Aborto, a 42 anni dalla 194 ancora ostacoli. In lockdown tremila richieste di aiuto

Sono passati 42 anni dall’approvazione della 194 sull’aborto. Eppure, l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza è ancora difficile per molte donne, negato addirittura in alcuni casi.

L’allarme lo lancia l’associazione Coscioni, con Filomena Gallo e Mirella Parachini, ‘AMICAcon Anna Pompili, e Aborto al sicurocon Sara Martelli.

A ogni anniversario della legge che disciplina il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, emerge la mancanza di volontà politica nell’applicazione di questa norma che ha avuto il merito di evitare gravi danni alla salute delle donne“, denunciano. Ma anche la salute della donna, fanno notare le attiviste, rientra tra le tutele previste dagli articoli 32 e 33 della nostra Costituzione, che disciplinano il principio di uguaglianza e la tutela della salute.

Anche quest’anno, non è possibile commentare i dati dell’anno precedente sull’applicazione della 194/78 ai sensi dell’art. 16, “perché il ministro della Salute, Roberto Speranza, non ha depositato la relazione al parlamento sulla 194, siamo fermi ai dati relativi al 2017, e neppure il Ministro di Grazia e Giustizia ha inteso presentare una relazione prevista dalla stessa legge 194, in questo caso siamo fermi al 2016“.

Durante il lockdown, secondo CitBot, l’intelligenza artificiale disponibile sul sito dell’associazione Coscioni, l’aborto risulta il tema più consultato, con circa 3mila domande. Quello che le utenti chiedono, in particolare, è dove abortire (in quali strutture), o dove e come reperire la pillola del giorno dopo. Inoltre da un sondaggio commissionato dall’Associazione a SWG, per conoscere la posizione degli italiani sul tema, emerge che il 31 per cento della popolazione ritiene che la legge vada cambiata, per raggiungere una più larga applicabilità; il 50 per cento degli intervistati chiede, inoltre, di migliorare l’Ivg farmacologica, consentendo il regime ambulatoriale o a casa come avviene in altri Paesi, mentre il 27 per cento reclama la gratuità della contraccezione.

Ed Emma Bonino sui social e sul sito di Più Europa, in merito alla legge approvata il 22 maggio del 1978, scrive: ‘Dopo più di 40 anni, penso che l’adozione della Legge 194, pur intrisa di gravi limitazioni o persino ipocrisie, sia stata di fondamentale importanza, per evitare alle donne il dolore e l’umiliazione dell’aborto in clandestinità. Ancora adesso andrebbero eliminate sacche di discriminazione, vere e proprie violazioni di legge, ma io credo che sia stata una legge positiva, visto lo stesso declino del ricorso all’aborto, come i numeri dimostrano. Oggi, a ricorrere a questo strumento sono soprattutto le donne immigrate:

Non ha bisogno di didascalie

quelle che hanno meno accesso ai servizi sanitari, alla contraccezione … E serve, da una parte – sottolinea Bonino – mettere un argine all’obiezione di coscienza di massa, che spesso non è di coscienza ma di carriera, e, dall’altra, fare più attenzione alle innovazioni scientifiche, per esempio all’aborto farmacologico, in un momento in cui, peraltro, il covid-19 spaventa troppo e induce a non rivolgersi come prima alle poche, a dire il vero, strutture sanitarie dove non ci sono obiettori. Vengo attaccata spesso sui social perché con la battaglia per arrivare a quella legge avrei determinato la morte di migliaia di bambini. Ma si è trattato di contrastare l’aborto clandestino. Se una donna non può o non vuole portare avanti una gravidanza ha, grazie a questa legge, uno strumento, l’ultimo che le donne scelgono per la verità, o dovrebbero scegliere, perché comunque è un trauma, magari non medico ma emotivo. Per questo – conclude la leader di Più Europa – dobbiamo lottare per andare avanti per una piena attuazione”.

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