Effetti dl Rilancio, Provenzano ammette la vera necessità: “Ora mettere i soldi in tasca presto”

L’Italia che esce dal lockdown e prova, dal 18 maggio, a ripartire è un Paese segnato dai lutti, ma “più sicuro di sè“.

Lo spiega il ministro per il Sud e la Coesione Economica, Peppe Provenzano, in una intervista. “Può sembrare paradossale, in giorni ancora difficile di grande incertezza sul futuro, ma è così. Nell’emergenza il senso di responsabilità degli italiani è stato straordinario. A Nord e a Sud. La pandemia ha fatto giustizia di tantissimi luoghi comuni, a partire da quello di un popolo italiano totalmente refrattario all’osservanza delle regole. Ci portiamo dietro un senso di solidarietà concreta, simboleggiata dai pazienti di Bergamo o di Brescia accolti negli ospedali di Bari e Palermo: una realtà ben diversa, rispetto agli stereotipi e ai rigurgiti di razzismo che inquinano il dibattito tra Nord e Sud da decenni e con cui ancora abbiamo a che fare“. E dopo la grande paura, c’è la speranza di poter ricominciare a vivere, sebbene in modo diverso da prima: “Ora ripartiamo, con gradualità e con cautele necessarie sul fronte sanitario, consapevoli che adesso la priorità è affrontare la crisi economica e sociale”, sottolinea il ministro che, per le deleghe che gli sono assegnate, si trova in trincea in questo lavoro di ripartenza: “Se la crisi sanitaria ha colpito soprattutto le Regioni più sviluppate, la ricaduta economica e sociale ha inevitabilmente riguardato tutto il Paese e al Sud si somma a fragilità strutturali. L’Italia deve rialzarsi, e per farlo, aggiungo io, deve sanare le sue fratture sociali e territoriali. Non sarà semplice, ma fin qui, tra Cura Italia e decreto Rilancio, abbiamo davvero fatto il possibile. Whatever it takes“, rimarca il ministro Provenzano. 

L’accordo sul dl rilancio, tuttavia, è stato tutt’altro che un passaggio scontato. “E’ stata una battaglia difficile, lo scontro che c’è nel paese su questi temi si è riversato nel Governo. Con Teresa Bellanova abbiamo tenuto una posizione netta. Molto si deve all’equilibrio di Luciana Lamorgese e del Vice Ministro Matteo Mauri, che vorrei ringraziare. Io non esulto, per me è stato un atto minimo di civiltà. Mi spiace non ci sia stato lo spazio politico di fare di più, ma penso sia un buon risultato, nelle condizioni date. L’ultima notte ho chiamato Crimi e abbiamo chiarito meglio alcuni aspetti per molti di noi già chiari, e cioè che i caporali o chi si macchia dei reati più gravi sull’immigrazione è escluso dal processo di regolarizzazione. Era troppo importante il tema per piantare bandierine. Per questo non mi sono mai alzato da quel tavolo. Leggevo anch’io dichiarazioni che non mi piacevano, ma se devi fare un accordo con qualcuno non mi pare che la strategia migliore sia insultarlo. Il compromesso è onorevole. Sta passando un messaggio errato, e ciò che si prevedono solo 6 mesi di permesso temporaneo. Non è così. Con un contratto di lavoro si ottiene un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, e se scade il contratto c’è un anno di tempo per trovarsi un lavoro. I sei mesi sono solo una possibilità in più per trovare un impiego nella legalità, per chi il contratto ancora non ce l’ha. E a Salvini dico che a volere che le cose restassero come prima non sono i ‘capitani’, sono i ‘caporali‘”.

Ora, aggiunge Provenzano, “con il ritorno alla normalità sta tornando anche una ‘normalità’ della politica di cui, in verità, avremmo fatto volentieri a meno. C’è un rumore di fondo, dentro la maggioranza, che ha accompagnato il Governo nella fase precedente la crisi e che ora riprende. Spesso chi agita lo spauracchio della crisi, o di improbabili governissimi, lo fa solo per alzare la posta. Tutto questo però appanna l’azione di governo nel rapporto con l’opinione pubblica, distoglie tempo ed energie dalle vere emergenze su cui concentrarci. Una crisi politica adesso oltre che irresponsabile, non sarebbe capita da nessuno. Francamente, non mi sembra dietro l’angolo. Anche perché passata la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, dovremmo concentrarci, senza ultimatum e con serietà, sulle soluzioni per fronteggiare la crisi economica e sociale. Mi preoccupano certi segnali di frattura sociale che qualcuno vorrebbe alimentare. Noi abbiamo fatto molto fin qui, tre o quattro finanziarie in poche settimane, ma ci attende una fase ancora difficile. Di certo, non si può affrontare con quel rumore di fondo“.

Sul decreto rilancio appena approvato dal Consiglio dei Ministri, tuttavia, incombe la grande incognita della velocità nel mettere in campo i decreti attuativi e realizzare gli obiettivi contenuti nel decreto: “Non scopriamo oggi l’appesantimento procedurale della macchina pubblica, dovuta, a mio avviso, non solo a procedure, ma alla mancata digitalizzazione, alla scarsità di nuove competenze e a un’età media dei dipendenti che è la più alta d’Europa. In questo frangente drammatico, la velocità è fondamentale per tutti gli attori coinvolti. Dal governo alle Regioni, dall’Inps agli istituti di credito. Sulla cassa integrazione nel decreto Rilancio cambiamo sistema, verrà anticipata. E anche sul fronte bancario registriamo miglioramenti. Ognuno deve fare la sua parte, non si può opporre alla legge un regolamento interno di una banca di provincia. Avere liquidità per imprese e famiglie, soldi in tasca, è tutto, anche per togliere spazi alle mafie e all’usura. Ma il problema si pone a maggior ragione con la ripartenza, quando dovremo rilanciare gli investimenti. Il nodo della velocità dell’amministrazione va sciolto nel prossimo decreto semplificazione“, avverte Provenzano: “Si è sempre parlato di un trade-off tra controllo di legalità e semplificazione. Invece, come proposto nel Piano Sud e sulla nuova programmazione dei fondi europei, un percorso di semplificazione fondato su centrali di committenza unificate, standardizzazione e digitalizzazione delle procedure e dei bandi può metterci al riparo dalle infiltrazioni mafiose e al tempo stesso accelerare gli investimenti“. E se anche il decreto rilancio è accompagnato da dubbi e polemiche politiche, il ministro Provenzano difende l’azione del governo nel contenimento dell’epidemia e della crisi economica che essa si è portata dietro: “Diciamoci la verità. Nessuno era pronto a un evento del genere. E l’Italia ha fatto da apripista nel mondo occidentale. Pure con inevitabili errori, più spesso legati alla comunicazione, mi pare che il Governo abbia risposto in maniera adeguata. Non è stato semplice, per una democrazia, adottare la scelta estrema del lockdown, ma era l’unica via percorribile. Grazie a questo sacrificio, ad esempio, al Sud il contagio non è dilagato e abbiamo potuto attrezzare gli ospedali, aumentando i posti in terapia intensiva. Su questo, dobbiamo rimanere vigili però. Ed evitare di pensare che sia finita. Per questo nel decreto rilancio l’impegno del Ministero della Salute per aumentare i posti letto in terapia intensiva riguarda per quasi il 40 per cento il Sud“.

Più in generale, “la riscoperta del valore sistema sanitario nazionale deve portarci a rivedere le scelte penalizzanti degli ultimi anni, soprattutto sul fronte dei presidi territoriali. Cioè che ha creato disorientamento, almeno all’inizio, è stato il coordinamento tra centro e periferia. Ora che nella ripartenza, come ovvio, ci sarà più autonomia regionale nelle scelte, dev’essere efficace il meccanismo con cui, all’occorrenza, dal centro si riprende una catena di comando chiara“.

Nel momento peggiore della crisi sanitaria si è assistito a un confronto molto teso fra governo e regioni del Nord che ha riaperto anche il dibattito sulla riforma del Titolo V e le prerogative di Stato e Regioni. Io non so se sia maturo il tempo di riaprire una discussione sulle riforme istituzionali, ma sicuramente i limiti di alcune riforme, come quella del titolo V, sono emersi in maniera molto evidente in questo periodo di emergenza sanitaria“, osserva Provenzano al riguardo: “Manca una clausola di supremazia, cioè un momento in cui in nome di una necessaria omogeneità e armonizzazione dei processi, la parola del governo e dello Stato centrale diventa definitiva. Ora, al di la’ delle competenze, dell’autonomia delle Regioni, è evidente l’esigenza di un forte presidio centrale. La necessità di maggiore coordinamento, di decisioni univoche per evitare il caos, a mio avviso non si impone solo nella gestione delle emergenze, ma sarà essenziale per rilanciare investimenti, orientare l”innovazione, far ripartire l’economia e garantire la tenuta sociale. Semmai, quello su cui mi pare dovremmo concentrarci di più è la costruzione di un rapporto tra Governo ed Enti locali, veri protagonisti della tenuta democratica e istituzionale nei territori, anche durante l’emergenza. La maggior parte delle misure del Piano Sud, per quel che mi riguarda, si fondano su un rapporto nuovo con i Sindaci, anche dei piccoli comuni“. E’ anche in virtù del piano da lui predisposto che Provenzano spera di poter cogliere una opportunità: “Il Sud era già in recessione quando è scoppiata la pandemia e non aveva ancora sanato le ferite economiche e sociali della grande recessione. A fine anno potrebbe trovarsi sotto di 15 punti di Pil rispetto al 2008, un dato senza precedenti nella storia contemporanea. L’impatto della pandemia si abbatte su una maggiore fragilità del tessuto industriale e del mercato del lavoro e c’è una marcata specializzazione produttiva nei servizi duramente colpiti dalla crisi. Per esempio, per la filiera del turismo si stima un possibile calo dei fatturati di oltre il 20 per cento nel 2020“.

Per questo serve “un’azione politica nazionale, per evitare che, come purtroppo avvenuto nelle crisi precedenti, a pagare il prezzo più alto della crisi sia proprio l’area più debole. E’ l’Italia che ha bisogno di un mercato interno forte, soprattutto con il persistere della pandemia globale. Non solo abbiamo l’opportunità, ma anche il dovere di ridurre tutte le disuguaglianze territoriali, comprese quelle nuove, drammaticamente evidenziate dalla pandemia, come il divario digitale. Ecco perché è stato uno degli assi su cui stiamo riprogrammando i fondi europei per la coesione, nel rispetto dei vincoli di destinazione del passato. Nel decreto Rilancio abbiamo voluto puntare sulle imprese che investono in ricerca e innovazione, maggiorando il credito d’imposta al Sud e previsto fino a 40 mila euro a fondo perduto per le imprese di nuova costituzione grazie a Resto al Sud. Abbiamo messo 120 milioni in più sul fondo di sostegno alle attività nelle aree interne, comprese quelle turistiche, altri 120 milioni di aiuti per il Terzo settore, che nel Mezzogiorno è un valore in sé, per la costruzione di una società forte. Il lavoro di ricucitura sociale le istituzioni non possono farlo da sole“. 

Ma l’emergenza ci ha anche mostrato le città come non erano state mai nemmeno immaginate: cieli blu, animali selvatici nelle strade, aria pulita. Il rischio è di tornare presto a una condizione simile a quella pre-pandemia, se non peggio. “Dobbiamo evitare qualunque autocompiacimento rispetto alla ‘bellezza’ delle città deserte. La bellezza sta nelle città vive, non nell’abbandono forzato, nei luoghi spenti. La ripresa non passa attraverso una ricostruzione tradizionale, perché nulla è stato distrutto dalle bombe di una guerra. Dobbiamo rivitalizzare, rigenerare quello che c’è e costruire il nuovo. Ecco perché serve una politica industriale moderna e innovativa, a livello italiano ed europeo, basata su due direttrici fondamentali per gli investimenti: la sostenibilità e il digitale. E’ una scelta che, per quanto riguarda il Mezzogiorno, avevo già assunto con il Piano Sud 2030 la cui attuazione diventa ancora piu’ attuale. Ma se c’è una cosa che la pandemia ci ha insegnato è l’importanza dei territori, di tutti i luoghi. Lo sviluppo non può riguardare solo le grandi città, le grandi agglomerazioni, dev’essere diffuso. Parlare di campagna, aree interne non significa tornare a un ‘piccolo mondo antico’, ma aprirsi nuove opportunità, come abbiamo visto anche in questa crisi, a patto di garantire servizi moderni, innovazione produttiva e sociale. Questo è il cuore della Strategia delle aree interne che insieme a tanti sindaci, da Sud a Nord, stiamo rilanciando“.

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