Craxi, la figlia Stefania: “ipocrisia inaccettabile riconoscere il grande politico e nel contempo difendere mani pulite”

Mi fa piacere che dopo vent’anni di lavoro difficile, e a lungo in solitudine, la verità su Bettino Craxi si stia facendo strada e che molti abbiano trovato il coraggio di rendere testimonianza ad una storia a lungo dimenticata“. Parole di Stefania Craxi, fondatore della Fondazione dedicata al padre, alla vigilia dell’avvio delle iniziative per la commemorazione a Hammamet del ventennale della scomparsa del leader socialista.

Mancano ormai poche ore all’inizio della tre giorni di iniziative tunisine organizzate dalla Fondazione Bettino Craxi per commemorare il leader socialista a vent’anni dalla sua scomparsa e, oltre a alle centinaia di presenze previste dall’Italia, non mancherà la consueta e affezionata partecipazione del popolo tunisino e delle sue rappresentanze“. E’ quanto si legge in una nota della fondazione Craxi.Oltre alla presenza del Sindaco di Hammamet Moez Mrad – prosegue il comunicato – che riceverà venerdì pomeriggio alle ore 18.30 una delegazione della Fondazione, parteciperanno alla tre giorni di eventi e iniziative numerosi rappresentati politici, parlamentari e di governo della giovane Repubblica tunisina. Tra questi, Sami Ben Abdelaali, componente della Commissione Affari esteri del parlamento, il Ministro della Cultura Mohamed Zinelabidine, che rappresenterà ufficialmente il governo tunisino, che si recherà ad Hammamet sabato mattina alla Galleria “In Art” per partecipare all’inaugurazione della mostra fotografica “Craxi, Ambasciatore del Mondo” e il Ministro del Turismo Renè Trabelsi, la cui presenza è prevista per la commemorazione che si terrà domenica mattina, 19 gennaio, presso il cimitero cristiano di Hammamet, lì dove l’ex premier italiano riposa“.

La rivalutazione della figura di mio padre è naturalmente una cosa buona, ma deve essere a tutto tondo, non pelosa o strumentale. Per intenderci, è un esercizio ipocrita riconoscere Bettino Craxi come statista e contemporaneamente, però, difendere l’inchiesta Mani pulite, che fu, questo vorrei sentir dire, una persecuzione giudiziaria“. “Questo profilo -prosegue- la sinistra non l’affronta: né il Pd, né Renzi lo sanno riconoscere. Io dico: quanti altri decenni volete aspettare? Devono passare altri 30 anni? Occorrerebbe riflettere su un’intera fase storica più che su Craxi. E purtroppo, quest’anno si registra, a fronte della partecipazione delle istituzioni tunisine, l’assenza del governo italiano alle commemorazioni, quando in altri momenti, penso al governo Berlusconi, si giunse ad avere quattro ministri a Hammamet“.

Stefania Craxi ricorda i momenti più drammatici della parabola dell’ex presidente del Consiglio, compresa “la scena barbara” del lancio delle monetine fuori dall’hotel Raphael, “a cui dettero il loro contributo sia la destra che la sinistra“. “Ma bisogna ricordare –sottolinea- che il maggior ‘contributo’ a quella scena venne dai partecipanti al comizio, che c’era appena stato, di Achille Occhetto. Poi, certo, in quegli anni sia la Lega che la destra missina hanno concorso ma le responsabilità non sono pari a quelle della sinistra: non furono loro ad armare le Procure contro colui che aveva portato l’Italia a livelli di mobilità sociale, crescita economica e prestigio internazionale, che oggi non sono lontanamente immaginabili“.

 

Ad Hammamet fino a domenica si celebra il XX° anniversario della morte di Bettino Craxi (scomparso il 19 gennaio del 2000) e Stefania traccia un quadro politico e umano dell’ex leader socialista, come solo una figlia può fare.

Il suo rapporto con Bettino non è mai stato semplice. “Diciamo che avevamo un rapporto dialettico. Non era un carattere facile e forse non lo è neanche il mio”, spiega Stefania. “Craxi era un uomo tutto politico. Mi viene da sorridere quando mi chiedono di parlare della sfera privata di mio padre. Lui parlava solo di politica, era tutto per lui”. Bettino “era un personaggio eccezionale, sia dal punto di vista politico che umano. Aveva una grandissima umanità e non era affatto arrogante, nascondeva semmai una grande timidezza”. Un’umanità che partiva dalle piccole cose, secondo Stefania. “Non ho mai visto – sottolinea – mio padre sedersi a tavola prima di essersi assicurato che tutta la sua scorta stesse mangiando”. Un’umanità che “dimostrò anche quando le Br rapirono Moro. Craxi voleva salvarlo, altro che tattica come disse qualcuno. Ha sempre pensato che prima di tutto c’e’ l’uomo, la persona, poi i partiti e lo Stato”. Per questo “si e’ prodigato per tutti i rifugiati e i perseguitati politici, aiutò dissidenti sia di regimi comunisti che di regimi militari. Un aiuto politico ma anche finanziario, non chiacchiere”. Oggi l’Italia, a vent’anni dalla morte di Craxi, “è un Paese che non conta più nulla sullo scenario internazionale, che non ha una visione dei propri interessi da difendere nel mondo. E’ tornata ad essere un’Italietta”. E sono in molti, aggiunge Stefania, che dovrebbero chiedere scusa a Bettino: “Chiunque abbia avuto un ruolo negli anni ’80, abbia capito cosa sia successo ma non ha fatto nulla, ha il dovere di chiedere scusa a Craxi. Tutta l’Italia ha un dovere di riconoscenza per i servizi resi da Craxi al suo Paese e vanno messi sulla bilancia con gli errori eventualmente commessi”.

A proposito di errori, la figlia dell’ex leader socialista non si sottrae dall’indicarli. Il primo è quello di “essersi fidato dei comunisti, li portò nell’internazionale socialista e il giorno dopo lo pugnalarono alle spalle”. Ma non fu l’unico errore, ci fu ad esempio anche quello di avere ‘imbarcato’ personaggi ambigui: “Assolutamente, lui stesso disse di essersi pentito della fiducia data a gente che non la meritava. Ma fa parte del gioco della vita e gli uomini pubblici sono più esposti a questi rischi per ovvie ragioni”. La campagna di odio scatenata contro Bettino, comunque, “non fu spontanea ma artefatta, voluta dalla grande finanza internazionale e da alcuni grandi gruppi industriali italiani. Craxi non si mise al servizio di chi voleva che si svendessero le aziende di Stato e che la politica perdesse il suo primato a vantaggio dell’economia”. Quelli passati dalla morte di Bettino, saranno stati anche 20 anni di traversata nel deserto, ma secondo Stefania non sono stati inutili: “All’inizio mi hanno fatto male i muri che mi sono trovata davanti. Ma poi, quello che mi ha fatto piu’ piacere, e’ che sempre piu’ persone hanno capito chi è stato Craxi. E più passano gli anni, piu’ sono convinta che la storia dirà che e’ stato un leader che ha lavorato con lealta’ per suo Paese”. Se c’e’ un merito che la figlia di Bettino si riconosce “è quello di aver impedito, spesso anche irrisa da taluni amici, che la questione Craxi potesse venire malamente archiviata o che qualcuno, specie a sinistra, si lavasse la coscienza con poco, con qualche convegno pro-forma o qualche riga in un libro”.

E la figlia ritiene “un paradosso che la sua storia sia oggi rispettata di più nel centrodestra che nel centrosinistra”. Stefania, d’altra parte, rivendica con orgoglio la decisione di aver aderito a Forza Italia: “La mia scelta non è stata né solitaria né peregrina. Dal ’94 la gran parte dell’elettorato socialista vota centrodestra. E in questi anni, in questa parte politica, sono stata libera di condurre la mia battaglia per impedire che la storia di Craxi e del riformismo socialista fosse relegata nell’oblio”. Mentre “gli esponenti di questa sinistra o non hanno ancora fatto i conti con Craxi, oppure sono li’ a fare dei distinguo, ha trovare bizantinismi per non dire abbiamo sbagliato Abbiamo alzato il polverone del giustizialismo e dell’antipolitica di cui, ancora oggi, siamo vittime. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e’ ancora li’ a dire bisogna discutere… ma discutere cosa? Insomma, si vuole o non si vuole dedicare una via a Craxi nella citta’ che gli ha dato i natali?”. Resta il fatto, però, che Craxi era un leader socialista, quindi di sinistra. Avrebbe mai votato a destra? “Bisogna fare una precisazione. Nell’elezione a sindaco di Roma del 1993, disse che era un uomo di sinistra e quindi avrebbe votato il candidato del centrosinistra Francesco Rutelli invece di quello del centrodestra Gianfranco Fini. Ma quando ci furono le elezioni nazionali, l’anno dopo, Craxi disse a tutti i compagni socialisti di votare Forza Italia. Tanto è vero che nel 2001 mio fratello (Bobo Craxi, ndr) venne eletto in parlamento in quota FI”. E proprio sul rapporto con il fratello, che ha scelto di militare a sinistra nel Psi, Stefania taglia corto: “La mia battaglia su Craxi è stata ed è una battaglia politica, né personale né familiare“.

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