Israele. Domani 6,3 milioni di elettori saranno chiamati a votare

Domani circa 6,3 milioni di israeliani saranno chiamati a votare per rinnovare il Parlamento (la Knesset, arrivata alla 21esima legislatura) e indirettamente dare un nuovo governo al Paese.

Gli israeliani eleggeranno il nuovo Parlamento domani e decideranno se Benjamin Netanyahu sia garanzia di sicurezza e prosperità o se il suo lungo “regno” guastato dal sospetto di corruzione sia durato troppo a lungo. Gli oltre sei milioni di israeliani chiamati al voto non sceglieranno direttamente il loro primo ministro, che verrù eletto dalla maggioranza parlamentare. Ma le operazioni di voto che si apriranno alle 7 ora locale hanno tutte le caratteristiche di un referendum a favore o contro Benjamin Netanyahu conosciuto da tutti i suoi compatrioti con il soprannome di “Bibi”. Secondo gli analisti internazionali l’esito del voto sembra incerto. Netanyahu, 69 anni, da più di 13 anni al potere, è impegnato in una battaglia elettorale incerta per un quinto mandato con un avversario, un novizio in politica, come il generale Benny Gantz. Fino alla fine la campagna elettorale e’ stata acrimoniosa, i sondaggi hanno posto Likud, il partito di destra di Netanyahu, testa a testa con la lista dei centristi blu-bianchi dell’avversario Gantz. Ma, con trenta posti previsti ciascuno, entrambi rimangono lontani dalla maggioranza assoluta (61 su 120) e dovranno allearsi con altre formazioni per governare.

Le proiezioni sono più favorevoli a Netanyahu. Gli osservatori avvertono tuttavia della considerevole percentuale di indecisi che potrebbe far pendere la bilancia dall’una o dall’altra parte. Citano anche il rischio che alcune liste che si suppone siano associate al Likud non superino la soglia del 3,25 per cento dei voti richiesti per essere rappresentati nella Knesset. “A prima vista, il Likud ha una maggioranza“, dice Gideon Rahat, professore di scienze politiche, “ma potrebbe cambiare perchè i sondaggi non dicono realmente quale partito supererà questa soglia“.

 

La scheda di approfondimento:

GLI ELETTORI: Ogni cittadino al di sopra dei 18 anni ha il diritto di votare mentre l’età minima per candidarsi e’ 21. Gli elettori non votano direttamente per il premier (come avvenuto solo due volte nella storia dello Stato ebraico, nel 1996 e 1999) ma per un partito o una lista di più partiti.

LE OPERAZIONI DI VOTO: Contrariamente alla sua anima tecnologica (Israele e’ soprannominato la ‘Startup Nation’), le operazioni di voto sono ‘vecchio stile’: ci si reca al seggio, si presentano i documenti identificativi e si riceve una busta blu. Dietro uno schermo, e’ disposta una scatola con le schede di tutti i partiti candidati; si prende una di queste tessere, la si infila nella busta e, una volta sigillata, la si fa scivolare nell’urna;

LA DISTRIBUZIONE DEI SEGGI ALLA KNESSET: La soglia di sbarramento è del 3,25%. La distribuzione dei seggi e’ su base proporzionale, con seggi extra dati per ridistribuire i voti ricevuti dai partiti che non sono riusciti a entrare in Parlamento. Una volta conclusa l’operazione, la Knesset viene formata, ma manca ancora il premier;

LA RACCOMANDAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER AL PRESIDENTE: Tutti i partiti eletti hanno la facoltà di raccomandare al presidente – in questo caso Reuven Rivlin – il nome del candidato premier. La scelta cruciale è legata alla matematica: nessun partito, per quanto grande, riesce ad avere la maggioranza (61 seggi) per formare da solo il governo, quindi ha bisogno di stringere una serie di alleanze per formare una coalizione;

L’INCARICO DI FORMARE IL GOVERNO: Il presidente, una volta ricevute le raccomandazioni, da’ l’incarico al leader del partito che sembra avere le maggiori chance di formare il governo, colui cioe che gode del sostegno del maggior numero di parlamentari. Non c’e’ nessun obbligo di dare l’incarico al leader del partito più grande alla Knesset (è quello che successe nel 2009 a Kadima che pur essendo il partito con il maggior numero di seggi venne ‘scavalcato’ dal Likud di Benjamin Netanyahu che con il sostegno del blocco di destra godeva della maggioranza in Parlamento). Il presidente può raccomandare la creazione di un governo nazionale, con due partiti e la premiership a rotazione, ma non può imporlo;

LA FORMAZIONE DELLA COALIZIONE DI GOVERNO: Il candidato premier ha fino a 42 giorni per formare una coalizione (28 giorni più una proroga di altri 14 a discrezione del presidente); in caso non riesca a ottenere il sostegno della maggioranza (61), il presidente può dare l’incarico a un altro leader che a quel punto ha 28 giorni per tentare l’impresa, senza possibile rinvio. Se anche il secondo candidato premier dovesse fallire, una maggioranza di deputati può chiedere al capo dello Stato di indicare un terzo candidato che avrebbe a disposizione solo 14 giorni. In caso di ulteriore fallimento, ci sarebbe lo scioglimento della Knesset e nuove elezioni entro 90 giorni;

LA CONFERMA DELLA KNESSET: Una volta che il premier designato ha formato un governo, la coalizione deve presentare alla Knesset la sua composizione, il programma e la suddivisione degli incarichi. Ottenuta la fiducia dell’aula, premier e governo – il 35esimo d’Israele – giurano ufficialmente ed entrano in carica.

R.F.

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