Conte lavora a nuovo dl da 25 miliardi

Si fa ancora più salato il conto del Coronavirus. Dopo aver esteso la serrata a tutti i servizi non essenziali, il decreto che il governo sta preparando per gli inizi di aprile dovrebbe avere un valore almeno pari al Cura Italia, varato a marzo: già in partenza ci si muove su una ventina di miliardi ma c’è chi ipotizza che servirà di più. Ecco perché il premier Giuseppe Conte, con il ministro Roberto Gualtieri, intensifica in queste ore i contatti a livello europeo. Il patto di stabilità è infatti sospeso, il deficit ora non è un problema. Ma per il futuro lo è il debito. Perché la zavorra non diventi troppo pesante, poter usare la leva dei fondi Ue, a partire dalla richiesta di attivare i Coronabond o un fondo di garanzia “adeguato”, è la priorità.

Nel giorno in cui la Germania stima un calo del proprio Pil di almeno un 5 per cento e Confindustria lancia l’allarme per una perdita di 100 miliardi al mese, Conte lavora per infrangere le resistenze dei leader del Nord Europa per ottenere almeno, se non i Coronabond, l’accesso all’utilizzo dei fondi del Mes senza condizioni o un altro fondo di vasta portata per aiutare la sanità e i cittadini degli Stati membri. È cruciale per l’intervento che il governo sta immaginando. Un “decreto aprile” – che dovrebbe essere varato al massimo entro metà mese – per sostenere imprese e famiglie come fatto a marzo, che potrebbe già contenere prime misure per la ripartenza come una spinta ai cantieri già finanziati e ristori per le aziende danneggiate.

Sul quadro economico in cui ci si muoverà, dirà qualcosa di più il Def atteso entro il 10 aprile: il governo ha già chiesto al Parlamento di autorizzare 25 miliardi in deficit e presto potrebbe arrivare una nuova richiesta di sforamento, ma bisogna muoversi con cautela anche perché incidere ancora sul debito potrebbe innescare ripercussioni sui mercati. Di qui la spinta, a tutti i livelli, per un intervento europeo. 

La presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen ha già messo sul tavolo 11 miliardi: sono fondi strutturali non utilizzati dall’Italia in passato che potranno essere usati senza vincoli. Ma è appena un inizio, di fronte a una frenata economica che si annuncia di entita’ mai vista dal dopoguerra. Conte ne parla con le opposizioni convocate a Palazzo Chigi dopo l’escalation di polemiche del fine settimana. Sulla gestione dell’emergenza Coronavirus riferirà giovedi’ in Parlamento, dove entro inizio maggio si dovrà convertire in legge il decreto Cura Italia, che accorpera’ tutte le misure economiche finora adottate.

Quel testo – come sollecitano anche i gruppi di maggioranza in una videoconferenza con il ministro D’Inca – sarà aperto ad alcune modifiche, ad esempio sul tema degli autonomi. Ma già si guarda oltre, all’intervento di aprile, che alcune fonti stimano tra i 15 e i 20 miliardi, ma che secondo altri potrebbe lievitare oltre i 25 miliardi. In quel decreto dovrebbero esserci un rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, per coprire le nuove aziende che hanno dovuto chiudere, un intervento per sostenere i Comuni, il possibile rinnovo dei congedi speciali, gli indennizzi per gli autonomi. 

L’entità delle misure dipenderà dalla durata dello stop di fabbriche e scuole. E si vedrà nei prossimi giorni anche quanti soldi ci sono in cassa, grazie a chi non ha approfittato dello stop delle tasse e la scorsa settimana ha pagato: non sono pochi, ha detto fiducioso il ministro Gualtieri. Il governo lavora anche a un ampliamento della Golden power: l’idea è proteggere da eventuali speculazioni tutte le aziende quotate in borsa, grandi e piccole. Ma si sta studiando l’intervento, atteso nei prossimi giorni, tenendo conto anche delle diverse sensibilita’ della maggioranza. 

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