Donne e motori: eterna leggerezza dell’essere (maschile)

L’ennesima pubblicità sessista che veicola un’immagine della persona
non dignitosa attraverso la rappresentazione svilente del sesso
femminile, questa volta addirittura di una bambina.

Si tratta della nuova campagna pubblicitaria di una nota fabbrica di
automobili, che ritrae una bambina (che sembra avere al massimo 5 anni)
appoggiata sull’auto, con indosso occhiali da sole, giacca jeans e
abitino a fiori. La piccola tiene in mano una banana sbucciata per metà,
indubbio simbolo legato al sesso maschile.

Lo spot, immediatamente ritirato dall’azienda, ha suscitato moltissime
critiche. Purtroppo, nella società di oggi, la rappresentazione mercificata e non dignitosa dell’immagine femminile, utilizzata – secondo chi la utilizza – al solo scopo di attirare l’attenzione del pubblico (ma su questo si potrebbero nutrire forti perplessità) è il retaggio di una cultura maschilista e stereotipata della donna, ancora lontana da una piena ed effettiva affermazione dell’ uguaglianza tra i due sessi. Ed è ancora più grave se si considera l’estrema invasività dei mezzi di comunicazione di massa, che entrano prepotentemente nella nostra vita quotidiana, imponendo e veicolando modelli a un pubblico indistinto, peraltro senza rispondere a una precisa scelta dei fruitori.

La soluzione al problema, probabilmente, sta nella presa di
consapevolezza che una simile rappresentazione non offende solo le donne ma l’intero genere umano.

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