Europee, dalla Sicilia parte il rinnovamento del Pd. Puzzolo: «La mia candidatura una vittoria per i dem»

Che la Sicilia sia un laboratorio politico lo si dice spesso. La Sicilia del cappotto di Forza Italia, zoccolo duro dell’elettorato di Silvio Berlusconi; la Sicilia dell’avanzata agguerrita del Movimento 5 stelle; la Sicilia che elegge un sindaco della Lega (ex Nord) in provincia di Catania. E la Sicilia che, per andare in area centrosinistra, approfitta del primo segnale di apertura offerto dal neo-segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti e si dimostra possibilista rispetto a volti nuovi da inserire nel Pd.

A scorrere la lista democratica nella circoscrizione Insulare, stupisce un nome mai sentito prima: Virginia Puzzolo, fino a prima della candidatura alle Elezioni europee 2019 politicamente anonima ma con un curriculum di tutto rispetto nella ricerca aerospaziale.

Virginia Puzzolo, com’è finita a candidarsi alle Elezioni europee?

«In verità è una storia anche simpatica. Da tempo penso che il momento che stiamo vivendo sia preoccupante. I governi sovranisti minano i valori su cui si basano le libertà democratiche, per esempio la libertà di stampa e l’indipendenza del sistema giudiziario. La notizia, di ieri, a proposito della rimodulazione delle competenze dalla procura di Agrigento da parte del ministro dell’Interno Matteo Salvini è un esempio di ciò a cui mi riferisco. Ho deciso, così, di impegnarmi in prima persona, con la consapevolezza di avere competenze in ambito europeo ed esperienza di gestione dei fondi da mettere a disposizione della Sicilia e della Sardegna. Lavoro in Commissione Europea, ma la neutralità di questa istituzione mi impedisce di supportare direttamente il territorio. Così ho pensato di passare dall’altra parte della barricata, al parlamento. Ho firmato il manifesto Siamo Europei dell’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e gli ho inviato una email. Lui mi ha risposto, e da lì è cominciato il percorso che mi ha portata qui oggi. Prima di adesso non avevo mai fatto politica».

Non è l’unica, nelle liste del Pd. Ci sono molti nomi di outsider…

«La differenza tra gli altri outsider nella lista siciliana e me è che io rappresento una vera parte civica. Io non ero nota a prescindere dal mio impegno politico: mi conosce chi ha lavorato con me e chi ha condiviso con me qualcuna delle mie passioni. Essere inserita in lista per me è stata una prima vittoria, e sono sicura che sia stata una vittoria anche per il Partito democratico. Sono stata la dimostrazione concreta di che il rinnovamento e l’apertura sono possibili».

Visto che, come abbiamo detto, la Sicilia è il laboratorio politico d’Italia, pensa che dai risultati di queste elezioni nell’Isola verranno fuori i nuovi assetti nazionali?

«Sì, sicuramente i risultati di queste Europee non stanno puntando a selezionare i profili migliori possibili da inviare a Bruxelles. Serviranno invece a definire i nuovi equilibri e i rapporti di forza tra i partiti politici nazionali. Il risultato della Lega in Sicilia e Sardegna sarà certamente significativo se visto nell’ottica delle prossime elezioni politiche. Per questo è importante che la lista Pd-SE sia capace di esprimere, in modo netto e chiaro, un’alternativa valida. E soprattutto che non si accontenti di sopravvivere».

 Nel suo programma parla di smart cities, energie rinnovabili, economia circolare. Perché ha scelto questi temi?
«Sono alcuni degli argomenti su cui penso che la Sicilia e la Sardegna possano esprimere delle opportunità sia per i nostri territori sia per la nostra capacità imprenditoriale. Inoltre, queste sono tematiche estremamente importanti a livello europeo: lì facilmente posso immaginare convergenze di interessi che partano dalle politiche europee e arrivino ai nostri bisogni territoriali. Non penso che si possa essere tuttologi, e mi candido innanzitutto perché ritengo di avere delle competenze che posso mettere al servizio dei cittadini siciliani, sardi e, più in generale, italiani. Io sono questa: conosco la ricerca e l’innovazione, il mondo delle start-up e quello della sostenibilità ambientale. So che in questi settori, così come in altri ad alto tasso d’innovazione, posso offrire un contributo originale e valido, specialmente in un contesto europeo. In ogni caso, per essere veramente efficaci, io ho intenzione sempre di avvalermi delle conoscenze tecniche specifiche degli esperti di settore. Chiaramente in modo partecipativo, perché secondo me questo è l’unico modo per essere veramente capaci di formulare delle proposte serie».

Rogero Fiorentino

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