L’ex premier Letta: “La svolta per l’Italia è Mes e piano green”

Mes e un piano green possono rappresentare la svolta per il nostro Paese. Lo ha detto l’ex premier Enrico Letta in una intervista a Repubblica. «Questo semestre – ha sostenuto – è cruciale perché può mettere in sicurezza la nuova Europa nata con il Recovery plan: l’Europa sociale e della solidarietà. Se non ci riuscisse, il grandissimo rischio è l’effetto frustrazione, un’onda di delusione che farebbe vincere il sentimento di marzo, quando la maggioranza degli italiani aveva voltato le spalle a un’Unione europea che sembrava voltarle a noi. I prossimi mesi porteranno alla scelta definitiva: o vinceranno gli egoismi, o prevarrà la solidarietà. Non c’è una terza via». Riguardo il ricorso al Mes Letta ha chiarito che “siamo davanti alla crisi più profonda di sempre e l’Italia è il Paese più esposto, con una crescita del debito spaventosa. Non dobbiamo sottovalutare quello che sta per accadere, la più grande crisi sociale che abbiamo mai vissuto. Per affrontarla ci vogliono soldi da mettere nelle parti dell’economia e della società con le ferite maggiori. E siccome i soldi nazionali non bastano e spesso e volentieri sono arrivati in ritardo, e i fondi del Recovery plan non saranno visibili prima dell’anno prossimo, il ponte del Mes è fondamentale. Si tratta di 36 miliardi praticmente a tasso zero». Il recente voto francese, che ha visto vincere il movimento verde, mette sul tavolo una questione europea, ha sottolineato Letta.

È probabile che i Verdi vadano al governo in Germania l’anno prossimo e sarà il vero punto di svolta. Governano già in Irlanda, in Austria. Non è un fuoco di paglia e in Francia il boom c’è stato senza una leadership forte a livello nazionale, ma partendo dai territori. Ho molto rispetto per il lavoro fatto in questi anni da Angelo Bonelli, bisognerà aiutarlo a uscire dall’invisibilità». Per Letta «la cosa interessante dell’esperienza francese” è che “in questi giorni è stato presentato il lavoro della convenzione dei cittadini per il clima. Un anno fa hanno estratto a sorte 150 cittadini di tutti gli orientamenti politici, sociali, geografici che hanno lavorato con il sostegno di alcuni esperti a 150 proposte. Tutte forti, importanti, da quelle fiscali alle infrastrutture. È un modello da seguire. L’unico modo per ridare fiato a una democrazia molto affaticata e impedirle di diventare una democratura».

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