Giovanni Falcone, ventotto anni dopo

Ventotto anni da quel 23 maggio 1992 che scosse profondamente lo Stato e le coscienze del paese. Ventotto anni da quando la mafia uccise Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta, gli agenti Vito SchifaniRocco Dicillo e Antonio Montinaro facendo esplodere con 500 kg di tritolo un tratto dell’autostrada A29 all’altezza di Capaci.

“Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno”
Giovanni Falcone

Giovanni Falcone e l’amico e collega Paolo Borsellino furono uccisi in una stagione, il 1992,  in cui la mafia si trovava sotto la pressione dello Stato che sembrava avere trovato i mezzi per limitare la sua forza e amputare i suoi vertici. Ma se gli esecutori materiali sono conosciuti, ancora oggi si discute per capire i mandanti dell’attentato. L’ex-presidente del Senato e magistrato Pietro Grasso, in una famosa intervista a Repubblica, si era posto questa domanda: a uccidere Falcone fu solo la mafia?Continuo a chiedermelo. Perché abbiamo tanti punti che sono stati accertati e che danno l’idea di una qualche presenza esterna oltre alla mafia, che per certo si è occupata delle stragi sul piano operativo“.

In occasione della Giornata in ricordo delle stragi mafiose del 1992, Eco dai Palazzi seguirà sui suoi canali social la diretta dell’evento Ventotto anni da Capaci per ricordare Giovanni Falcone e capire come funziona la mafia di oggi in particolare in una terra, quella siciliana, martoriata dal lungo giogo delle organizzazioni criminali. Sabato 23 maggio 2020 dalle ore 16:00 in diretta Facebook giornalisti, attivisti, professori e società civile insieme agli studenti delle scuole siciliane, racconteranno e si confronteranno sulle cause di quella tragedia e sul funzionamento dei sistemi mafiosi.

Tra gli interventi ci saranno: Luigi Perollo, giornalista di grande esperienza e tra i primi a giungere sul luogo della tragedia; Riccardo Orioles, punto di riferimento nel panorama delle firme giornalistiche in Sicilia nel contrasto alla mafia e la corruzione, autore di inchieste nei rapporti tra mafia e massoneria; Giacomo Di Girolamo, giornalista che si occupa di criminalità organizzata e corruzione, collaboratore di numerose testate e autore di una biografia su Mattia Messina Denaro. Insieme a loro attivisti, docenti e membri della società civile. Modera il nostro caporedattore Davide La Cara in collaborazione con Manfredi Cascino, responsabile Sicilia per Volt.

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