Bullismo e cyberbullismo: la disciplina giuridica e le prospettive per una tutela più efficace

L’episodio di Napoli ha riacceso il dibattito sull’efficacia degli strumenti per il contrasto al bullismo ed al cyberbullismo

Il recente episodio di bullismo occorso a Napoli nei confronti di un ragazzo tredicenne e le recenti morti per suicidio di due giovani ragazze, a seguito di fatti di cyberbullismo avvenuti in Giappone e in Malesia, riaccendono il dibattito sulla reale efficacia degli strumenti approntati dall’ordinamento nazionale e internazionale per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Quest’ultimo – che costituisce una grave forma di bullismo perpetrata attraverso l’uso di internet e delle tecnologie digitali – ha trovato terreno fertile nel periodo di emergenza sanitaria Covid 19, che ha costretto le persone di tutto il mondo ad un maggior utilizzo degli strumenti informatici per lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Infatti, se da una parte l’emergenza sanitaria in atto è stata un’occasione per mostrare le potenzialità positive della Rete, risorsa straordinaria che ha permesso di continuare a distanza molte attività, dall’altra ne ha fatto emergere le vulnerabilità e gli insidiosi pericoli, costituendo occasione del verificarsi di casi di violenza attraverso il web.

A livello nazionale, sotto il profilo della responsabilità penale, pur non conoscendo il nostro ordinamento giuridico il reato di bullismo, sono diverse le norme di carattere penale che puniscono i comportamenti riconducibili al fenomeno in questione: percosse, lesioni, diffamazione, minaccia, atti persecutori (c.d. stalking). In ambito civile, l’illecito è punito dall’art. 2043 c.c. (risarcimento per fatto illecito) e la responsabilità del fatto può ricadere, oltre che sul minore ritenuto capace di intendere e di volere, sui genitori per culpa in educando e in vigilando e sugli insegnanti per culpa in vigilando.

Con riferimento all’accertamento della responsabilità del minore autore del fatto, la giurisprudenza è particolarmente rigorosa; in proposito ha valorizzato le modalità di esecuzione della condotta, ritenuta particolarmente grave nel caso in cui, ad esempio, il minore sminuisca l’offensività del fatto riconducendolo a un semplice scherzo, e, ai fini del risarcimento del danno ha riconosciuto, in capo alla vittima che reagisce alle provocazioni, il concorso di colpa con l’aggressore, anche quando la reazione sia avvenuta in un momento diverso rispetto all’aggressione. Inoltre, l’atto di bullismo potrebbe rendere necessario l’accertamento da parte del Tribunale per i minorenni delle capacità educative e di controllo dei genitori del minore.

Per quanto concerne la responsabilità genitoriale, la giurisprudenza tende ad un accertamento severo ai sensi dell’art. 2048 c.c., sostenendo che in caso di fatto particolarmente grave, la mancata e insufficiente educazione o vigilanza sia da considerarsi in re ipsa, cioè deducibile dalle stesse modalità del fatto, che rilevano il grado di maturità e di educazione del minore; si tratterebbe, pertanto, di una responsabilità quasi oggettiva, in quanto la prova incombente sui genitori (trasformata nel tempo da prova liberatoria di non aver potuto impedire l’evento in dimostrazione positiva di aver adempiuto ai doveri genitoriali inderogabili), vista l’ampiezza dei doveri educativi (che con il cambiamento dei costumi sociali e i maggiori rischi della società contemporanea si sono accresciuti nel tempo), risulta molto difficile; inoltre, secondo la giurisprudenza non valgono ad escludere né attenuare la responsabilità civile dei genitori dell’autore del fatto, l’età del minore e nemmeno il contesto in cui si è verificato il fatto illecito (ad es. essa non viene meno se il fatto si sia verificato lontano dalla sfera di controllo dei genitori); e ha riconosciuto la responsabilità genitoriale anche in capo ai genitori dei ragazzi che hanno assistito all’episodio di bullismo senza dissociarsi.

La giurisprudenza è particolarmente rigorosa anche nei confronti dell’istituto scolastico, sancendone la responsabilità anche qualora gli episodi, pur maturati all’interno della classe, si siano verificati fuori dalla scuola. In un’ottica generale, risulta centrale il ruolo del legislatore e delle istituzioni scolastiche, di modo che la vittima di atti di bullismo non venga lasciata sola ad affrontare la situazione. De iure condito, la legge 71/2017 recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” ha disciplinato il fenomeno sotto il profilo della rilevanza penale e civile della condotta, mettendo la scuola al centro della tutela delle vittime di bullismo. Tra le misure previste dalla legge vi è il referente che negli istituti scolastici si occupa delle segnalazioni inerenti al bullismo e cyberbullismo quando questo maturi all’interno della scuola; vi è il procedimento – ex art. 2 – volto alla rimozione dal sito internet utilizzato per pubblicare i contenuti illeciti costituenti condotta di bullismo e lo speciale provvedimento sanzionatorio di ammonimento nei confronti del minore ultraquattordicenne autore della condotta illecita. Inoltre, de iure condendo, è attualmente all’esame del Senato un disegno di legge, già approvato dalla Camera, con la finalità di potenziare e rafforzare le misure per il contrasto e la prevenzione del fenomeno. Da ultimo, fondamentale è il contrasto al fenomeno in ottica preventiva e quindi attraverso l’educazione e la sensibilizzazione che deve avvenire, in primis, nelle scuole, anche attraverso la formazione ad hoc del personale scolastico. In questo periodo di emergenza sono state molte le scuole che hanno affrontato le tematiche sul cyberbullismo attraverso la didattica on line e investito sull’educazione alla legalità.

Il 29 ottobre 2019, la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del Senato ha approvato un documento su bullismo e cyberbullismo con il quale ha auspicato un intervento correttivo volto ad estendere l’ambito di applicazione delle misure contemplate dalla legge n. 71 del 2017 anche al bullismo; a prevedere una formazione scolastica continua, strutturata e uniforme in tutto il territorio nazionale che non sia interamente lasciata all’autonomia delle singole istituzioni scolastiche; ad operare un coordinamento con la recente legge 20 agosto 2019, n. 92, che ha introdotto l’insegnamento della educazione civica, che comprende anche l’educazione alla cittadinanza digitale; a un maggior coinvolgimento delle famiglie nell’educazione dei figli, promuovendo la realizzazione di laboratori scolastici di educazione digitale rivolti non solo ai ragazzi ma anche ai loro genitori, al fine di potenziare la formazione di questi ultimi sul piano della conoscenza della rete e dei suoi rischi.

Silvia D’Oro

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