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Confindustria sceglie Carlo Bonomi. Politica 'smarrita'

Carlo Bonomi sarà il trentunesimo presidente di Confindustria, il leader che gli industriali hanno scelto per la missione più difficile, la “sfida tremenda” dell’emergenza che il Paese e le imprese stanno oggi vivendo. Far ripartire il mondo produttivo richiederà anche di tarare il
confronto con “una classe politica che sembra molto smarrita”, che sembra non avere “idea della strada che deve percorrere il Paese”, e richiederà un ruolo di via dell’Astronomia “al centro del tavolo in cui la politica decide il metodo delle prossime riaperture delle attività economiche”.Carlo Bonomi

Non è il giorno per un attacco al Governo, così come “non è il momento di gioire”, dice, per il ruolo che si appresta ad assumere: Bonomi accenna alla politica ed alla gestione dell’emergenza solo parlando a porte chiuse, agli industriali che subito prima lo hanno designato successore di Vincenzo Boccia. Come presidente di Assolombarda non è stato tenero con il Governo, come futuro presidente di Confindustria conferma una linea dirompente, come era attesa. Alzare la voce non è per nulla il suo stile, essere netto ed incisivo si: “Credo che la strada di far indebitare le imprese non sia la strada giusta” dice delle misure di sostegno messe in campo. E sottolinea la mancanza di un metodo, dallo strumento “anacronistico” dei codici Ateco per individuare le attività essenziali da tenere aperte alla “proliferazione” dei
comitati di esperti che “dà il senso che la politica non ha capito, non sa dove andare”. Una politica, dice, che ha esposto gli imprenditori “ad un pregiudizio fortemente anti-industriale che sta tornando in maniera molto importante in questo Paese. Io veramente non pensavo più di sentire l’ingiuria che le imprese sono indifferenti alla vita dei propri collaboratori”.

La frecciata è anche ai sindacati: “Sentire certe affermazioni mi ha colpito profondamente”. E la linea che si preannuncia non è solo sull’attualità dell’emergenza Covid-19, è anche quella di una chiara distanza dalla politica di “provvedimenti come il reddito di cittadinanza e quota 100”, di “aver smontato Industria 4.0”, cose che hanno “vanificato” gli sforzi fatti sulla via della ripresa dopo la crisi del 2008.

Con il lockdown la designazione di Bonomi alla presidenza di Confindustria è arrivata con il voto a distanza del Consiglio Generale, tramite una piattaforma informatica. Il consenso è molto ampio, conferma che non ha mai avuto rivali: vince con 123 voti la sfida con Licia Mattioli, che ne ottiene 60. Per l’elezione si dovrà ora attendere il voto in assemblea il 20 maggio, anche se non è mai accaduto che si sia smentito il voto di designazione. Agli imprenditori di tutte le articolazioni di Confindustria il futuro presidente promette “ascolto”, chiede e garantisce “molta dedizione, molta passione civile”, “l’impegno di tutti”: è quello che “gli anni che abbiamo di fronte richiederanno”, come avvenne negli anni di ricostruzione del dopoguerra. E agli industriali dice: “Insieme dobbiamo cambiare l’Italia”.

Un cambiamento che parta dall’interno (“Dovremo cambiare anche noi imprese se vogliamo che cambi il Paese”) e che guardi a quelle
riforme da sempre invocate, spesso invano, da via dell’Astronomia: “Abbiamo una grande occasione, in un momento molto drammatico forse abbiamo l’occasione di fare quelle modifiche strutturali di cui il Paese ha bisogno”. Ora “unità, compattezza”: è ricorrente nei commenti dall’interno del sistema di rappresentanza degli industriali, dalle categorie e dal territorio.

Il voto che ha designato Bonomi non segna più la netta spaccatura che era stata evidente evidente nelle ultime due elezioni, decise da una manciata di voti, nel 2012 quando Giorgio Squinzi ha superato Alberto Bombassei (93 a 82) e nel 2016 quando Vincenzo Boccia è prevalso su Alberto Vacchi (100 a 91). Anche da Boccia, che a maggio lascerà la presidenza alla fine di un mandato che per statuto non è rinnovabile, arriva l’invito a “riscoprire i valori fondamentali dello spirito di comunità di Confindustria” con l’auspicio che il suo successore “sia il presidente della ricostruzione dell’economia del Paese”.

P.R.

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