La Camera dice sì al Decreto crescita che ora passa al Senato

La Camera ha approvato la fiducia che il governo ha posto sul decreto legge crescita con 288 voti favorevoli, 181 contrari e 3 astenuti. Ora il testo passa all’esame del Senato

La mediazione sulla norma cosiddetta ‘Salva-Roma’ in senso ‘Salva-Comuni’, la proroga al 30 maggio del termine entro il quale le Regioni devono rideterminare la disciplina dei trattamenti previdenziali e dei vitalizi già in essere, il recepimento dell’accordo con tra Governo e Regione Siciliana sulle casse delle ex Province dell’isola, alcune norme sulle Regioni a statuto speciale, contributi agli enti locali tra cui Campione d’Italia e Alessandria, l’aumento delle facoltà assunzionali delle Regioni a statuto ordinario e dei Comuni virtuosi. Sono alcune delle novità per gli enti territoriali introdotte con il dl Crescita, su cui il Governo ha ottenuto la fiducia alla Camera. Il provvedimento è atteso al Senato, dove la prossima settimana comincerà l’esame per l’approvazione definitiva entro il 29 giugno. Nel corso del travagliato lavoro delle commissioni riunite Bilancio e Finanze di Montecitorio sono state apportate numerose modifiche al testo e sono state introdotte molte norme aggiuntive, tra cui quelle che assorbono le norme della pdl Fisco Ruocco-Gusmeroli. Tra queste, lo spostamento del termine di presentazione della dichiarazione Imu/Tasi dal 30 giugno al 31 dicembre (criticato dall’Anci).

Ma vediamo nel dettaglio le principali norme: SALVA-ROMA E SALVA-COMUNI Si è giunti infine a un compromesso sulla cosiddetta norma Salva-Roma.

Secondo il decreto Roma Capitale dovrà “promuovere le iniziative necessarie per ottenere l’adesione dei possessori delle obbligazioni City of Rome” in scadenza il 27 gennaio 2048, per 1,4 miliardi, “all’accollo del prestito obbligazionario medesimo da parte dello Stato”. La proposta prevede quindi che sarà lo Stato ad assumersi “gli oneri derivanti dal pagamento degli interessi e del capitale”, come era stato previsto inizialmente dal provvedimento. A tale scopo, nello stato di previsione del Mef viene istituito un fondo con 74,83 milioni per ogni anno dal 2020 al 2048. Viene comunque trasferita a Roma Capitale la titolarità dei crediti e del piano di estinzione dei debiti della gestione commissariale del Comune. Secondo l’idea, più volte ribadita dalla Lega, di intervenire anche a sostegno per gli altri Comuni in difficoltà, l’emendamento prevede anche che “per il concorso al pagamento del debito dei Comuni capoluogo delle Città metropolitane” venga istituito un fondo presso il ministero dell’Interno alimentato per gli anni 2020-2022 dai minori esborsi “eventualmente derivanti dalle operazioni di rinegoziazione dei mutui in essere con istituti di credito di competenza della gestione commissariale” del debito di Roma.

Per i Comuni capoluogo delle Città metropolitane in dissesto viene riconosciuto un contributo di 20 milioni nel 2019 e di 35 milioni annui dal 2020 al 2033 ai fini del concorso del pagamento delle rate in scadenza dei mutui contratte per spese di investimento. Secondo la norma, i Comuni con popolazione superiore a 60 mila abitanti e in dissesto finanziario dichiarato dopo il 2012 (e che hanno deliberato la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale) potranno ridurre del 5% gli importi dei contratti in essere (o quelli con procedura di affidamento già aggiudicati) aventi ad oggetto l’acquisto o la fornitura di beni e servizi, per tutta la loro durata residua. C’è anche una misura specifica per il Comune di Alessandria, al quale viene riconosciuto un contributo in conto capitale di 10 milioni annui nel 2020 e nel 2021. E’ stata poi inserita anche una previsione per permettere ai Comuni terremotati della provincia di Campobasso e della città metropolitana di Catania di approvare il rendiconto di gestione relativo all’esercizio 2018 entro il prossimo 31 luglio.

Si permette il rinvio di due anni dell’obbligo della tenuta della contabilità economico-patrimoniale per i Comuni con popolazione inferiore ai 5mila abitanti. Con riferimento all’esercizio 2019, i Comuni che si avvalgono della facoltà di rinviare la contabilità economico patrimoniale devono allegare al rendiconto 2019 una situazione patrimoniale al 31 dicembre 2019, secondo modalità semplificate determinate da un decreto del Mef, da emanare entro il 31 ottobre 2019. EX PROVINCE SICILIANE Si prevede di destinare alla Sicilia 140 milioni dalle risorse del Fondo di sviluppo e coesione 2014/2020, già assegnate alla stessa Regione, destinandoli al “concorso alla finanza pubblica a carico della Regione Siciliana per l’anno 2019; di destinare un contributo di 10 milioni di euro alla stessa Regione per il 2019, da portare in riduzione del concorso alla finanza pubblica di cui al comma 881 dell’articolo 1 della manovra; e poi di garantire l’impegno da parte della Regione a incrementare di 100 milioni, per l’anno 2019, l’importo di 70 milioni di euro annui da destinare ai Liberi consorzi e alle Città metropolitane del proprio territorio. Si tratta dei contenuti dell’addendum all’accordo di dicembre fra Governo e Regione Siciliana, concordato a maggio e inserito con un apposito emendamento nel decreto.

Le nuove norme prevedono anche deroghe che alla disciplina della contabilità pubblica per le ex Province dell’isola, così che possano predisporre i documenti contabili di chiusura degli esercizi pregressi e di programmazione per l’anno in corso. A tale scopo, i prevede che i Liberi consorzi e le Città metropolitane dell’isola, “in deroga alle vigenti disposizioni generali in materia di contabilità pubblica”, sono autorizzati a: approvare il rendiconto della gestione degli esercizi 2018 e precedenti, anche se il relativo bilancio di previsione non è stato deliberato; predisporre un bilancio di previsione solo annuale per l’esercizio 2019 (anziché triennale); utilizzare nel 2019, anche in sede di approvazione del bilancio di previsione, l’avanzo di amministrazione libero, destinato e vincolato per garantire il pareggio finanziario e gli equilibri; utilizzare le risorse pubbliche trasferite per la realizzazione di interventi infrastrutturali, tramite opportune variazioni di bilancio, in entrata e in uscita, per lo stesso importo, in sede di approvazione del bilancio di previsione 2019.

I lavori delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera sul decreto, durante l’ultima finestra per le modifiche che si è riaperta ieri, si sono prolungati sulla proposta che interviene sulla procedura di legittimità dei debiti fuori bilancio delle Regioni. La norma prevede che il Consiglio regionale “o” la Giunta debbano provvedere al riconoscimento dei debiti derivanti da sentenze esecutive (anche se tale riconoscimento, secondo una norma che non viene toccata, deve avvenire con legge del Consiglio). Critiche sono arrivate in particolare dai deputati Pd, per i quali in questo modo si potrà riconoscere un debito fuori bilancio senza passare dal Consiglio regionale. CAMPIONE D’ITALIA A decorrere dal 2019 al Comune di Campione d’Italia è corrisposto un contributo massimo di 5 milioni annui, per esigenze di bilancio, “con priorità per le spese di funzionamento dell’ente”.

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