Obamagate: distrazione elettorale o vero scandalo?

L’Obamagate sollevato da Trump è un mero tentativo di distrazione per sminuire l’avversario Biden in vista delle presidenziali o è uno scandalo concreto, un vero e proprio tentativo di “colpo di stato” da parte dell’ex presidente Barack Obama e dal suo allora vice Joe Biden?

Il tutto sarebbe successo durante il delicato periodo di interregno fra la vittoria presidenziale del novembre 2016 e l’insediamento ufficiale di Trump nel gennaio 2017, in cui per legge il predecessore godeva ancora di pieni poteri.

Se confermata, come suggeriscono i documenti, va detto che l’operazione fu sostenuta sia da funzionari Democratici che da Repubblicani invisi a Trump.

Per la maggior parte della stampa americana, l’Obamagate viene considerato comei un caso “montato” a fini elettorali.

In queste ore, i sondaggi nazionali statunitensi rivelano, almeno secondo la Cnn, un Biden in ascesa.

In Wisconsin ha registrato il 46% dei consensi contro il 43% di Trump, mentre a livello nazionale è in testa di 6 o 8 punti, stando a 20 sondaggi e a 15mila interviste .

Mentre Trump, citando The Hill,  parla di un consenso personale del 51% sul proprio operato .

Ma cosa intende Trump per Obamagate, un termine lanciato in maniera isolata nel mare magnum di Twitter?

E perché proprio adesso? Il Presidente americano ha risposto inizialmente in maniera vaga. Interpellato dal Washington Post l’11 maggio, disse, “Lo sapete di che crimine si tratta. È ovvio per tutti. Tutto quello che dovete fare è leggere i giornali, tranne il vostro.”

Il riferimento è alla persecuzione nei confronti dell’ex Direttore dell’intelligence, il generale Michael Flynn, accusato di “aver mentito” all’FBI  su una telefonata intercorsa con l’allora ambasciatore russo Kislyak, e che avrebbe dovuto provare le interferenze del Cremlino nella politica americana.

Ed attenzione, fu accusato di aver mentito all’FBI, non di aver parlato con un ambasciatore, cosa che rientra perfettamente nel suo ruolo.

Messo sotto pressione, affermò per la precisione di “non ricordarsi” dello scambio telefonico.

Secondo Trump, Obama e Biden avrebbero avuto parte attiva nell’operazione per incastrare Flynn, utilizzando a sproposito, sotto la scusa della “sicurezza nazionale”, anche la delicata procedura di “smascheramento” (unmasking) di personalità la cui identità era secretata.

Nel quadro di un Russiagate ormai decaduto, sembra una vecchia minestra riscaldata.

In più, proprio in tempi recentissimi, la società privata Crowdstrike ha dichiarato la definitiva assenza di prove rispetto al Russiagate, in particolare rispetto al fatto che hacker russi avessero rubato le email del DNC .

Che cosa c’è di nuovo? La novità consiste nell’emersione di nuovi documenti oltre che in un cambio notevole di schieramento di alcuni funzionari chiave dell’establishment americano.

In particolare il nuovo direttore Nazionale dell’Intelligence Richard Grenell, nominato da Trump: è stato lui infatti a rendere noti nuovi documenti sinora secretati che svelano l’orchestrazione per incastrare Flynn, ponendoli all’attenzione dell’FBI.

Fra i dati forniti, la lista di funzionari che avrebbero richiesto la procedura di “unmasking”.

La vicenda ha avuto risonanza anche in Italia: in un tweet infuocato, George Papadopoulos, collaboratore di Trump  indagato nell’operazione Crossfire Hurricane sulle interferenze russe, ha accusato l’Italia di aver contribuito ad incastrarlo con false accuse di rapporti con i russi in tal senso, mediante un presunto professore maltese, Mifsud, poi rivelatosi un agente della CIA.

Papadopulus si chiede cosa ci facesse Obama ospite dall’ex Primo Ministro Matteo Renzi  proprio mentre lo spionaggio era in corso a Roma.

Ad ogni modo, la domanda finale è: l’Obamagate ha qualche fondamento?

E quanto di questo inciderà sul voto del novembre prossimo, in un’America alle prese con il Covid?

Il paese sembra infatti essere spaccato in due: da una parte coloro che, sulla scia del presidente, chiedono con forza una ripresa dell’economia.

Dall’altra coloro che sono favorevoli a proseguire la linea della cautela.

Non è un caso che lo stesso Obama, silenzioso durante i mesi precedenti di campagna elettorale, sia tornato alla ribalta.

Il suo argomento principale, a sostegno indiretto di Biden, è proprio la critica alla mancanza di leadership nella gestione attuale della crisi da Covid.

 

Leni Remedios

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