Un crollo del Pil dell’8 per cento, con una perdita nominale di oltre 126 miliardi, uno sforamento del deficit al 10,4 per cento quest’anno (scenderà al 5,7 per cento l’anno prossimo) e un debito pubblico che schizza al 155,7 per cento nel 2020 per poi ridursi al 152,7 per cento nel 2021. E’ un quadro macroeconomico da scenario postbellico quello fotografato dal Def varato dal governo che ha approvato anche la richiesta al Parlamento per un extra deficit di 55 miliardi (24,85 miliardi di euro nel 2021) per finanziare il nuovo decreto di aprile e disinnescare gli aumenti Iva e accise da 20,1 per il prossimo anno. Un documento ‘light‘ che si limita ad aggiornare le stime tendenziali solo per il biennio 2020-2021 tenendo conto dell’impatto della crisi e delle chiusure delle attività per poi rinviare l’aggiornamento programmatico alla fine dell’emergenza sanitaria.

Il Covid, il ‘cigno nero‘ della crisi epidemica, si è abbattuto sull’economia italiana arrestando la già fragile ripresa che avrebbe consentito di raggiungere la previsione di crescita annua dello 0,6 per cento formulata nella Nadef di settembre 2019. La perdita di prodotto sarà recuperata solo in parte il prossimo anno quando la crescita si fermerà al 4,7 per cento, nel caso in cui non si verifichi una nuova ondata di contagi che porterebbe una contrazione media più accentuata del 10,6 per cento in media d’anno sui dati grezzi, ma anche un effetto di trascinamento negativo sul 2021. L’impatto negativo di otto settimane di lockdown sul Pil è già di 6,9 punti percentuali, otto punti in termini di spesa delle famiglie. Ed è destinato a prolungarsi nei mesi a venire con un regime di distanziamento sociale e rigorosi protocolli di sicurezza che andranno avanti “per alcuni trimestri”.

I consumi privati registreranno un crollo del 7,2 per cento nel 2020 per poi recuperare e tornare a crescere del 4 per cento nel 2021 mentre i redditi da lavoro dipendente nel corso dell’anno dovrebbero registrare una contrazione del 5,7 per cento. Si prospetta un crollo del 12,3 per cento, degli investimenti nel 2020. A picco anche l’export che nell’anno in corso registrerà una flessione del 14,4 per cento mentre le importazioni si contrarranno del 13 per cento. Il tasso di disoccupazione salirà all’11,6 per cento nel 2020 per poi scendere all’11 per cento nel 2021. La pressione fiscale, nello scenario a legislazione vigente che non tiene conto della disattivazione delle clausole di salvaguardia che ridurrà il peso del fisco, è prevista in rialzo dal 42,4 per cento del 2019 nel 2020 al 42,5 per cento del Pil, e ulteriormente nel 2021 al 43,3 per cento del Pil.

Al netto della bonus degli 80 euro mensili, innalzato a 100 euro per i soggetti con reddito complessivo lordo fino a 28 mila euro, il peso del fisco dovrebbe passare dal 41,9 per cento del 2019 al 41,8 per cento nel 2020 per raggiungere il 42,5 per cento nel 2021. Il governo stima di incassare dalle privatizzazioni e da altri proventi finanziari oltre 3 miliardi, lo 0,2 per cento del Pil, all’anno nel biennio. Il quadro tendenziale viene giudicato compatibile con le regole Ue e non si prospettano deviazioni significative: nel 2020 il saldo strutturale è previsto deteriorarsi di circa 1,7 punti, per poi migliorare nuovamente di 0,6 punti percentuali nell’anno successivo.

Sono sette i pilastri del dl aprile che il governo ha in cantiere e dovrebbe varare entro la prossima settimana, dopo il via libera del Parlamento allo scostamento di bilancio atteso per il 29 aprile: salute e sicurezza, credito, liquidità e capitalizzazione imprese, sblocco dei pagamenti della p.a, lavoro e inclusione, enti territoriali, fisco e ristori, interventi per i settori più colpiti. Il pacchetto di misure è stato oggetto di confronto tra i capigruppo di maggioranza e i ministri D’Incà e Gualtieri e nei prossimi giorni sono in programma nuove riunioni per approfondire le le proposte avanzate dai capigruppo sui temi del lavoro, enti locali e aiuti alle imprese. Il governo sta valutando di destinate alle modifiche parlamentari un plafond di 1 miliardo. La maxi manovra vede in campo Cdp a cui saranno destinati fondi per circa 40 miliardi, che peseranno sul fabbisogno ma non sull’indebitamento netto, per consentirle di entrare nel capitale di aziende strategiche in crisi per l’emergenza, di tutte le dimensioni, per evitare eventuali scalate ostili da parte di investitori stranieri, sfruttando la maggiore flessibilità delle norme europee in materia di aiuti di Stato. L’operazione, ancora allo studio, potrebbe così avvicinare la Cassa al modello tedesco di Kfw. Altri 30 miliardi, che non andranno a incidere sul disavanzo, saranno necessari per finanziare le garanzie sui prestiti alle imprese avviate con il decreto liquidità.

Il decreto stanzierà anche nuove risorse, circa 4 miliardi, per il potenziamento della Sanità e della Protezione civile. Alla Salute dovrebbero essere destinati 2,3 miliardi: 2 miliardi per il potenziamento della terapia intensiva, 1,5 per l’assistenza domiciliare, e 250 milioni per le assunzioni e gli specializzandi.

Alla Protezione civile arriveranno 1,5 miliardi, 130 milioni andranno al comparto sicurezza e 90 milioni alla Difesa. Allo studio l’azzeramento dell’Iva su tutti i dispositivi di protezione individuale, quindi mascherine e guanti. L’intervento dovrebbe costare 274 milioni. E potrebbe essere rifinanziato con 200 milioni anche il credito d’imposta per le spese di sanificazione già previsto dal decreto Cura Italia. Per rifinanziare la Cig serviranno 13 miliardi e altri 2 per l’allungamento della Naspi e della discoll. Circa 7 miliardi saranno messi in campo per prorogare per due mesi il bonus per gli autonomi che passerà da 600 a 800 euro. Mentre 500 milioni serviranno per rinnovare i congedi parentali e i bonus baby-sitter. Il governo studia la possibilità di un indennizzo o di ricorrere alla Naspi per colf e bandati rimaste esclusi dalle tutele. Oltre 10 miliardi arriveranno per le imprese, tra indennizzi diretti e ristori per affitti e bollette. Circa 12 miliardi serviranno per anticipare i pagamenti alle imprese credittrici della pubblica amministrazione. Per il reddito di emergenza, ancora oggetto di scontro nella maggioranza, la dote dovrebbe ridursi a circa 1 miliardo e il sussidio dovrebbe essere di 500 euro per due mesi per una platea di 1 milione di beneficiari. Sembra confermato il rinvio al 2021 della sugar e della plastic tax, misura che costa 199 milioni di euro.

Il governo studia inoltre un nuovo pacchetto di misure urgenti per la semplificazione delle procedure amministrative nei settori degli appalti, dell’edilizia e del commercio.

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