“Cavoli a merenda” Pino Strabioli racconta Sergio Tofano al teatro Cometa

Qui comincia la sventura del signor Bonaventura.

Chi non ricorda il refrain che annunciava l’apparizione di uno dei più longevi fumetti italiani?

Quest’uomo alto e rassicurante, vestito di bianco, bombetta e scarpe rosse, era accompagnato dal fedele bassotto e, pubblicato sul Corriere di piccoli, era diventavo amico fraterno degli italiani, un pilastro della nostra cultura.

Il suo inventore, Sergio Tofano, chiamato Sto, è stato scrittore, disegnatore, regista, attore e molto altro. In un periodo particolarmente tetro della nostra storia, il suo intento era quello di usare la fantasia contro la paura, la narrazione contro il terrore della guerra e del dopo guerra.

Il personaggio di Bonaventura, creato nel 1917, era una ventata di ottimismo per risollevare l’Italia e stimolare i lettori a ricominciare una vita “normale”.

Al Teatro Cometa dove, tra l’altro, Franca Valeri ha indossato più volte la maschera gialla del bassotto, abbiamo l’opportunità di ascoltare le storie di Sto, in Cavoli a merenda, spettacolo che va in scena fino al 3 marzo 2019.

È Pino Strabioli, volto noto della tv italiana – lo abbiamo seguito in Rai nella trasmissionepre-sanremeseGrazie dei fior– a parlare del povero Checco e della sua scorpacciata di fichi secchi… con esito alquanto doloroso; di Trittico, nato con tre gambe; della disputa dei paperi e ditantoaltro.

Sempre sinceri e senza malizia, impelagati in vicende buffe, situazioni fantasiose, più o meno probabili, questi personaggi intrattengono il pubblico grazie ad un ingrediente antico ed efficace: lo stupore.

Il teatro di Strabioli, come i testi di Tofano, si basa su espedienti semplici ma arguti, come i giochi di luce, le ombre, le marionette, il mimo, l’utilizzo di versi al posto delle parole, la musica, coinvolgendo chi guarda e suscitando meraviglia a chi si lascia condurre da tanta creatività.

Ne viene fuori uno spettacolo vivace, in cui la chitarra del maestroDario Benedettiaccompagna la voce del narratore; la manualità di Andrea Calabretta, che muove oggetti e burattini, completa la pièce.

Ironia, leggerezza, spontaneità sono alla base di queste storie in cui si rispecchiano le peripezie della vita quotidiana. E la narrazione di Pino Strabioli, che ha ideato e diretto questa partitura omaggio a Sto – tratto dal suo libroI cavoli a merenda– è brillante, vispa, frizzante, con l’unico difetto dellabrevità, perché vorresti che durasse ancora di più.

Questo tributo, in uno dei teatri più antichi della capitale, ci fa riflettere su quanto sia importanterivalutare la memoria, rispolverare testi preziosi, che risultano attuali seppur antichi.

È fondamentale salvaguardare la nostra tradizione, ricordare i nostri scrittori…e non certo per alzare dei muri entro cui barricarci.Piuttosto per apprezzare le nostre radici, per salvaguardare la cultura italiana, così bistrattata e così antica, e comunque, così variopinta e aperta.

A tal proposito, Strabioli ci diletta con la vicenda del piccolo Aniceto e delle sei baby-sitter, provenienti da sei nazioni europee, consigliate da sei parenti di altrettante nazionalità, che si litigano la sua cura… esempio di come l’educazione possa risultare problematica quando è accanimento, e non accrescimento.

E ci sono altri temi e atmosfere nelle quali ci ritroviamo, mentre la voce del poliedrico attore ci conduce in luoghi pittoreschi e surreali e noi ridiamo, sorridiamo, ci emozioniamo, fieri di far parte di un’umanità così varia.

Sabrina Sciabica

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