Europee: sfida M5s, reggere per ‘pesare’ nel governo

E’ una doppia partita quella che il Movimento 5 Stelle gioca alle elezioni europee: non cedere troppo terreno rispetto alle ultime elezioni politiche; non permettere alla Lega di ‘sfondare’ e reclamare, cosi’, un diverso assetto nella composizione del governo. Le dichiarazioni dei due leader sembrano propendere per una soluzione incruenta, comunque vada. “Le Europee non cambiano la composizione del governo“, dice Luigi Di Maio. Se la Lega alle elezioni Europee prenderà piu’ voti del M5s “in Italia non chiederò mezza poltrona in più”, sottoscrive Matteo Salvini. Ma si tratta dei pochi punti su cui i due azionisti dell’esecutivo si trovano d’accordo in questi giorni di scontro al calor bianco, sui fronti più diversi: dal decreto sicurezza all’autonomia, passando per l’abolizione o revisione dell’abuso d’ufficio. “Alle elezioni Europee credo che il M5s meraviglierà e sarà determinante nel parlamento Ue, ma nessuna elezione europea ha mai modificato la composizione del governo italiano“, mette le mani avanti Di Maio per il quale le elezioni Europee risentono di un solo pericolo: “l‘astensionismo, che spero non ci sia quest’anno“. Per fare si’ che questo rischio non si ripresenti in futuro, il Movimento 5 stelle rilancia la riforma del voto estero, previsto nel contratto di governo: “La riforma del voto all’estero, prevista nel contratto di governo, e’ sempre piu’ urgente. Lo dimostreranno anche queste elezioni Europee.

Oggi e dopodomani gli elettori italiani voteranno negli altri Paesi dell’Unione Europea. Nel 2014 l’affluenza fu inferiore al 6% nonostante il lavoro immane di ambasciate e consolati. Se lo Stato vuole davvero garantire il diritto di voto ai milioni di cittadini italiani all’estero, deve riflettere sul potenziale della tecnologia. Il voto elettronico, già sperimentato in altri Paesi, offre una soluzione concreta”, dichiarano i pentastellati: “entro il 30 giugno alle commissioni competenti orientamenti e indicazioni in vista della discussione della riforma del voto all’estero. Ricordiamo che il sistema di voto delle Europee non prevede il voto per corrispondenza. In queste elezioni saranno circa 500 le sezioni allestite dai 44 uffici consolari impegnati per l’organizzazione del voto. Non crediamo che la soluzione sia estendere il voto per corrispondenza anche a queste elezioni“. Al di la’ delle parole, la soglia psicologica che consentirebbe al M5s e a al suo capo politico di non dover fare ‘l’analisi della sconfitta’ e’ quella del 20%. Nel frattempo, pero’, lo stato maggiore del M5s guarda a dopo il voto, quando si costituiranno i gruppi parlamentari a Strasburgo.

Mentre il Pd aderirà al gruppo dei socialisti europei, la Lega a quello dei sovranisti e Forza Italia al Ppe, i pentastellati non hanno alleati, il gruppo di riferimento a Strasburgo è tutto da inventare per loro: l’obiettivo di M5s è costituire un gruppo “ne’ di destra nè di sinistra, mettendo al centro i diritti delle persone e i diritti delle imprese“, spiega il capo politico del Movimento 5 Stelle. La possibilità che il Movimento 5 Stelle finisca per essere ininfluente, al momento del rinnovo dei vertici europei, è reale. Ragione che ha portato Di Maio a cercare l’abbraccio con una frangia dei gilet gialli, sperando di esportare in Europa il ‘modello’ M5s. Nella scorsa legislatura, i cinque stelle, assieme all’Ukip, hanno fatto parte del gruppo ‘Europa della liberta’ e della democrazia diretta’ (Efdd).

Ad oggi, gli interlocutori per la formazione di un nuovo gruppo sono il movimento polacco Kukiz’15, i croati di Zivi zid ed altre formazioni piu’ piccole. “I croati di Zivi Zid sembrano quasi noi“, aveva detto all’inizio della campagna elettorale il capo politico del M5s: “con un leader nato nel 1990”. Questo leader, di quattro anni piu’ giovane dello stesso Di Maio, si chiama Ivan Vilibor Sincic e nel 2011 aveva fondato ‘Alleanza per il cambiamento’, un gruppo di attivisti politici che si occupavano appunto di combattere gli sfratti e che nel 2014 avrebbero assunto il nome attuale, Zivi Zid. Oltre che dei croati di Zivi Zid, anche di finlandesi e polacchi. Kukiz’15 e’ il partito di destra (così l’ha definito il report Euroscope 2015 a cura del Sussex European Institute) fondato dalla rockstar Pawel Kukiz. Dopo l’attentato del 2016 a Nizza, Kukiz arrivò a proporre un referendum per chiedere ai cittadini polacchi se volessero accettare l’arrivo di migranti, ma già l’anno prima aveva manifestato alcune posizioni di chiusura nei confronti degli stranieri nel Paese. A stringere la mano al Movimento 5 Stelle c’e’ anche il gruppo finlandese Liike Nyt, che significa qualcosa come “Movimento Ora”: sono “liberisti”, ha spiegato Di Maio, ma soprattutto vedono di buon occhio la democrazia partecipata sulla falsariga di quanto propone il M5S con la sua piattaforma Rousseau.

Le decisioni che riguardano tutti noi vengono prese da una piccola cerchia di persone“, si legge sul sito di Liike Nyt, che per questo motivo vuole “creare una piattaforma per consentire il miglior processo decisionale“. Obiettivo? “Ascoltare coloro che finora non si sono interessati alla politica“. A giugno, quando il nuovo parlamento europeo si insedierà, si capirà se tutte queste forze politiche riusciranno ad aggregare almeno 25 parlamentari provenienti da un minimo di 7 Paesi, cosi’ come prevede il regolamento del parlamento di Strasburgo. 

R.F.

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