Diciotti. La legge è uguale per tutti? Salvini non sarà processato

Passa la linea, più volte ribadita dal governo, secondo cui la scelta di non far sbarcare i migranti tratti in salvo dalla nave militare italiana per circa una settimana è stata una scelta politica governativa e come tale non sindacabile e non un abuso di un ministro per ottenere un personale vantaggio politico.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini non sarà dunque processato per sequestro di persona per la vicenda dei migranti bloccati a bordo della nave Diciotti la scorsa estate. Il dato, non ufficiale ma certo, è già emerso dalla votazione dell’Aula del Senato, che resterà aperta fino alle 19 ma il cui esito non è assolutamente in dubbio, con 232 senatori già schierati per il no all’autorizzazione.  Una ricostruzione accolta in toto dalla relazione della Giunta per le autorizzazioni, presieduta da Maurizio Gasparri, votata oltre che dalle due forze di maggioranza, anche da FI e FdI. Una linea rivendicata in Aula stamani dallo stesso Salvini, che e’ giunto in Senato a inizio seduta e ha parlato per circa mezz’ora dai banchi della Lega, cedendo visibilmente all’emozione in alcuni passaggi del proprio discorso. “Non mi emoziono quando parlo – ha detto prendendo la parola – ma quando c’e’ di mezzo un reato me lo sono scritto perche’ se mi si accusa che, col mio lavoro ho fatto privatamente qualcosa che ho fatto e faro’ per difendere la sicurezza del Paese e dei miei figli, allora perdonate, un po’ di emoziono”.

Entrando nel merito della questione sollevata dal tribunale dei ministri, Salvini ha spiegato che “la decisione sulla Diciotti è stata una iniziativa del governo coerente con gli interessi pubblici del Paese. Il governo ha sviluppato misure e azioni per la lotta al contrasto dell’immigrazione clandestina e ringrazio i colleghi 5 Stelle perchè le cose si fanno in due, evidentemente. I numeri – ha proseguito – dicono che cosi’ facendo, abbiamo salvato migliaia di vite. Nel 2015 immigrati sbarcati 153 mila, vittime recuperate in mare 296. Nel 2016 migranti sbarcati 181 mila, vittime recuperate 390, nel 2017 119 mila sbarcati, 210 le vittime recuperate, nel 2018 sbarcati 23 mila e 370, vittime recuperate 23. Nel 2019, a ieri, 348 sbarcati e vittime una. Quindi meno partenze, meno sbarchi, meno morti”.

Non manca la polemica col Pd: “Più che porti aperti, qualcuno era sostenitore di ‘cimiteri aperti‘, ma Salvini ha aggiunto che “non sarò mai il ministro che lascia morire qualcuno in mare“. Il responsabile del Viminale ha ribadito il rischio di infiltrazioni di terroristi islamici a bordo dei barconi e ha insistito sul contrasto alle attività illegali connesse all’immigrazione clandestina: “Io e il governo a cui mi onoro di appartenere non saremo mai complici dei trafficanti di droga e di armi. Amo l’Italia, i miei figli e il mio lavoro. Mi ritengo un ragazzo fortunato, ringrazio il buon Dio e gli italiani – ha detto concludendo ancora emozionato – per l’onore di poter difendere con il mio lavoro che penso di svolgere con onesta’, buon senso, coraggio. Siate certi che continuero’ il lavoro senza nessuna paura, sennò farei un altro mestiere“. In aula, con Salvini c’era anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che si era detto “sereno e confidente” sull’esito del voto e sulla tenuta del governo in generale mentre, per quanto riguarda la tenuta del gruppo di M5s, in attesa dei risultati definitivi è da segnalare il voto favorevole all’autorizzazione e procedere delle senatrici “dissidenti” Paola Nugnes ed Elena Fattori, già annunciato e ribadito in aula con due interventi in dissenso dal gruppo.

E’ da registrare al grido di “vergogna, vergogna” l’azione di un ragazzo che ha contestato il vicepremier Matteo Salvini all’uscita di palazzo Madama. Dopo il voto dell’aula sul caso Diciotti, il ministro dell’Interno ha lasciato il Senato e si è diretto a piedi verso un bar li’ vicino. Qui è stato intercettato, seppur a qualche metro di distanza, da un ragazzo con le mani dipinte di rosso sangue. “Vergogna”, ha gridato il giovane mentre le forze dell’ordine lo respingevano tenendolo lontano da Salvini. “Oggi si calpestano la Costituzione italiana e i diritti umani– ha detto il ragazzo- migliaia di persone muoiono nel Mediterraneo e il Parlamento difende il ministro. Il governo si e’ tutto autoaccusato, ha violato l’articolo 13 della Costituzione sull’illegale detenzione“. Al netto della cronaca sulla vicenda ed il voto in Senato, torna sempre “in piedi” quella famosa domanda: “la legge è uguale per tutti?”

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