L’Arte a Verona tra avanguardia e tradizione e il primo Novecento da Hayez a Casorati

Alberto Cacciani

Dopo il lungo periodo di lockdown stanno riaprendo le prime attività espositive che erano state chiuse o posticipate a causa delle restrizioni dovute all’epidemia di Covid 19. Meritano sicuramente una visita due mostre aperte il 27 Giugno negli spazi della GAM Achille Forti presso il Palazzo della Ragione a Verona.

Si tratta di due eventi in contemporanea, “L’Arte a Verona tra avanguardia e tradizione. L’Ottocento e il primo Novecento da Hayez a Casorati e “La mano che crea. La Galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919). Scultore, collezionista e mecenate”, che affrontano un argomento particolarmente interessante per la storia culturale italiana: il rapporto fra mecenatismo, collezionismo e nascita di molte gallerie civiche e musei cittadini. Nel caso di specie è anche importante la lettura storica riguardante l’ascesa della borghesia cittadina che dà origine ad uno stretto rapporto fra intellettuali, artisti e istituzioni culturali (Accademie, circoli e primi sodalizi culturali) volti alla promozione e allo sviluppo delle arti liberali.

Il percorso della visita inizia dalle raccolte della Galleria costituite attraverso le donazioni di importanti collezionisti veronesi che acquisiscono opere a loro contemporanee divulgando i contenuti dei movimenti moderni e contribuendo così in modo determinante allo sviluppo delle arti figurative nella città scaligera. Si tratta di una produzione artistica meno nota di quella riconducibile alle grandi e più note scuole e movimenti dell’880 e ‘900 italiano sviluppatisi nelle città centro del dibattito culturale di allora (Milano, Firenze, Venezia con la Biennale, Roma e Napoli), ma altrettanto intenso e ricco di spunti di modernità e ricerca pittorica.

Si percepisce forte l’influenza dei contenuti sviluppati dalla vicina “Secessione” viennese, così come si comprende la grande importanza che assumono alcuni importanti esponenti della pittura italiana. Casorati è presente con alcune opere di grande intensità particolarmente significative delle diverse sperimentazioni in atto nella pittura italiana ed europea del periodo. Lega, Longoni, Dall’Oca Bianca, Fattori, Morbelli e Pelizza da Volpedo offrono ai loro colleghi veronesi spunti e idee che vanno dalle esperienze della Macchia al Divisionismo. La visita quindi ci consente di percorrere quasi un secolo di pittura italiana attraverso i generi e le correnti che l’hanno resa oggetto di recente riscoperta e valorizzazione dopo un lungo periodo di silenzio. Ci siamo storditi di Impressionismo dimenticandoci la ricchezza di proposte e percorsi connaturati nelle differenze culturali del nostro Paese, così diverso dal fenomeno di mono culturalismo francese. Una citazione particolare meritano le tante opere di scultura.

Si tratta di un’arte di più difficile percezione immediata la cui tridimensionalità ci chiama a uno sforzo supplementare di osservazione che nel nostro caso aiuta a comprendere meglio il legame fra artista e figura umana, fra realtà e monumentalità. Nella scultura non esiste il paesaggio rappresentato. Il logo che circonda una statua e il naturale complemento dell’opera, lo spazio che la completa. Una piazza, una facciata, un camposanto, un giardino o una stanza sono le collocazioni imprescindibili per cui nasce una scultura. In mostra osservando le opere esposte possiamo idealmente immaginarci dove queste avrebbero trovato la loro naturale collocazione.

Il percorso espositivo si conclude proprio con l’omaggio ad uno scultore veronese, che riassume in sé le anime del moderno intellettuale del suo tempo. Ugo Zannoni è “Artista”. Splendide sono le sue sculture e i bozzetti di prova. È “Maestro”. Grande nella capacità di creare una scuola. È “Collezionista”. Di assoluto interesse è la raccolta di opere di artisti a lui contemporanei con cui intesse solide relazioni umane e artistiche. È “Mecenate”. Impagabile il lascito alla sua città a testimonianza di un amore e di una riconoscenza profonda per quanto la sua terra gli aveva dato. Se a quanto mi auguro di avervi trasmesso aggiungiamo che la sede della mostra è ubicata nel cuore del centro storico di Verona, credo che il consiglio di una visita troverà una vostra sicura approvazione.

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