Hate speech: L‘importanza della comunicazione non violenta nelle relazioni umane

L’abbrutimento del linguaggio e dei rapporti sociali, peraltro moltiplicato per effetto di internet e dei social network, costituisce una triste realtà della nostra società ed è in costante crescita. Si assiste infatti all’aumento di parole, atti, gesti e comportamenti offensivi e di disprezzo di persone o di gruppi, in particolare delle minoranze, che pervadono la scena pubblica.

Nei giorni scorsi, il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha accertato la violazione del Regolamento di contrasto alle disposizioni in tema di hate speech di cui alla delibera 157/19/CONS nei confronti dell’emittente R.T.I. in relazione ad alcuni fatti occorsi nella trasmissione televisiva “Fuori dal Coro” e nella trasmissione radio “Zoo di 105”.

Di rilevante interesse, sul punto, è altresì una pronuncia del Tribunale di Roma del 23 febbraio scorso che ha affermato, in caso di diffusione di messaggi incitanti all’odio e alla discriminazione, il potere-dovere di facebook di rimuovere i post e disattivare gli account, una volta venutone a conoscenza, rischiando altrimenti di incorrere in responsabilità.

Tale fenomeno, la cui definizione risulta acquisita grazie ai documenti internazionali in materia e alla elaborazione della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, comprende tutte le “forme di espressione che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di minaccia basate sull’intolleranza espressa dal nazionalismo aggressivo e dall’etnocentrismo, la discriminazione e l’ostilità contro le minoranze, i migranti e le persone di origine immigrata” (Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 30 ottobre 1997), è stato riferito nel tempo anche ad altre vittime, come le minoranze religiose, le donne, gli omosessuali, i disabili e gli anziani.

Espressioni contenenti insulti, offese, dichiarazioni ostili, intolleranti e discriminatorie non possono che costituire veri e propri  limiti alla libertà di manifestazione del pensiero, in quanto violano i principi costituzionali di uguaglianza e dignità umana, i diritti fondamentali della persona e il divieto di discriminazione, pilastri di una società democratica e pluralista.

In Italia, per l’accresciuta sensibilità sul tema, il 31 ottobre 2019, il Senato ha approvato la mozione per la costituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto ai fenomeni dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’istigazione all’odio e alla violenza, al fine di elaborare una riforma normativa che garantisca una efficace tutela penale e di effettuare ricerche, studi e osservazioni concernenti le manifestazioni di odio nei confronti di singoli o comunità.

Sul piano della filosofia del linguaggio, il modo di comunicare è fondamentale nelle relazioni umane e può influenzare positivamente o negativamente gli eventi concreti. Infatti, da un lato, se empatico e non violento, può costituire un efficace strumento di composizione dei conflitti, dall’altro, se offensivo, può determinare la creazione di asimmetrie e ingiustizie sociali e alimentare la violenza.

Le parole sono finestre oppure muri, ci imprigionano o ci danno la libertà” scrive Marshall Rosemberg a proposito dell’importanza, nella risoluzione dei conflitti, della comunicazione non violenta.

S. D.

 

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