoluto nella capacità di innovare processi, esplorare nuovi mercati ed espandere quelli già esistenti. 

Le capacità del modo italiano di “fare impresa”, che si è tramandato per generazioni, ha sempre saputo far fronte ai momenti di congiuntura economica.

A supporto degli imprenditori si è fatto ricorso a strumenti di natura fiscale al fine di incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo.

Già nel Decreto Destinazione Italia 2013 si era tentato di promuovere lo strumento dell’incentivo fiscale, ma la mancanza di copertura finanziaria ha portato il Legislatore a riproporlo con la Legge di stabilità 2015 che all’articolo 1, comma 35, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, il quale ha integralmente sostituito l’articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 (convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, noto come “decreto Destinazione Italia”),  ha introdotto il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo.

Dal 2017 questa manovra rientra nel progetto di Industria 4.0 con il quale il Governo punta all’innovazione dell’industria italiana e allo sviluppo tecnologico delle attività produttive.

Nella  mia esperienza professionale ho potuto constatare che in materia di ricerca e sviluppo c’è spesso poca conoscenza del decreto sia per il suo ambito oggettivo che per i criteri di determinazione e di utilizzo dell’agevolazione. 

Ne risulta che molte realtà imprenditoriali sono frenate/rallentate nella crescita economica perché pensano di non avere strumenti a supporto del loro sviluppo.

Ma per accedere a questo credito d’imposta bisogna presentare delle domande o accedere a dei bandi?

La nuova formulazione di questo credito d’imposta rispetto alla precedente versione prevede la possibilità di fruizione senza  presentazione di alcuna istanza, l’agevolazione scatta solo per aver sostenuto delle spese riconosciute come spese agevolabili.

Le aziende che vogliono usufruire di questa agevolazione devono avere certi limiti dimensionali? E’ riservata solo a certe tipologie di impresa?

Non sussistono limiti dimensionali per l’accesso a tale credito d’imposta e quindi tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa (imprese, enti non commerciali, consorzi e reti d’impresa), indipendentemente dalla natura giuridica, dalla dimensione aziendale e dal settore economico in cui operano possono beneficiarne.

Il concetto di ricerca e sviluppo implica che l’azienda deve produrre beni o servizi nuovi che non esistono nel mercato attuale?

Il concetto importante che sta alla base di questa agevolazione è che  l’azienda sostenga costi per innovare processi e prodotti (Research & Development); si parla quindi di innovazione di processi, ricerca e ideazione e conseguente realizzazione di prodotti/servizi  al quale collegare lo sforzo innovativo dell’imprenditore che per soddisfare i propri clienti è alla continua ricerca, approfondimento e sviluppo di nuovi processi e assets produttivi. 

Quali possono essere i costi che rientrano nel calcolo del credito d’imposta? Come si calcola tale credito d’imposta?

Possono essere costi del personale, quote di ammortamento di cespiti/attrezzature o macchinari, spese per competenze acquisite per un’invenzione industriale, spese per compensi a professionisti addetti a progettazione ad alta professionalità.

Le suddette spese,  che siano almeno pari a Euro 30.000 annui e  sostenute per il periodo 2015-2020, rientrano nel beneficio fiscale di questo credito d’imposta per la parte che eccede il triennio 2012-2014 per un importo pari al 50% a partire dal 2017 per qualunque tipologia di spesa, mentre per il 2015 e 2016 l’aliquota è del 25% o del 50% a seconda della spesa agevolabile.

Facciamo un esempio di calcolo

Presupponendo una media triennale di spese per ricerca e sviluppo nel periodo 2012/2014 di 100.000 euro e che nel 2017 (esercizio appena concluso) siano stati sostenuti costi agevolabili per Euro 250.000 euro; il credito d’imposta sarebbe pari al 50% dell’incremento ossia:

250.000 – 100.000 = 150.000 * 50% = 75.000 euro

Quindi 75.000 euro è il credito d’imposta che spetta a questa azienda a partire dal 01/01/2018 a riferimento dell’esercizio 2017, inoltre presupponendo che le stesse spese siano state sostenute anche nel 2015 e 2016 e che fossero agevolabili (nella peggiore delle ipotesi) in questi anni per il 25% si avrà:

credito imposta 2015 usufruibile Euro 37.500

credito imposta 2016 usufruibile Euro 37.500

credito imposta 2017 usufruibile Euro 75.000

TOTALE usufruito per il triennio 2015-2017 Euro 150.000

Una volta liquidato l’importo del credito spettante, come può usufruirne l’azienda?

Semplicemente usandolo in compensazione al momento del pagamento di Iva, contributi,  imposte sul reddito quale IRES, IRAP o IRPEF o qualunque altro tributo erariale/contributivo/previdenziale. Altro elemento certo non di poco conto, è che l’amministrazione finanziaria nella circolare Agenzia Entrate 13/E del 27/04/2017 ha sottolineato che l’utilizzo in compensazione del “credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo” per importi superiori al limite dei 5.000 Euro, non soggiace all’obbligo di apposizione del visto di conformità  avendo una semplice natura agevolativa.

Se un’azienda non si è mai attivata per l’ottenimento di tale credito e decide di farlo solo ora, i crediti spettanti per gli anni dal 2015 in poi devono ritenersi persi per l’azienda?

Chi non ha usufruito finora di questa importante e rilevante agevolazione fiscale per gli anni precedenti, ossia dal 2015 in poi, può ancora rimediare provvedendo ad attivarsi quanto prima contattando i propri professionisti di fiducia.

Se decido di usufruire di questa tipologia di credito d’imposta, questo preclude l’azienda da altri tipo di incentivi/agevolazione?

Il beneficio è cumulabile anche con altre forme di incentivi quali:

  • Superammortamento e Iperammortamento
  • Nuova Sabatini
  • Patent Box
  • Incentivi alla patrimonializzazione delle imprese (ACE)
  • Incentivi agli investimenti in Start up e PMI innovative
  • Fondo Centrale di Garanzia

L’importo del credito d’imposta spettante viene configurato come un provente per l’impresa? L’azienda deve poi assoggettarlo a qualche forma di tassazione quale ricavo?

Anche su questo l’Amministrazione Finanziaria e il Legislatore sono intervenuti con la circolare Agenzia Entrate 5/E del 16/03/2016 riportando che in merito alla rilevanza fiscale del credito di imposta in commento, il comma 8 dell’articolo 3, ripreso dall’articolo 6, comma 2 del decreto attuativo, prevede che lo stesso “non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni”. Da questo si evince che il credito non è tassato ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP.

(di S. Cimolin)

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