Il Cura Italia, il primo dei decreti messi in campo dal governo per affrontare l’emergenza non solo sanitaria ma anche economica legata al coronavirus, è finalmente legge. La Camera l’ha approvato ieri sera, con 298 sì, 142 no e 2 astenuti.

Il governo renderà ora il parere sui 342 ordini del giorno presentati al testo. La ripresa della seduta è prevista già da questa mattina con l’esame degli odg. A seguire ci saranno dichiarazioni di voto ed il voto finale e definitivo sul testo, previsto nelle prime ore del pomeriggio. L’approvazione tramite fiducia posta dall’Esecutivo sullo stesso testo arrivato dal Senato è stata una mossa decisamente non apprezzata dalle opposizioni che addirittura, per voce del vicepresidente dell’aula, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, ammoniscono che “non si può consentire con la scusa del coronavirus l’interruzione delle libertà costituzionali, se l’emergenza non è condivisa diventa dittatura”.

Non sono una sorpresa le critiche che arrivano dalla Lega (“autonomi, artigiani e partite Iva sono nella disperazione più totale anche perché si sono trovati davanti una muraglia di carte da firmare per vedere 600 euro, la cassa integrazione non è ancora arrivata e nel frattempo avete anche lasciato via libera alla criminalità organizzata”, dice Giuseppe Bellachioma), mentre fa più rumore il secco no (“non nel nostro nome”) pronunciato dalla forzista, anche lei vicepresidente, Mara Carfagna: “Il voto di FI al ‘Cura Italia’ è un no al merito e al metodo, perché la responsabilità della gestione della crisi, la responsabilità del futuro, graveranno per intero sulle spalle del governo, davanti all’Italia e alla storia. Il quadro in cui si è mosso l’esecutivo di Giuseppe Conte è quello della superficialità e dell’isolamento”.

Composto di 127 articoli, il decreto-legge Cura Italia stanzia i primi 25 miliardi, 3.5 dei quali per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale, per la ripartenza, a sostegno di lavoratori e imprese, con interventi con i 600 euro per gli autonomi, la sospensione di adempimenti fiscali e contributivi, il funzionamento della pubblica amministrazione e degli enti territoriali. Le risorse impiegate sono in gran parte reperite mediante l’emissione di titoli di Stato autorizzata con lo scostamento di bilancio approvato dalle Camere. A giorni è atteso il secondo decreto, quello giù ribattezzato ‘decreto Aprile‘.

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