Caos procure, Onida (Consulta): “Anm trasformata in gruppo di potere che agisce per potere”

“La magistratura nel nostro sistema è soggetta, a tutela della indipendenza “esterna” ed “interna” (cioè nei rapporti fra di loro) dei magistrati, ad un sistema di governo autonomo, ma di “autogoverno temperato” dalla presenza nel Csm di membri “laici” eletti dal Parlamento, e analogamente di membri “laici” nei consigli giudiziari costituiti in ogni distretto di Corte d’Appello. Le “correnti” dell’Associazione nazionale magistrati, nate per consentire la libera espressione dei diversi orientamenti culturali e indirizzi per il governo autonomo presenti nella magistratura associata e nel Csm, sembrano troppo spesso essersi trasformate in gruppi di potere che agiscono solo per il potere, specie quando si tratta di attribuire incarichi direttivi nei vari uffici giudiziari; e la presenza dei membri “laici” (tra i quali è eletto il Vice Presidente del Csm, che è presieduto dal Presidente della Repubblica) sembra troppo spesso a sua volta essere ricondotta solo a scelte di partito”. A dirlo, intervistato dal Riformista, è il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida. “In questo modo però – aggiunge – si tradisce il ruolo del governo autonomo, che non è chiamato a proteggere interessi personali o di gruppo, né interessi politici di parte, ma a fare scelte mirate all’indipendenza, al buon andamento e all’efficienza degli uffici giudiziari”.

Quanto al modo in cui si può rimediare, Onida evidenzia: “Non certo con una riduzione dell’autonomia dell’organo di governo, e neanche forse con una crescita in esso del peso della componente di estrazione parlamentare, che potrebbe eventualmente giovare solo se gli eletti dal Parlamento a loro volta agissero in piena indipendenza e in nome non di interessi di partito da loro rappresentati, ma in nome dell’interesse pubblico all’indipendenza e al buon andamento degli apparati giudiziari. A quest’ultimo fine potrebbe giovare richiedere per l’elezione parlamentare dei membri laici una maggioranza più elevata, per favorire scelte autorevoli e non partigiane (magari anche fra magistrati in pensione, e non solo professori e avvocati), e soprattutto un costume di piena indipendenza di essi dai condizionamenti della politica contingente“.

Per Onida, dunque, “il sistema per l’elezione dei membri ‘togati’ dovrebbe favorire la conoscenza personale dei candidati da parte degli elettori, e magari includere forme di sorteggio (però facendo sì che in definitiva si tratti pur sempre di “eletti” dai magistrati) atte a contrastare il prevalere di logiche di potere correntizio. Soprattutto occorrerebbe che in tutte le componenti della magistratura si affermasse una prassi di prevalenza dell’interesse pubblico al buon funzionamento degli uffici e non di carrierismo organizzato”.

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