Manovra: la plastic tax si dimezza. Incognita sui tempi

Dimezzamento della tassazione sulla plastica e marcia indietro sulla stretta per le auto aziendali. Sono questi i pilastri del pacchetto di modifiche alla Manovra a cui sta lavorando il governo. I correttivi dell’esecutivo sono stati scremati a meno di una cinquantina dalle duecento proposte iniziali dei ministeri ma sono ancora al vaglio della Ragioneria. Le priorità sembrano ormai chiare e vanno nella direzione di una sostanziale rimodulazione delle micro tasse che Italia Viva chiede di eliminare. Ad annunciare la retromarcia sulla contestata norma sul fringe benefit è stato il premier Giuseppe Conte.

Sulle auto aziendali dobbiamo fare ammenda: con umiltà ci siamo messi al lavoro per rimodulare la misura fino a svuotarne l’effetto negativo che potrebbe avere sul sistema produttivo“, ha detto Conte intervenendo alla conferenza dell’Aci. Dietrofront anche sulla plastic tax che, assicurano fonti di governo, sara’ sostanzialmente dimezzata. Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in audizione al Senato, ha assicurato che la misura sara’ rimodulata e sarà più graduale nel tempo.

Inizialmente la plastic tax era prevista al primo gennaio – ha spiegato Patuanelli – ho chiesto esplicitamente che fosse traslata almeno di sei mesi e adesso la rimoduliamo per allungarla nel tempo e limitarne l’introduzione nel primo periodo ad alcuni specifici prodotti che sono fortemente impattanti sull’ambiente e che riguardano per esempio le plastiche non riciclabili“.

La soluzione che sta mettendo a punto il governo dovrebbe prevedere la riduzione dell’imposta da un euro a 50 centesimi al chilogrammo e l’ampliamento della gamma di manufatti esentati dal prelievo con l’esclusione non solo dei compostabili ma anche di quelli che presentano una percentuale crescete di materiale riciclabile. In Senato si profila uno rinvio dell’approdo in Aula del testo, attualmente fissato a martedì prossimo, 3 dicembre. La commissione Bilancio ha proceduto con il vaglio delle ammissibilità a un’ulteriore scrematura dei 700 emendamenti segnalati dai gruppi, ma i lavori dovrebbero rimanere sostanzialmente fermi fino a venerdì prossimo quando è prevista la presentazione da parte del governo di un pacchetto di emendamenti. Se così sarà, considerando che i gruppi dovranno avere il tempo necessario per analizzare le proposte di modifica e per presentare i relativi sub emendamenti, è molto probabile che le votazioni non inizieranno prima della prossima settimana, nonostante il calendario della commissione preveda sedute anche per le giornate di sabato e di domenica venturi. In ambienti parlamentari non si esclude la possibilità che il lavoro sulla legge di bilancio venga chiuso direttamente a Palazzo Madama per evitare una terza lettura.

Tornando ai lavori è saltata la norma proposta dai 5 Stelle che puntava a introdurre una stretta per l’esercizio dell’attività odontoiatrica. La commissione ha dichiarato inammissibile la parte dell’emendamento, a prima firma Endrizzi, che prevedeva che dal 2022 gli studi odontoiatrici potranno essere solo società tra professionisti iscritti all’Albo, escludendo dal settore tutte le strutture organizzate con altre modalità in cui attualmente i proprietari possono non essere dentisti iscritti all’Albo. ‘Salvo’ invece il contributo di 500 euro annui per le cure odontoiatriche alle fasce piu’ deboli, ovvero con un reddito Isee fino a 25mila euro. Stop anche alle proposte di modifica di Lega e FdI che chiedevano il ripristino dello scudo penale per ArcelorMittal nella realizzazione del piano ambientale per l’ex Ilva. Si continua intanto a trattare anche sul decreto fiscale collegato che e’ stato oggetto di riunioni di maggioranza. I lavori procedono a rilento a Montecitorio (la commissione Finanze questa sera non si riunirà per il prolungamento della seduta dell’Aula sul decreto sisma, i lavori riprenderanno domani alle 9 e i nodi da sciogliere restano la stretta sugli appalti, che dovrebbe essere ammorbidita, e il carcere per gli evasori.

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