Fase 2: È scontro governo-regioni sulle competenze

“Lo Stato deve garantire la salute, bisogna agire nel dettato costituzionale, a seconda delle competenze che ha lo Stato e a quelle che competono alle Regioni“: l’appello del ministro per gli Affari regionali Boccia nella riunione sulla fase due con i presidenti di regione si è scontrato con la richiesta da parte dei governatori del centrodestra di agire in un quadro normativo diverso da quello attuale.

Nella fase uno – il ragionamento condiviso da parte dei presidenti di regione del centrodestra – il potere è rimasto alla macchina centrale ma ora reclamiamo la possibilità di muoverci a seconda delle situazioni territoriali. Il confronto è sulle ordinanze, ovvero sul l’eventualità o meno che confliggano con la Costituzione. Nulla da dire da parte del governo se vanno nella direzione di misure più restrittive ma se puntano all’allentamento delle misure e non sono coerenti con il Dpcm allora la strada è quella della diffida e dell’impugnazione, la linea dell’esecutivo. Non vorrei – ha spiegato il ministro – ritrovarmi a fare dei rilievi. Se succede che il contagio risale – il ragionamento di Boccia – ognuno dovrà tenerne conto, la responsabilità è di tutti. Confronto acceso quindi, con il governatore della regione Veneto Zaia che avrebbe sottolineato come tra deroghe e permessi dei prefetti già le maglie si sono allargate. Zaia, per esempio, avrebbe difeso la possibilita’ di permettere ai veneti di recarsi nelle seconde case per la manutenzione delle abitazioni.
La Campania (era presente il vicepresidente della Giunta regionale Fulvio Bonavitacola) ha chiesto di non fare confusione mentre il presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini avrebbe mediato.
Sulle posizioni del governo anche il presidente della regione Lazio Zingaretti che avrebbe in ogni caso fatto presente il fatto che ci sono tante zone dove il numero dei contagi è prossimo allo zero. E’ la tesi della ‘differenziazione’ a livello regionale sposata anche da Boccia ma solo dal 18 maggio e solo se la curva del contagio non si rialzerà.

Il governatore dell’Abruzzo Marsilio (in foto) avrebbe annunciato che da domani, grazie ad un accordo con Poste italiane, verranno recapitate un milione e mezzo di mascherine (tre per famiglia) ai cittadini della propria regione. Il presidente della Lombardia, Fontana, ha posto l’accento sui trasporti, altri sulla necessità di sanificare gli ambienti di lavoro e sull’importanza che il governo tuteli gli italiani nell’emergenza economica. Ora sarà il ministro della Salute Speranza a spiegare ai presidenti di regione quali saranno i prossimi strumenti di monitoraggio del contagio da coronavirus.

Per il governatore ligure Giovanni Toti, “il fatto che il Governo possa decidere un trattamento identico su materie per le quali le Regioni hanno la competenza legislativa talvolta esclusiva certamente sempre concorrente è una cosa che non sta nè in cielo nè in terra. Non è un attacco politico al Governo, è un’esigenza reale di trattare territori anche diversi in modo diverso” ha sottolineato Toti ribadendo la presa di posizione delle Regioni che hanno emanato ordinanze regionali migliorative del Dpcm. “Si poteva in qualche modo concordare, ma tutti quanti non hanno alzato neanche un sopracciglio nella fase 1 dell’epidemia, quando c’era un’esigenza impellente di conculcare diritti costituzionali ai cittadini, perchè il diritto alla salute è costituzionale ma – ha concluso – lo è anche la libertà di movimento, di culto e di impresa“.

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