Libia: GNA riconquista il sud di Tripoli, le accuse di Haftar.

Si chiama “Operazione Vulcano di rabbia”.

È la controffensiva scatenata dalle forze del Governo di Unità Nazionale di Tripoli (GNA) -- presieduto da al-Serraj e sostenuto dall’Onu -- venerdì 22 maggio.

Sono avanzate nel sud della capitale ed hanno riconquistato postazioni che erano sotto il controllo del Generale Haftar dal 5 aprile dell’anno scorso, compresa l’importante base militare di Tikbali.

Secondo il sindaco di Tripoli, interpellato da Reuters, durante la riconquista di Tripoli, i mercenari russi alleati di Haftar si sarebbero ritirati in una cittadina nel sud-est, a 150 km dalla capitale.

Un altro grosso segnale di cedimento per Haftar.

Ma le forze di Liberazione Nazionale (LNA) accusano: “La Turchia ha violato l’embargo Onu mandando armi e miliziani dalla Siria alla Libia.”

I tentativi diplomatici internazionali per riportare la pace nel paese nord-africano sembrano quindi aver fallito.

Il portavoce delle LNA, il Maggiore Ahmed al-Mesmari, accusa direttamente Tripoli del fallimento e sostiene di averne le prove documentate in una serie di video presentati durante una conferenza stampa.

Nel novembre 2019, la Turchia firmò un accordo sui confini marittimi con Tripoli per lo sfruttamento dei giacimenti gassiferi nel Mediterraneo.

Da qui l’assistenza militare. Ma se quanto sostenuto da al-Mesmari viene confermato, la cooperazione fra i due paesi va ben oltre quegli accordi.

La riconquista di Tripoli, quindi, è dovuta a questa cooperazione.

Nei video vengono inoltre mostrati i jihadisti catturati, i loro documenti di identità ed altro materiale.

Le accuse in verità non sono nuove. “Finché queste forze ostili non sono rimosse dalla Libia, elementi radicali continueranno a seminare discordia e a provocare bagni di sangue,”continua al-Mesmari in riferimento ai turchi, “Ankara ha rifornito Tripoli di centinaia di veicoli blindati, artiglieria, droni, mitragliatrici e un sacco di munizioni.

” Il video è stato ripreso da una dash camp nascosta dentro un convoglio per lo spostamento delle truppe.

Mostra lo spostamento delle armi dal campo di addestramento di Izmir in Turchia e la loro consegna nelle mani delle forze rivali in Libia.

Non solo.

La Turchia, che secondo i calcoli di al-Mesmari avrebbe già spostato circa 7.000 miliziani dalla Siria alla Libia, starebbe mandando altri mercenari.

Secondo un reportage di Kedisa, Centro di Analisi Strategiche Internazionali, fra i combattenti siriani ci sarebbero anche bambini orfani e adolescenti.

L’Osservatorio per i Diritti Umani in Siria ha riferito che almeno 150 minori siriani sono stati mandati in Siria.

Il fatto viene confermato dalle famiglie, che riconoscono i ragazzi da foto scattate nei campi di battaglia e diffuse dai media.

In generale, i mercenari siriani, che sono diventati più un peso da scaricare che altro, provengono dai settori più poveri della società.

Privi di istruzione e di esperienza militare, vengono arruolati con la promessa di stipendi cospicui – dai 1.500 ai 3.000 dollari al mese -- e pagati con tre mesi in anticipo.

Addestrati per un paio di settimane nei campi turchi, poi trasportati in Libia via aereo o nave.

A molti viene promessa vanamente la cittadinanza turca – un elemento ricorrente nelle diverse testimonianze raccolte -- e la possibilità di fuggire in Europa dopo la missione.

 

Leni Remedios

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