Casini avverte: “Il referendum senza quorum è pericolosissimo”. L’ex Udc parla di “rischio deriva venezuelana”

L’ex leader dell’Unione Cristiana di centro: “Con riforma referendum rischiamo la dittatura delle minoranze. Senza partiti e capi che parlano al popolo è deriva venezuelana”

La riforma che introduce il referendum propositivo senza quorum è pericolosissima. Così si avanza rapidamente verso una possibile dittatura delle minoranze che nessuno ci garantisce estranee a poteri forti e lobby…“.

È seriamente preoccupato l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, decano dei parlamentari se si esclude il senatore a vita Giorgio Napolitano, perché con la riforma Fraccarosi inaugura la stagione del derby permanente tra il popolo e le Camere, innescando un grave rischio per le istituzioni democratiche del Paese…“.

“In passato c’è stata una fase in cui i regimi totalitari hanno abolito le Camere o le hanno ridotte a soggetti serventi – ricorda Casini in un’intervista al Corriere della sera -. Poi c’è stato un lungo periodo (da Craxi a Berlusconi) in cui i processi riformatori hanno messo in discussione, a volte anche con ragioni, un eccessivo corporativismo parlamentare.


[Italy Photo Press] 

Oggi siamo arrivati a chi vuole ‘aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno’. Ma tutti noi dovremmo ricordare bene che fine fanno le scatolette dopo essere state aperte: finiscono buttate nel secchio della spazzatura”.

Secondo Casini perciò il ritiro dell’emendamento della Lega per introdurre un quorum al 33 per cento è “un fatto gravissimo perché il referendum propositivo senza quorum sarebbe un colpo mortale per la democrazia parlamentare. Con questo passo indietro mi sembra evidente il gigantesco baratto concordato da Lega e M5S“.

“Siamo senza partiti, con un Parlamento mortificato e con i capi comunicatori che interloquiscono con le masse. Io dico che i pericoli sono largamente sottovalutati. Per questo bisognerebbe mobilitare gruppi di cittadini di tutti gli orientamenti per vigliare sulla democrazia. Perché, al punto in cui siamo, parlare di deriva venezuelana non mi sembra esagerato“, conclude.

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