Le aziende continuano a ridurre il personale, Confindustria teme l’emergenza sociale

Resta pesante la condizione del settore manifatturiero italiano. E se a maggio, con la parziale ripresa di una serie di attività, rallenta il crollo della produzione il futuro resta assai incerto con la prospettiva di un secondo trimestre dell’anno più pesante del primo, perchè investito in pieno dal ciclone Coronavirus. Un quadro di fronte al quale il Governo deve rafforzare gli interventi di sostegno in assenza dei quali nei prossimi mesi si potrà verificare una vera e propria emergenza sociale. A tracciare il bilancio del primo scorcio dell’anno per le imprese italiane è il Centro studi di Confindustria che vede un quadro ancora molto problematico, sollecitando il governo a raddoppiare gli sforzi.

I dati di Confindustria arrivano nelle stesse ore in cui vengono diffusi su scala europea gli indici Pmi sull’attività manifatturiera che confermano il trend tracciato dal Centro studi: mini-ripresa a maggio in un quadro di grande difficoltà. Sottolinea Confindustria. A maggio la produzione industriale è risultata in flessione del 33,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e dopo un calo del 44,3% in aprile sui dodici mesi. Ma a maggio rispetto ad aprile si è verificato un rimbalzo del 31,4% dopo una caduta del 24,2% in aprile. Gli ordini in volume sono diminuiti del 51,6% annuo in maggio (+12,3% sul mese precedente) e del 29,6% in aprile (-43,7% su marzo).

Nella media degli ultimi tre mesi, ovvero da quando sono state introdotte le misure di contenimento del Covid-19, aggiunge Confindustria, il livello dell’indice della produzione è inferiore del 34,2% rispetto a febbraio. Ma qualche timido segnale di inversione di tendenza si sta verificando anche se l’orizzonte resta cupo. Come atteso, spiega il Centro studi, la fine del lockdown e, quindi, la riapertura delle attività manifatturiere che erano ancora sospese, si è tradotta in una lenta ripartenza dell’industria, ancora soffocata da una domanda – interna ed estera – estremamente debole.

Nei mesi primaverili, inoltre Pil e produzione sono attesi diminuire in misura più forte, oltre IL 20 per cento, rispetto a quanto osservato nel primo trimestre. E questo calo comporterebbe un contributo negativo di circa 5 punti percentuali alla diminuzione del Pil nel secondo trimestre. Un quadro che spinge Confindustria ad osservare che “in assenza di adeguati interventi a sostegno della ripresa del sistema produttivo, nel giro di pochi mesi si rischia l’esplosione di una vera e propria emergenza sociale che renderà ancora più impervia la strada verso l’uscita dall’attuale crisi economica”.

Analoghe indicazioni dalla diffusione dell’Indice PMI del settore manifatturiero, che fornisce un’immagine degli sviluppi delle condizioni generali del settore manifatturiero. A maggio l’indice ha registrato 45,4 punti, e segnala il ventesimo mese di contrazione. L’indice principale è aumentato però dal valore record negativo di aprile di 31,1 indicando un tasso di declino molto più debole anche grazie all’allentamento delle restrizioni e della riapertura delle fabbriche. Ma nonostante ciò sia la produzione che i nuovi ordini sono diminuiti per il ventiduesimo mese consecutivo. La domanda rimane debole, infatti i nuovi ordini sono diminuiti ad un tasso elevato e al livello più veloce mai osservati in più di 11 anni. Allo stesso tempo, le aziende hanno continuato a ridurre il loro personale, con la contrazione di maggio che è stata la più veloce da metà 2009.

 

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