Dialogo con Luigi Vitali: garantismo, Berlusconi, economia, droghe leggere, candidature

In questo periodo in cui gli italiani hanno bisogno di coordinate certe per programmare efficientemente la ripresa dell’esercizio delle proprie libertà economiche, in questo periodo in cui i giovani hanno bisogno di prospettive concrete per poter decidere come investire le proprie energie e il proprio capitale umano, il mantra politico di un già fallimentare assistenzialismo non può più essere lasciato indisturbato mentre continua a rovinare le opportunità di crescita del nostro Paese-Italia.

Dialoghiamo con il Senatore Luigi Vitali (Cambiamo!, ex Forza Italia) su alcuni dei nodi problematici che da tempo bloccano la crescita socioeconomica negli eterogenei territori italiani, ostacolando la realizzazione piena nonché l’ulteriore evoluzione dello Stato di diritto liberalcostituzionale.

1) Crescita, competitività, sicurezza e ottimizzazione sono le coordinate che nel Mezzogiorno i cittadini si aspettano, anche per quanto riguarda il sistema infrastrutturale dei trasporti ferroviari. Dallo studente che si muove in treno, all’imprenditore che va a curare i propri affari burocratici o di pubbliche relazioni dal sud al centro-nord e viceversa, dall’avvocato che si sposta per andare in Corte di Cassazione o nei vari tribunali d’Italia, al net-manager che cura i propri appuntamenti in giro per l’Italia partendo dal sud, o arrivando al sud dal centro-nord: tutti hanno bisogno di un sistema di trasporto ferroviario che consenta l’alta velocità negli spostamenti verso ogni luogo e a partire da ogni luogo del Mezzogiorno. Cosa si sta pensando e facendo al riguardo?

Ringrazio per questa domanda perché mi dà la possibilità di evidenziare come al di là delle parole che tutti spendono in occasione delle campagne elettorali o delle inaugurazioni di nuovi governi che vengono varati, il sud in testa ce l’hanno veramente poche persone. L’alta velocità nasce in Italia grazie al governo Berlusconi e grazie alla collaborazione del governo Berlusconi con Moretti, che era l’amministratore di Ferrovie dello Stato. Questa mia precisazione la faccio perché Moretti è un personaggio che notoriamente proviene dalla sinistra, e questo sta a dimostrare come nella cultura del centrodestra valga più la professionalità piuttosto che l’appartenenza politica. Berlusconi pur sapendo che Moretti veniva dalla CGIL, da un percorso di sinistra, apprezzava di quell’uomo, di quel manager le sue capacità e con lui ha disegnato l’alta velocità. L’alta velocità avrebbe dovuto comprendere tutto il Paese, dal nord al sud. Però poi il governo Berlusconi ha avuto le sue vicende che in questi giorni stanno tornando prepotentemente alla ribalta e sono cambiate le maggioranze, sono cambiati i governi, e del Mezzogiorno non ha parlato più nessuno. Il Mezzogiorno non vuole elemosine da parte di nessuno, vuole pari dignità, e se da Milano per andare a Roma ci si mette tre ore, non è giusto che da Brindisi per andare a Roma se ne mettano sei e mezzo o sette, con guasti e interruzioni. Io mi auguro che dalla grande sventura come il covid-19, che ci ha messo in ginocchio dal punto di vista umano con più di 34 mila vittime e dal punto di vista sociale, tutte le risorse che saranno sprigionate in futuro possano essere utilizzate per ridurre il gap che c’è tra il sud e il nord, e questo dipende dalla lungimiranza della politica e dei governi”.

2) Perché secondo te non si è intervenuto negli ultimi anni dal punto di vista infrastrutturale?

Perché per una sorta di principio giustizialista dominante non c’è più la presunzione di innocenza ma c’è la presunzione di colpevolezza e tutti siamo colpevoli sino a prova contraria, invece la nostra Costituzione dice che tutti siamo innocenti fino a sentenza passata in giudicato. Quindi questo ha comportato la creazione di un sistema farraginoso negli appalti, e infatti adesso si sta parlando di alleggerire i vincoli, lacci e lacciuoli, si parla tanto del sistema-Genova che nel giro di pochissimo tempo ha ricostruito il ponte Morandi. Io non ho un’altissima considerazione della burocrazia. Quei pochi burocrati che vogliono lavorare nell’interesse del Paese vengono imbrigliati dalla responsabilità penale, come con l’abuso d’ufficio con il quale si entra nella vita di una persona. L’abuso d’ufficio è una spada di Damocle sulla testa sia dell’amministratore che del burocrate, che fa le cose non solo secondo legge ma ancora più rigidamente, per non andare incontro alla eventuale indagine per abuso d’ufficio. Allora per il combinato disposto di un codice degli appalti molto farraginoso e di un abuso d’ufficio che è in pratica una pistola puntata alla tempia della burocrazia, abbiamo decine di migliaia di opere pubbliche ferme, perché ci sono i ricorsi, poi le sospensive, e così il Paese annega nella miseria”.

3) A proposito di abuso d’ufficio, la fattispecie di cui all’art. 323 del codice penale che lo prevede e punisce è stata più volte modificata. Una volta nel 1990, poi nel 1997, per cercare di rendere l’abuso d’ufficio una figura di reato più determinata, e quindi più aderente alla Costituzione, per garantire più prevedibilità e certezza del diritto. Da ultimo è intervenuto ancora il legislatore con la cosiddetta legge anticorruzione n. 190 del 2012, ma soltanto per quanto riguarda la cornice edittale della pena comminabile per il reato di abuso d’ufficio. Qual è l’alternativa all’abuso d’ufficio così come oggi si presenta? Come si possono garantire da un lato quei beni giuridici che lo Stato vuole tutelare con questa figura criminosa, e dall’altro lo smobilizzo nonché la rapidità nella realizzazione delle opere pubbliche?

L’abuso d’ufficio secondo me deve essere proprio cancellato, non deve essere prevista l’ipotesi di abuso d’ufficio perché ci sono già i reati di corruzione e di concussione. Queste sono le ipotesi di reato dove concretamente c’è un dolo. Noi abbiamo la tipizzazione nel nostro diritto penale e l’abuso d’ufficio è una sorta di norma in bianco che molte volte viene utilizzata per iniziare una indagine nella speranza di poter trovare poi una ipotesi di corruzione o concussione. L’abuso d’ufficio deve essere cancellato, ci deve essere una responsabilità patrimoniale della burocrazia, e deve essere anche modificata tutta la procedura amministrativa. Nel momento in cui c’è la aggiudicazione, se c’è un’ipotesi di reato l’amministratore, il burocrate pagheranno in sede penale, e se c’è una responsabilità patrimoniale in sede civile con il risarcimento del danno, ma i lavori devono andare avanti, velocemente. Non dobbiamo fare altro che copiare e mutuare quello che è successo a Genova. Si nominano i commissari e questi provvedono alla istruttoria e alla definizione di ogni pratica di affidamento dei lavori”.

4) Quindi ti è cara l’idea dei cento cantieri propinata da Renzi?

Sì, però Renzi è stato Presidente del Consiglio e non mi sembra che siano partiti tanti cantieri. Adesso lui non è Presidente del Consiglio ma sta nella maggioranza e mi sembra particolarmente sensibile all’idea di abolire l’abuso d’ufficio e all’idea di alleggerire anche temporaneamente l’efficacia del codice degli appalti, per consentire una boccata di ossigeno e di economia. Vediamo se sarà capace di condizionare la maggioranza, perché in questa maggioranza ci sono i grillini e purtroppo i grillini hanno una cultura giustizialista secondo cui il cittadino non è la persona da amministrare ma il colpevole da individuare e perseguire, e chiaramente con questo tipo di preconcetto diventa difficile coniugare il bene comune, l’interesse generale con l’attività di governo e amministrativa”.

5) Per quanto riguarda la costruzione della fattispecie di abuso d’ufficio, parte della dottrina ha rilevato che il dolo intenzionale previsto dall’art. 323 del codice penale, da un punto di vista strutturale e logico, sia difficilmente compatibile con le fattispecie concrete in cui sia presente una manifestazione della colpevolezza sub specie di dolo alternativo. Si sono posti vari problemi dal punto di vista scientifico del diritto. Ma non mi dilungo oltre su questi aspetti di carattere tecnico-giuridico…

Noi in Italia siamo l’unico Paese che ha inventato senza farlo scrivere dal legislatore il concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso. In un Paese dove le leggi le fa il legislatore la giurisprudenza ha creato il concorso esterno in associazione di stampo mafioso, che non si capisce cosa significhi, perché o c’è l’associazione mafiosa o non c’è l’associazione mafiosa. Qui c’è una responsabilità del potere legislativo, perché quando non occupi uno spazio sicuramente c’è qualcun altro che lo occupa, il legislatore e la politica hanno rinunciato ed abdicato ad occupare degli spazi e la magistratura si è inserita facendo da padrona”.

6) Lo stato di salute di un ordinamento giuridico che non voglia rimanere chiuso in mere astrazioni di principio o soffocato in torri eburnee prive di riscontri nella realtà sociale effettiva, a rigore, si misura anche dall’efficienza dell’amministrazione della giustizia. Per chi ci legge: ragionevole durata dei processi, garanzie procedimentali e processuali che tutelino la privacy dei soggetti terzi coinvolti in captazioni telematiche o in intercettazioni telefoniche, rispetto della distinzione tra i poteri statuali e all’interno di questi tra le differenti funzioni, rispetto dei diritti indegradabili dell’essere umano nelle carceri, sono alcuni dei princìpi cari al garantismo militante nelle sue progressive sfumature, dalle più moderate alle più libertarie. Recentemente hai firmato la mozione di sfiducia “Enzo Tortora” verso il Ministro della giustizia; sappiamo come è andata a finire la nota vicenda. Entrando brevemente nel merito delle tematiche espresse in quella mozione, portata avanti con dedizione dalla Senatrice radicale Emma Bonino (Più Europa), quali possono essere gli interventi necessari per superare i problemi della giustizia?

La giustizia è la grande assente oggi nel nostro panorama sociale. La colpa – devo dire la verità – non è esclusivamente di questo governo e non è esclusivamente del Ministro Bonafede, anche se grandissima responsabilità ce l’hanno loro. Nel corso degli anni, da quando l’Italia ha dovuto adeguarsi ai vincoli e alla politica dei tagli orizzontali uguali per tutti purtroppo la giustizia ha perso quella necessaria attenzione che avrebbe dovuto caratterizzare un buon governo attento alle esigenze del Paese. C’è un grossissimo problema all’interno delle carceri. Noi siamo stati più volte condannati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per le condizioni degradanti che non riguardano soltanto i detenuti, che comunque devono scontare una pena ma la devono scontare con il rispetto della dignità umana e con la salvaguardia dei diritti umani, ma riguarda anche migliaia di operatori di polizia penitenziaria e di tutto il personale del Ministero che opera all’interno delle strutture penitenziarie, che vive gli stessi disagi e gli stessi pericoli che vivono i detenuti. Noi ormai abbiamo una condizione patologica di sovraffollamento, e non è un problema che abbiamo scoperto oggi, perché l’affollamento carcerario esiste dai tempi del fascismo, però fino al 1989 si mitigava con il varo di un indulto ogni tre anni. Se noi andiamo a vedere ogni tre anni su per giù c’era un condono che faceva uscire qualche migliaio di detenuti, chiaramente non quelli pericolosi, e quindi si allentava la tensione. Siccome poi è sopraggiunta la mentalità giustizialista, per cui non si fanno condoni, non si fanno amnistie, il problema è diventato tale, senza una politica di edilizia penitenziaria e anche normativa secondo cui il carcere deve essere l’extrema ratio, e ci devono stare le persone – oserei dire – quasi irrecuperabili, nonostante l’art. 27 della Costituzione afferma il principio rieducativo della pena. Oggi il carcere è invece la misura ordinaria, addirittura il cinquanta per cento dei detenuti è ancora in attesa di giudizio, molti non hanno una sentenza di primo grado, e questo sta a significare che uno Stato di diritto si trasforma in uno Stato di barbarie, quindi è mancata una adeguata politica penitenziaria. Forse è stato il governo Berlusconi uno dei pochi che con il piano carceri aveva lanciato una pietra nello stagno. Col piano carceri ha consentito la creazione di migliaia di nuovi posti detentivi, ma non è bastato. Ci deve essere un adeguamento anche del personale organico della polizia penitenziaria. È inutile andare a spendere risorse su strutture fatiscenti che non possono essere adeguate ai moderni sistemi di controllo e di vigilanza, bisogna costruire ex novo strutture che tengano conto delle migliori ultime tecnologie e che quindi rendano possibile anche avere apposite apparecchiature di vigilanza e sistemi di apertura e chiusura delle celle. È mancata questa attenzione. Ma poi c’è anche un nostro codice di procedura penale che in rapporto alla figura del difensore dei diritti dell’imputato sta diventando quasi un orpello, un fastidio. Adesso l’ultima frontiera è il processo telematico penale, che è la negazione del diritto di difesa. Il diritto di difesa deve essere contestuale, deve essere reale, immediato, con l’esame, il controesame. La discovery l’abbiamo voluta importare dall’America, ma gli americani mai penserebbero di fare un processo telematico. Cosa diversa è il processo civile, che è un processo prevalentemente scritto, eppure in alcuni casi anche lì c’è bisogno dell’oralità. Non si può assimilare il processo penale al processo civile, però questo è l’orientamento che ha preso questo governo e che ha preso il Ministro della Giustizia. L’abolizione della prescrizione è da condanna alla corte dei diritti umani, non ci può essere un processo infinito, dal momento che il nostro ordinamento è dotato dell’art. 111 della Costituzione, quindi una fonte primaria che stabilisce la ragionevole durate del processo, e quindi non si può avere una norma costituzionale che parla di ragionevole durata del processo e al contempo abolire completamente la prescrizione. Per quanto riguarda il trojan, ci sono dei diritti costituzionali che possono essere sacrificati in presenza di situazioni eccezionali, e allora il diritto alla riservatezza, alla privacy, il diritto alla corrispondenza, che sono garantiti dalla Costituzione, possono trovare un limite di fronte al perseguimento di reati particolarmente gravi, come la criminalità organizzata, il terrorismo, come i reati di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Non si può inserire un elemento così invasivo anche nelle normali indagini giudiziarie, perché vuol dire che il Grande Fratello ormai si è impadronito di tutto e la eccezionalità ormai è diventata normalità, e non credo che questo governo e il Ministro abbiano la competenza, la cultura, la volontà di porre rimedio”.

7) Hai fatto riferimento a un argomento molto rilevante: le sostanze stupefacenti. Vorrei sapere se sei d’accordo a legalizzare e regolamentare in modo preciso e sicuro la produzione, la circolazione e l’assunzione delle cosiddette droghe leggere. Da convinto non fumatore quale sono io, per esempio, consiglio a tutti di non prendere l’abitudine di fumare, in generale. Non pensi che si potrebbe regolamentare il fenomeno delle cosiddette droghe leggere, e insieme ad una regolamentazione liberale fare anche un lavoro strutturale e culturale di sensibilizzazione alla scelta personale di non farne uso?

In linea di principio io sono contrario alla legalizzazione anche delle droghe leggere, però in un sistema che si dovesse dotare di strumenti di assistenza, di monitoraggio, di controllo, potrei essere favorevole. La legalizzazione delle droghe leggere consentirebbe allo Stato di avere una mappatura dei potenziali fruitori di sostanze stupefacenti e quindi di mettere in atto una serie di interventi di carattere sociale, psicologico, di carattere psichiatrico che possano chiudere questo percorso, ma in uno Stato come il nostro dove già non funzionano i servizi sociali per le famiglie in stato di difficoltà e per i minori abbandonati, dare un carico relativamente all’utilizzo delle droghe leggere significherebbe creare le condizioni per un traffico enorme anche per le sostanze più pesanti. Faccio un esempio. Il Ministro Di Maio ha lanciato i navigator che avrebbero dovuto cercare il lavoro per i titolari del reddito di cittadinanza, e ciò avrebbe dovuto comportare la ristrutturazione degli uffici di collocamento, come esiste in Germania. Sono passati due anni, sono stati spesi sette-otto miliardi per il reddito di cittadinanza e non mi sembra che ci sia stato uno e dico soltanto uno che sia poi arrivato ad avere un posto di lavoro, perché gli uffici di collocamento sono rimasti quelli che erano esattamente prima. Occorre prima dotare il sistema degli strumenti necessari a rendere effettiva una riforma e poi fare la riforma. Il reddito di cittadinanza avrebbe potuto essere anche un’idea intelligente e un ammortizzatore sociale temporaneo se si fosse creata una struttura tale che avesse realmente consentito il passaggio dal reddito di cittadinanza al posto di lavoro. Cambiando l’argomento, se io oggi dovessi dare il mio assenso alla legalizzazione delle droghe leggere in assenza di strumenti di controllo, monitoraggio, assistenza, verifica, consulenza, io creerei un varco per il passaggio dalla droga leggera a quella pesante. La droga leggera è dannosa poco più di una sigaretta, quindi non ci sarebbe uno scandalo. Lo scandalo è soltanto nel consentire la possibilità di passare dalla droga leggera alla droga pesante, in assenza di strumenti effettivi di controllo che potrebbero rendere addirittura necessaria la legalizzazione. Si ha il bisogno di avere una mappatura di fruitori delle droghe leggere. Oggi ci sono centinaia di migliaia di ragazzi che fanno uso di sostanze stupefacenti e lo Stato non ne conosce l’identità, e questo è un pericolo perché sono delle mine vaganti. Con la legalizzazione si creerebbe anche una sorta di registro, di controllo, ma dovrei avere degli strumenti sul territorio in modo tale da poter interloquire”.

8) Ritieni che sia scientificamente fondato, oppure è un timore tuo, il discorso sul pericolo che secondo te si verrebbe a creare circa il passaggio di consumo dalle droghe leggere a quelle pesanti? E poi, non pensi che realisticamente un’adeguata regolamentazione del fenomeno delle cosiddette droghe leggere potrebbe dare un bel colpo contro le mafie?

Dobbiamo vedere a quale prezzo. Il vantaggio deve essere maggiore del danno. Questo praticamente diventa difficile prevederlo prima. Sulla domanda che mi hai chiesto in precedenza, io non ho le capacità tecniche, scientifiche per dire che è normale che una normalizzazione, una legalizzazione dell’uso di droghe leggere possa creare un fenomeno di passaggio ad altro. Dico che chi fa uso di hashish lo fa sia per coprire una situazione di disagio sia per curiosità. Se lo Stato non è in grado di percepire il campanello d’allarme del giovane o meno giovane che si avvicina a una droga leggera, mettendo in atto tutte quelle iniziative che possono andare a scavare le motivazioni e quindi a rimettere nella giusta carreggiata il soggetto, quantomeno limitandolo all’uso delle droghe leggere, c’è il rischio che dopo l’emozione della droga leggera a lungo andare diventa quasi normale provare un’emozione maggiore, e poi ancora una maggiore e poi ancora una maggiore. Siccome la famiglia ha fallito e la scuola ha fallito prima della famiglia, noi non abbiamo degli strumenti tali che possono fungere da contrappeso a questo fenomeno, quindi io parlo su delle sensazioni mie personali dovute ad esperienze di vita, però non ho elementi scientifici per dire che possa funzionare o non possa funzionare. Dico che prima di fare un passo del genere lo Stato si deve dotare di tutti quei contrappesi che rendano utile questo passo avanti, e non lo rendano invece propedeutico a peggiorare la situazione”.

9) Tematica complessa che richiede approfondimenti… Passiamo adesso ad un altro argomento caro a tanti giovani operatori del diritto, e non solo. Da più parti le associazioni di avvocati lamentano una mancanza di visione per il presente e il futuro dell’avvocatura italiana. Quali possono essere i rimedi per questa situazione di assolutismo nichilistico che scoraggia tanti avvocati?

Io ho cominciato questa professione nel 1978, mio padre non era un avvocato, non avevo una tradizione di avvocati nella mia famiglia, e all’epoca era possibile emergere per chi avesse un minimo di stoffa e di voglia di studiare, io l’ho fatto partendo da zero, sono stato fortunato, sono stato bravo. Oggi i giovani laureati non hanno le opportunità che ho avuto io, non le hanno per una serie di motivi. L’università ha perso quella sua funzione di preparazione effettiva, l’università non può essere soltanto lo studio. Abbiamo trasformato il corso di laurea magistrale di Giurisprudenza da un corso di quattro a un corso di cinque anni. Avremmo potuto recuperare quel quinto anno nel far affacciare lo studente nel mondo del lavoro. E quindi un laureato quasi per inerzia è portato a iscriversi come praticante avvocato, perché nessuno gli ha detto cosa significhi la professione o come si fa la professione, e oggi con centri di potere sempre più forti per un giovane è molto, molto difficile affermarsi. La libera professione oggi è diventata quasi inespugnabile, perché c’è questa tradizione di tramandare da padre in figlio, e per un giovane che inizia e che non ha la fortuna di entrare in uno studio accorsato prendendo relazioni che poi utilizzerà nella sua attività autonoma, è molto difficile. Nel nostro Paese con la crisi economica che c’è evidentemente gli avvocati sono troppi, non sono un esperto di fenomeni sociali ma qualcuno dovrebbe studiare una inversione di tendenza. Credo che lo Stato debba smettere di incoraggiare questi tipi di percorsi che non hanno sbocco. Credo che i sociologi e gli esperti di problemi sociali debbano studiare e pubblicizzare le professioni nuove, verso cui si potrebbe indirizzare gran parte del mondo studentesco”.

10) Venendo alle tue scelte di posizionamento come politico, cosa hai trovato di diverso in Cambiamo! che in Forza Italia non hai più trovato? Cosa ti manca di Forza Italia?

Io sono stato un pioniere di Forza Italia in Puglia, vi ho aderito nel ’95, praticamente un anno dopo la discesa in campo di Berlusconi. Credo di aver dato tanto a questo partito e al Presidente Berlusconi, e anche di aver ricevuto tanto dal Presidente Berlusconi. Però un anno fa è successo qualcosa che non mi sarei mai immaginato. Per me il distacco da Forza Italia non è stata una cosa semplice, a parte per il mio carattere di persona convinta di quello che fa, non incline a passaggi allegri da un partito all’altro. Io ho cominciato nel 1980 con il Movimento Sociale Italiano e nel 1988 mi sono dimesso. Non condividevo alcune estremizzazioni del Movimento Sociale Italiano quando il segretario è diventato Rauti. Dal 1988 al ’94 mi sono dedicato alla professione e nel ’95 ho aderito a Forza Italia perché mi ha incuriosito, mi ha interessato questo imprenditore che voleva fare in politica quello che aveva fatto nell’impresa, e devo dire che avevo visto bene, Berlusconi è una persona di grande qualità, di grande cultura e affabilità; credo che non abbia più la voglia che aveva quando è sceso in campo. In Forza Italia non vedo più prevalere il criterio della meritocrazia e del radicamento, e i risultati si vedono. Forza Italia respira un po’ quando Berlusconi concede qualche intervista in più o va in televisione. Forza Italia è relegata al 5 o 6×100, un partito che ha avuto più del 30×100. Non mi sono riconosciuto più nella leadership, non di Berlusconi con il quale mantengo un rapporto di amicizia, ma nella leadership che ormai è delegata a Tajani, che secondo me è più anziano di Berlusconi. L’Onorevole Gardini ha trovato per Tajani una definizione che secondo me è aderente alla realtà: è il liquidatore del partito, e ci sta riuscendo molto bene, e tutta la catena di comando è a sua immagine e somiglianza. Mi sono visto commissariare nel 2018. Mi sono visto commissariare, non per volontà di Berlusconi, con il quale mantengo un rapporto di cordialità e di amicizia, sono stato a casa sua, però la politica è un’altra cosa; mi sono visto commissariare nel 2018, dopo che ho preso il partito nel 2015 quando era nelle mani di Raffaele Fitto, che era il ras di Forza Italia. L’ho affrontato, dopo tre mesi abbiamo fatto le regionali, nel 2015, io ho fatto l’11×100 e lui ha fatto il 9×100, nel 2018 io ho fatto il 20×100, Fitto ha fatto il 3×100, quindi vuol dire che ero riuscito a stimolare i militanti e i dirigenti a dare delle prospettive di meritocrazia. Nel 2018 io sono stato commissariato da Tajani, bontà sua. Nel 2020 in cui faremo le regionali in Puglia Forza Italia è stimata intorno al 7×100, quindi praticamente in due anni hanno perso 13 punti e questo ormai è un declino che non si fermerà più”.

11) Come vedi Raffaele Fitto quale prossimo eventuale Presidente della regione Puglia?

Raffaele Fitto è sicuramente la persona più dotata in Puglia per capacità e per esperienza. La domanda è: in Puglia, una regione con più di 4 milioni di abitanti, che a un certo punto è stata ritenuta la Lombardia del sud, che ha avuto un tasso di crescita più alto di quello delle regioni del nord, nel 2020 era proprio necessario invece di fare un salto nel futuro fare un salto nel passato? Parliamo tanto di rinnovamento, ma questo rinnovamento quando lo facciamo? Detto ciò, è sicuramente una persona che ha fatto il Ministro, il Presidente di regione, l’Europarlamentare, il Deputato, sicuramente è una persona di grande esperienza nonostante la sua età, però è uno che nel 2000 è stato già Presidente della regione Puglia. E noi dopo vent’anni quale segnale diamo alle nuove generazioni? Impegnatevi in politica perché il futuro è vostro e dovete diventarne protagonisti. La responsabilità di un partito è quella di far crescere e addestrare una classe dirigente. Tutto questo in Forza Italia non c’è più, lo dico con la morte nel cuore. Io sono una persona leale ma non fedele, perché la fedeltà è un sentimento che si presta meglio per i cani, che è nobile ma dei cani, il tuo cane se lo prendi a calci sarà sempre al tuo fianco e ti piangerà quando morirai, ma un uomo no. Dico apertamente quando uno sbaglia, rispetto la leadership, ma quando la leadership non è più quella che rispettavo – cioè quella di Berlusconi – e diventa quella di uno che crede di essere il successore di Berlusconi, allora onestamente io non ci sto più. Ho cercato di rappresentarlo a Berlusconi ma ho notato la sua stanchezza, la mancanza di volontà di entrare in queste questioni, e allora lo ringrazio per le opportunità che mi ha dato, credo di averlo ripagato con uguale moneta, però politicamente le nostre strade seppur sempre all’interno del centrodestra prendono direzioni diverse”.

Grazie per questo dialogo, strumento conoscitivo di esperienze e idee, nonché anticamera d’impegno per le attività pragmatiche della politica, nelle sue plurime sfumature e competenze.

Un pensiero riguardo “Dialogo con Luigi Vitali: garantismo, Berlusconi, economia, droghe leggere, candidature

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