George Floyd, proteste negli USA: siamo solo all’inizio

I “poliziotti del mondo” potrebbero non essere in grado di rispondere agli appelli dei manifestanti di Hong Kong, adesso che sono occupati con i loro, di manifestanti.

Le proteste scatenate dalla morte di George Floyd si stanno diffondendo da una costa all’altra degli Stati Uniti. La misura era colma da tempo, e se i tempi fossero diversi probabilmente la reazione non sarebbe così forte.

Alle contestazioni partecipano persone di tutte le etnie, che nelle forze dell’ordine riconoscono i garanti dello status quo: la disuguaglianza sociale non guarda tanto al colore della pelle, quanto alla classe sociale. E in tema di disuguaglianza, gli Stati Uniti non sono secondi a nessuno tra i Paesi sviluppati.

Un esempio su tutti: Jeff Bezos, il “filantropo” Bill Gates e Warren Buffet possiedono, in tre, più ricchezza del 50 per cento più povero degli americani. Considerato che la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochi e che la middle class seguita, suo malgrado, a ingrossare le file della classe più povera, è probabile che siamo solo all’inizio di un lungo periodo di instabilità sociale. Che i Democratici cercheranno di usare a proprio vantaggio in vista delle prossime presidenziali.

Difficilmente, però, arriveranno a definire ciò che sta accadendo negli Usa “uno spettacolo bellissimo da vedere”, parole usate nel giugno scorso dalla Presidente della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi, per descrivere le manifestazioni a Hong Kong.

Nel frattempo, come scrive USA Today, dal 28 al 31 maggio la polizia ha effettuato quasi 1500 arresti in 16 città americane.

La stampa cinese non si è lasciata sfuggire l’occasione per bacchettare gli Usa: chiedendosi se Pechino non debba forse supportare i manifestanti americani, come sta facendo Washington con gli hongkonghesi, il Global Times osserva che “i rancori del popolo rimangono inascoltati”, dunque “a quelle persone non resta altra scelta che ricorrere a modi estremi per sfogare la loro rabbia”.

I politici statunitensi non dovranno più ammirare il ‘bellissimo spettacolo’ da lontano, perché lo vedranno nelle loro stesse città e ci si ritroveranno anche dentro quando meno se lo aspetteranno“, conclude il tabloid cinese.

Giulia Zanette

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