Si scaldano i motori del “Patto per il lavoro”. I dettagli

E’ormai ben definito il quadro del reddito di cittadinanza e, aldila’ di qualche dettaglio che potrebbe anche mutare nelle prossime ore, ha preso forma anche la cornice entro la quale si muovera’ il Patto per il lavoro, quella stampella fondamentale del provvedimento che negli intenti del governo dovrebbe far ripartire l’occupazione, formando e collocando i beneficiari del reddito.

I soggetti che concorrono al programma sono multipli, dai Centri per l’impiego, agli enti di formazione, alle aziende, attraverso percorsi diversi.

Il provvedimento cosi’ come prevede un ruolo fondamentale per l’Inps nella gestione delle procedure del reddito, assegna ai Centri per l’impiego la responsabilita’ principale della gestione del patto per il lavoro. Sono quindi stanziati 50 milioni di euro per l’assunzione di personale da assegnare alle strutture dell’Inps, vengono stabilizzati i precari di Anpal servizi con una cifra di un milione di euro e soprattutto vengono destinati 250 milioni di euro in due anni per l’assunzione dei navigator, quella sorta di tutori che dovrebbero accompagnare chi ha aderito al Patto per il lavoro nel suo cammino fino al collocamento.

I dettagli sui numeri non sono ancora ufficiali, ma nei giorni scorsi il superconsulente di Luigi Di Maio e nuovo presidente Anpal, Mimmo Parisi, auspicava di arrivare con il tempo fino a 10mila unita’ anche se gradualmente. Il numero si dovrebbe intanto fermare per ora a qualche migliaio di persone (si parla di 4 mila) con un meccanismo premiale nella retribuzione. In dettaglio da aprile il beneficiario del reddito di cittadinanza, dopo averne fatto richiesta alle Poste, ai Caf o per via telematica stipula il suo Patto per il lavoro. Da questo momento entra nel circuito e da qui scatta l’obbligo di accettare almeno una di tre offerte adeguate: la velocita’ e’ direttamente proporzionale alla vicinanza. Se non si accetta un’occupazione entro 6 mesi nel raggio di 100 chilometri, il limite si sposta a 250 km per arrivare dopo un anno all’intero territorio nazionale.

Per il 2019 e’ prevista anche la formula dell’ assegno di ricollocazione che puo’ essere speso presso Centri per l’impiego e Agenzie per il lavoro. Anche le aziende potranno accedere al programma offrendo lavoro o formazione. Il meccanismo non e’ ancora del tutto definito ma in pratica quando il provvedimento sara’ a regime il beneficiario si rivolgera’ al primo degli interlocutori che gli offrira’ lavoro o formazione. Parola magica, sulla quale si punta molto nel Patto per il Lavoro per tutti i soggetti che vi partecipano e’ ‘incentivo’: un lavoratore collocato vorra’ infatti dire soldi per le aziende, per le agenzie per il lavoro che li hanno collocati, per gli enti di formazione se li hanno formati gratuitamente, premio per i navigator.

Questi ultimi riceveranno una cifra pari a un quinto del reddito di cittadinanza del disoccupato. Le aziende ed i datori di lavoro pero’ dovranno essere in regola e non avere avuto negli ultimi 3 anni sanzioni per irregolarita’ contributive e condizioni di lavoro. Per i beneficiari infine un’ultima clausola che ha provocato perplessita’ da molte parti per la sua somiglianza con i lavori socialmente utili: ovvero l’obbligo “in coerenza con il proprio profilo professionale” di partecipare a progetti utili per la collettivita’ per un massimo di 8 ore a settimana.

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