Referendum Costituzionale in Russia: molto rumore per nulla

Sono entrati in vigore sabato 4 luglio gli emendamenti alla Costituzione della Federazione Russa sottoposti al voto dei cittadini dal 25 giugno al 1 luglio.

206 in tutto, renderanno necessaria la modifica di 98 leggi attualmente in vigore.

Le consultazioni sono durate una settimana intera per evitare il formarsi di assembramenti (ma era possibile anche votare da casa).

Su questo punto, i media italiani hanno trovato da ridire: troppo a lungo.

D’altra parte, se a Mosca avessero deciso di condensare il tutto in due giorni, i “nostri” li avrebbero accusati di favorire i contagi.
È presumibile, tuttavia, che tale durata abbia contribuito a garantire un’affluenza molto alta, assieme alla propaganda massiccia condotta in tivù, con il coinvolgimento di personaggi del mondo dello spettacolo e alle lotterie allestite da organizzazioni non governative con il sostegno di sponsor provenienti dal mondo degli affari.

Tra i ricchi premi, frigoriferi, auto e persino appartamenti, con estrazione in diretta sul canale Rossija 24 (vedi biglietto nella foto).

Mosca, da parte sua, ci ha tenuto a sottolineare che si è trattato di iniziative private.

Nulla di strano se alla fine l’affluenza registrata è stata del 67,97%.
Va notato che la consultazione, per essere ritenuta valida, non necessitava del raggiungimento di un quorum. Va notato anche che gli emendamenti erano già stati approvati nel mese di marzo dalla Duma di Stato e dal Consiglio della Federazione, dagli 85 parlamenti regionali, dalla Corte Costituzionale e dal presidente, Vladimir Putin .
Ma diamo un’occhiata alla scheda del referendum.

Alla domanda “Approvi le modifiche alla Costituzione della Federazione Russa?” si poteva rispondere soltanto in due modi: “sì” oppure “no”.

I 206 emendamenti andavano quindi o approvati o rigettati in blocco.

Il 77,92% degli elettori (quasi 58 milioni di russi) ha votato “sì”, mentre il 21,27% si è detto contrario (quasi 16 milioni).

Dati taroccati? Anche ammettendo qualche piccolo broglio, non credo che l’esito ufficiale  si discosti molto da quello reale.
Come cambierà la vita dei russi ora che la Costituzione è stata modificata?

Probabilmente, l’unica differenza tangibile per il popolo riguarda la possibilità di rieleggere Putin alle prossime presidenziali, sempre che Putin voglia candidarsi di nuovo.
In merito al contenuto degli emendamenti di carattere sociale su temi fortemente sentiti, per esempio su indicizzazione delle pensioni, salario minimo garantito, assistenza sanitaria accessibile e di qualità, riconoscimento dell’istituto del matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna, in Russia esistevano già alcune leggi ad hoc.

Semplicemente, tali principi sono stati “duplicati” nella Costituzione.

Ma la realtà in cui viviamo non sempre è conforme agli articoli della legge fondamentale dello Stato.

Il fatto che in essa si parli di assistenza sanitaria accessibile e di qualità non basta a coprire le carenze di un sistema scarsamente finanziato, in Russia come da noi.
Una sorpresa positiva, invece, riguarda il divieto per i funzionari di possedere conti bancari all’estero, mentre è permesso il possesso di beni immobili. Inizialmente era stato proposto l’esatto contrario (certo, resta sempre la possibilità di intestare i conti ai parenti, ma tant’è).

L’obiettivo di questo emendamento? Quello di impedire pressioni esterne sull’establishment.
Chi ha vinto, dunque?

Non certo il popolo russo, al quale è stato fatto credere che la sua opinione conti qualcosa.

A vincere (anzi, forse sarebbe meglio dire “a rafforzare la sua posizione”), in una lotta interna invisibile agli occhi degli elettori e degli osservatori esterni, è stata quella parte dell’oligarchia russa che forse potremmo ingenuamente definire “patriottica”, quella i cui interessi sono rappresentati da Putin, garante di un equilibrio di difficile attuazione, e nei vari organi di potere dello Stato.

Quindi, se alle prossime presidenziali non rivedremo Putin tra i candidati, possiamo stare certi che ci sarà qualcun altro che porterà avanti altrettanto bene (per chi?*) il suo lavoro.
E se anche Vladimir Vladimirovič dovesse ripresentarsi, scandalizzarsi è inutile: abbiamo forse mai sentito i nostri pennivendoli lamentarsi dei quattro governi consecutivi di Angela Merkel, dei quattro mandati di “Bibi” Netanyahu, dei membri ereditari della Camera dei lord o delle varie monarchie con cui l’Italia fa affari?

* Stando a un sondaggio telefonico condotto dalla compagnia assicurativa “Rosgosstrakh-Zhizn” tra fine febbraio e inizio marzo e quindi una seconda volta in giugno tra 1500 cittadini russi maggiorenni, la situazione economica delle famiglie in Russia lascia a desiderare.

I risultati sono stati pubblicati il 7 luglio e immediatamente smentiti dal ministero dello Sviluppo economico russo.

Il quadro che emerge dal tanto contestato sondaggio è il seguente: la percentuale di cittadini russi con un reddito inferiore a 15 mila rubli mensili (circa 188 euro al tasso di cambio odierno, 9 luglio) è salita quasi al 45% dal 38% dello scorso febbraio, mentre è passata dal 25,6% al 28,2% la percentuale di coloro il cui reddito è compreso tra 15 e 25 mila rubli.
Coloro che percepiscono un reddito superiore a 25 mila rubli (313 euro circa) sono appena il 27%.

Più che dimezzata la percentuale dei russi che vantano un reddito compreso tra 50 e centomila rubli al mese (ovvero tra 625 e 1250 euro), da 7,6% a 3,5%. In compenso è cresciuto il numero di coloro il cui reddito supera i centomila rubli, dall’1,8 al 2,1%.
Inoltre, la metà dei partecipanti ha affermato che il loro reddito, così come i redditi dei loro famigliari, non ha subito variazioni dall’inizio della pandemia di Covid-19.

Facciamo presente che il reddito è stato calcolato tenendo in considerazione il numero dei membri del nucleo familiare. Ad esempio, scrive RBC, se il capofamiglia percepisce 25 mila rubli al mese, ha una moglie casalinga e due figli, il reddito mensile medio per membro della famiglia ammonterà a 6.250 rubli.

 

Giulia Zanette

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