Il nodo migranti spacca la maggioranza, Italia Viva sul piede di guerra

La maggioranza si spacca sulla regolarizzazione dei migranti. Italia viva è in pressing, con la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova che arriva a minacciare le dimissioni. Matteo Renzi sposa in pieno la battaglia della ‘sua’ ministra e garantisce che Iv “non cerca consensi” ma fa proposte per il Paese, rivendicando la “coerenza” del suo partito rispetto ad altri. Ma i 5 stelle di intervenire sulle regolarizzazioni non ne vogliono sentir nemmeno parlare.

Sul punto è categorico il capo politico Vito Crimi: “Le ipotesi in campo riguardano la possibilità di concedere permessi di soggiorno temporanei per gli immigrati irregolari. Questo non aiuta l’emersione del lavoro nero, anzi lo fa aumentare. Non accetto i permessi di soggiorno temporanei”, scandisce. A favore della regolarizzazione, però, si schierano anche Pd e Leu, lasciando ‘isolati’ nella maggioranza i 5 stelle, unici ad opporsi. Tuttavia ambienti pentastellati spiegano che quella espressa oggi da Crimi non è una posizione di rottura. Il principio è che il comparto agroalimentare, che necessità di manodopera, va sostenuto. Al contempo, bisogna contrastare il fenomeno del caporalato, sfruttamento e rischio emarginazione. Ma una regolarizzazione per tutti, senza limiti, non viene considerata la soluzione. Bisogna invece trovare attraverso la mediazione una soluzione che leghi il permesso di soggiorno al contratto di lavoro e dunque alla regolarizzazione. Contro quella che viene definita “una sanatoria” si schierano Lega e Fratelli d’Italia.

Tocca al premier Giuseppe Conte gettare acqua sul fuoco e mediare. E garantisce: “Non esiste alcuna ostilità nei confronti di un partito di maggioranza”. Per Conte Italia viva sta “offrendo utili contributi al fine di definire un programma di interventi che non si limitino a rimediare agli effetti negativi dell’epidemia ma che pongano le basi per una pronta ripresa del tessuto produttivo”. 

Fallito anche il nuovo tentativo di mediazione tra Bellanova, la titolare del Viminale Luciana Lamorgese, il ministro del Sud Giuseppe Provenzano e la ministra del Lavoro, la pentastellata Nunzia Catalfo. Si tenterà nuovamente domani di sciogliere i nodi e trovare una quadra. Sempre domani, una delegazione di Iv (dovrebbero essere i capigruppo) sarà ricevuta da Conte. 

Al di là delle divisioni interne alla maggioranza il fronte a favore di una regolarizzazione, almeno dei braccianti, è ampio. Anche Papa Francesco ha rivolto un appello affinché si restituisca dignità ai braccianti, pur senza entrare nel merito della discussione politica. E il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, si unisce all’appello del Pontefice. La richiesta di regolarizzazione arriva anche dai sindacati. Ma la maggioranza, per il momento, fatica a trovare una difficile intesa. Uno stallo che spinge la ministra Bellanova a minacciare le dimissioni: quella sulla regolarizzazione “non è una battaglia strumentale per ottenere consenso”, premette. Ma se la norma non viene inserita nel decreto maggio, avverte, “sarà un motivo di riflessione sulla mia permanenza al governo. Non sono qui per fare tappezzeria”, mette in chiaro la ministra Iv.

Ma il muro innalzato dai 5 stelle non cede: “Le sanatorie hanno nomi e cognomi precisi. Una si chiama Bossi-Fini e l’altra Maroni: azioni che vanno dunque associate alle politiche delle destre estreme. Vedere il migrante come un numero è una politica che non ci appartiene. Inoltre questa regolarizzazione del lavoro nero non risolve il problema di quella presunta carenza di lavoratori agricoli”, spiega il sottosegretario M5s Carlo Sibilia. Posizione, quella pentastellata, definita “sconcertante” da Italia viva. 

Anche il Pd si schiera a sostegno della regolarizzazione, non solo dei braccianti ma anche di colf e badanti: “La considero una scelta necessaria”, afferma Maurizio Martina. “E’ la cosa giusta, non manchi il coraggio di farla”, esorta il dem Matteo Orfini. Sulla stessa linea Leu, che con il capogruppo alla Camera parla di “atto di civiltà” che “può consentire una lotta vera e non a parole contro il lavoro nero e la schiavitù del caporalato, oltre ad essere fondamentale anche in tema di sicurezza sanitaria”, spiega Federico Fornaro, che stigmatizza la “propaganda becera di una destra capace solo di fomentare paure e alimentare drammatiche guerre tra poveri”. Ma nel centrodestra Lega e FdI fanno quadrato contro ogni ipotesi di “una maxi sanatoria” e promettono battaglia. “Sarebbe solo un premio all’ illegalità”, dice Matteo Salvini, che giudica “gravissimo” che un ministro su questo tema minacci le dimissioni. Categorica anche la posizione di FdI: “Solo un governo da barzelletta, mentre l’Italia è in ginocchio, può considerare una priorità una sanatoria generalizzata degli immigrati. Fratelli d’Italia farà di tutto per fermare questa oscenità”, sostiene il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida. Contraria alla regolarizzazione Forza Italia, che con Mariastella Gelmini boccia “sanatorie a pioggia. Non è il momento”.

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