Su Alitalia il governo è chiaro: “nessuna soluzione”

Una soluzione per guarire Alitalia non c’è. Anche il governo ammette lo stop. La frenata di Atlantia, i dubbi di Lufthansa, la freddezza di Delta allontanano l’ipotesi di un salvataggio di mercato. “Stiamo valutando diverse opzioni, le dobbiamo valutare con attenzione. Certamente non è una proroga al consorzio che si stava costituendo perchè quella strada non c’è più“, scandisce il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in audizione in commissione Industria al Senato. “Al momento“, aggiunge, una soluzione di mercato non c’è“, perchè la ex compagnia di bandiera “ha una dimensione che in questo momento il mercato fa difficoltà ad accettare“.

La sintesi delle difficoltà la fa il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “E’ chiaro“, commenta, “che in questo momento non abbiamo una soluzione di mercato a portata di mano. In realtà questa e’ la soluzione preferita dal governo. Stiamo valutando proprio in queste ore, evidentemente, anche delle alternative“.

Per il momento non è ancora chiaro quali. Atlantia, come d’altronde il governo, preferirebbe portare Lufthansa e non Delta nel consorzio con Fs, ma resta ferma in attesa che si risolva il nodo della concessione autostradale. L’eventuale revoca, con lo stop al flusso di entrate, non consentirebbe alla holding della famiglia Benetton di impegnarsi a cuor leggero in Alitalia. I tedeschi continuano a ripetere che, in assenza di una ristrutturazione, possono pensare a una partnership commerciale con l’ex compagnia di bandiera ma non certo a impegnarsi direttamente nel capitale della newco. Delta resta ferma su un impegno di 100 milioni di euro per una quota del 10 per cento e starebbe tentando di coinvolgere anche Air France, sua alleata in Skyteam, nel progetto. Insomma, lo stallo è palese. E toccherà ora a Patuanelli fissare i nuovi tempi. Sullo sfondo si fa strada anche l’ipotesi di separare le attività di volo da quelle di terra. Ma il ministro ha escluso l’ipotesi di uno ‘spezzatino’. Deciderà dopo aver letto la relazione dei tre commissari straordinari cui dovrebbe essere riconfermato l’incarico, mentre sembra già tramontata l’idea di un supercommissario ad acta che pure si era fatta avanti nei giorni scorsi. Piuttosto fa riflettere l’elogio della vecchia Iri fatto dallo stesso ministro: “Da un lato ci si dice che dobbiamo difendere l’interesse nazionale, dall’altro quando si pensa all’entrata dello Stato in certe tipologie di produzioni, a nazionalizzazioni, ci si dice: ‘ma voi state tornando all’Iri’. Se serve sì“.

A crescere è sicuramente l’allarme tra i lavoratori cresce. E a farsene portavoce sono i sindacati che chiedono al governo di presentare “un vero piano industriale” e dicono no a qualsiasi ipotesi di ristrutturazione che non dia anche “garanzie per il futuro“.

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