Giornata Mondiale della Libertà di Stampa: l’allarme di Reporter senza frontiere

“Stiamo entrando in un decennio decisivo per il giornalismo. Anche a causa della crisi del coronavirus”. Christophe Deloire, segretario generale di Reporter senza frontiere (Rsf), ha commentato con queste parole la pubblicazione di un nuovo rapporto sulla libertà di stampa. Documento che contiene la classifica mondiale aggiornata delle nazioni più virtuose dal punto di vista del diritto ad informare e ad essere informati: il World Press Freedom Index 2020. Presentato a ridosso della Giornata mondiale della libertà di stampa, che si celebra oggi, 3 maggio, in tutto il mondo.

L’edizione 2020 del rapporto suggerisce infatti che i prossimi dieci anni saranno fondamentali per la libertà di stampa, per via di una serie di crisi convergenti. Una crisi geopolitica, dovuta all’aggressività di regimi autoritari nei confronti dei giornalisti. Una crisi tecnologica, per cui l’assenza di una regolamentazione adeguata nell’era della comunicazione digitale ha creato il caos delle informazioni. Propaganda, pubblicità e giornalismo sono infatti in diretta concorrenza. E infine una crisi economica che ha causato l’impoverimento del giornalismo di qualità.

Concause di una situazione a cui si è aggiunta l’emergenza sanitaria mondiale. Infatti “alcuni aspetti della pandemia minacciano il diritto delle persone di avere a disposizione informazioni affidabili. Il che rappresenta un fattore aggravante”, ha aggiunto Deloire.

Troppe nazioni, infatti, hanno preferito censurare le informazioni riguardanti il coronavirus. È il caso, specifica Rsf, della Cina (al 177esimo posto su 180) e dell’Iran (173esimo) che hanno preferito “gestire” le informazioni riguardanti i loro principali focolai dell’epidemia. Allo stesso modo, in Iraq (162esimo) le autorità hanno revocato la licenza all’agenzia di stampa Reuters per tre mesi. Rea di aver pubblicato un articolo interrogandosi sulla veridicità delle informazioni ufficiali fornite sui contagi.

L’emergenza sanitaria ha offerto ai governi autoritari l’opportunità di attuare quella che Rsf chiama “dottrina dello shock”. Per sfruttare il disorientamento dei cittadini, al fine di imporre misure che sarebbe impossibile attuare in tempi normali. Come quelle volte ad impedire ai giornalisti di svolgere il loro ruolo di “quarto potere”. È proprio per tutelare il lavoro dei reporter, a maggior ragione vista la mole di informazioni che servono per leggere l’oggi, che il vicedirettore generale della divisione Comunicazione e informazione dell’Unesco, Moez Chakchouk, ha sottolineato l’importanza di garantire loro sicurezza durante la pandemia. “Sono gli stati – ha spiegato il dirigente – a dover porre i giornalisti in condizioni tali da poter lavorare sulla crisi sanitaria e sulle sue implicazioni sociali senza correre rischi, in conformità con le norme internazionali sulla libertà di espressione”.

Rsf sottolinea che una persona su due nel mondo non ha accesso ad una libera informazione. Nonostante quest’ultima “garantisca l’esistenza di tutte le altre libertà”, osserva Deloire. L’Europa continua a essere, invece, il continente nel quale è più facile esercitare il mestiere di operatore dell’informazione. Anche il Vecchio Continente, però, ha le sue ombre: “A Malta (81esima), diventata un’isola strategica per i traffici transnazionali delle mafie, Daphne Caruana Galizia è stata uccisa per aver descritto un sistema di riciclaggio di denaro sporco. In Slovacchia (nonostante il 33esimo posto) Ján Kuciak è stato assassinato per le sue inchieste che hanno fatto emergere sia le infiltrazioni della ‘ndrangheta che gli interessi criminali legati ai fondi europei per l’agricoltura”, ricorda Lorenzo Frigerio, coordinatore di Libera Informazione.

Per quanto riguarda l’Italia, il nostro paese passa dalla 43esima alla 41esima posizione. Nell’analisi di Reporter senza frontiere viene però posto l’accento sugli oltre 20 giornalisti costretti a vivere sotto la protezione delle forze dell’ordine a causa delle minacce ricevute. Inoltre, nel novembre del 2019, in Campania, il giornalista Mario De Michele ha rischiato di essere ucciso in un attentato di matrice camorristica a seguito di un’inchiesta che stava conducendo. E “ci sono stati anche casi di violenza fisica e verbale nei confronti di giornalisti da parte di gruppi appartenenti all’ala neofascista”, sottolinea Rsf.

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