Elezioni USA: Trump, il futuro del $ e i rapporti geopolitici globali

 

Le elezioni USA che si terranno a novembre, tenendo conto di tutti i fattori, determineranno il futuro politico di Trump e del dollaro.

Di conseguenza, parliamo di tutta l’economia statunitense e naturalmente, delle scelte politiche che influenzeranno le politiche economiche e militari nel mondo.

Dall’economia ai rapporti di forza geopolitici, il passo è breve.

Il mondo è meno sicuro nel 2020?

Purtroppo, la risposta è affermativa e riporto di seguito gli elementi di questa analisi:

Gli USA sono un gigante dai piedi d’argilla, per via del suo debito, ma è anche il Paese meglio armato del mondo. La sua spesa militare annuale si aggira intorno a non meno di 600 MLD di $ annui e tende a crescere. Infatti, Donald Trump ha inaugurato nel 2020 il piano per una forza spaziale, con tutti i costi che ne deriveranno.

Le elezioni USA, saranno importanti anche per la riconferma di questo progetto militare così dispendioso. Se invece Trump perderà la presidenza, potrebbe essere accantonato, ma è anche realistico supporre l’esatto contrario. Infatti, nelle scelte di spesa militari di Washington, la lobby delle multinazionali americane per la difesa hanno sempre un posto in prima fila per far sentire la loro voce e, spesso e volentieri, vengono ascoltate dalla Casa Bianca.

Il Covid 19 ha portato una flessione dell’economia mondiale e Washington ha elaborato un piano di aiuti di circa 2 trilioni di $.

Per un Paese talmente indebitato  che si aggira intorno ai 55,9 trilioni, non è una notizia positiva.

Non è neppure una buona notizia la guerra commerciale che, Donald Trump, ha intrapreso nei confronti della Cina, Paese che detiene gran parte del debito sovrano statunitense.

La Cina ha comprato molto del debito americano negli anni precedenti e, in cambio, ha elargito denaro a Washington, ma quest’ultima continua con la sua politica aggressiva contro Pechino.

Non c’è da stupirsi, quindi, se fin da marzo del 2020 la Cina ha iniziato a svendere sul mercato parte del debito statunitense. Che tale operazione sia operativa per rientrare di una parte del denaro dato agli USA, per via di una forte svalutazione del dollaro in vista, oppure sia un “chiaro segnale” di Pechino nei confronti di Washington, lo lasciamo decidere al lettore che sarà in grado di valutare secondo le sue informazioni.

Come osservatore, analizzando il crescente scontro diplomatico tra i due Paesi nel mese di luglio 2020, posso solo dire che la questione sta prendendo una brutta piega. Andando un po’ a ritroso, la guerra commerciale che Trump sta facendo alla Cina, imponendo dazi, poi ritirati in parte e poi con sanzioni che arrivano ad appesantire Wall Street

fin da marzo 2018, delinea una strategia pericolosa da parte dell’amministrazione statunitense per l’economia non solo americana, ma globale. Col fine di influenzare i mercati a proprio uso e consumo in nome di un “America first”.  Uno slogan vincente nella  campagna elettorale precedente di Trump, ma è risaputo che gli slogan rimangono tali ed invece, l’economia globalizzata si posa su altri fondamenti. Infatti, la Cina, è riconosciuta a livello mondiale come economia di punta e la Germania, Paese della NATO, ha un interscambio davvero importante con Pechino.

Ma Berlino non ha solo un ottimo rapporto economico con la Cina, ma ha anche a cuore l’approvigionamento  di gas a buon prezzo che arriva dalla Russia. Con Mosca, la Germania ha deciso di costruire il gasdotto Nord Stream 2 che è semplicemente il raddoppio della linea entrata in funzione il  6 settembre 2011.

E’ bene ricordare che il primo Nord Stream, fu  costruito dall’italiana Saipem, ma l’azienda non ha voluto partecipare alla costruzione del Nord Stream 2 per non incorrere nelle sanzioni USA.

Anche per questo motivo le elezioni USA sono importanti. Infatti, Donald Trump per bloccare il completamento del Nord Stream 2, completato al 94% sta scomodando il Senato. La scorsa settimana, il Senato degli Stati Uniti ha approvato la sua versione del disegno di legge sulla spesa per la difesa del 2021, che autorizza nuove sanzioni  contro Nord Stream 2. Il disegno di legge proibisce a qualsiasi compagnia di posare tubi, fornire servizi di sottoscrizione e servizi sul progetto o fornire strutture portuali per le navi coinvolte. Se approvato, il  disegno di legge verrà applicato retroattivamente a dicembre 2019.

La volontà dell’amministrazione statunitense di interferire  nelle politiche energetiche europee è ormai palese. La Cancelliera Angela Merkel sta difendendo il progetto Nord Stream 2, affermando che “le sanzioni non sono in linea con le leggi.”  Forte del fatto che anche le opposizioni tedesche chiedono una forte opposizione alle politiche di Donald Trump.

Pertanto, l’Europa è bene che inizi a pensare cosa vorrà fare da grande. E dovrà farlo fin d’ora, senza aspettare le elezioni americane di novembre.

Personalmente ho motivo di credere che i sondaggi che arrivano dagli USA siano inesatti, così come si rivelarono farlocchi nelle scorse elezioni e Trump diventò Presidente.

Nel caso si ripresentasse lo stesso scenario, l’Europa dovrà scegliere il suo destino: rimanere ancorata agli USA e subire i suoi ricatti, oppure darsi una politica estera-economica che difenda i suoi interessi.

Intanto assistiamo in queste ore alla guerra diplomatica tra USA e Cina, con la chiusura del consolato

cinese di Houston e Pechino risponde con la chiusura del consolato di Chengdu.

La situazione è in continua mutuazione tra i due Paesi.

I toni sono sempre più accesi. Il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha lanciato un nuovo affondo, chiamando a raccolta i paesi occidentali: “ Come ha chiarito il presidente Trump, abbiamo bisogno di una nuova strategia che protegga l’economia americana e il nostro modo di vivere. Il mondo libero deve trionfare su questa tirannia”.

Come possiamo vedere, le elezioni americane hanno un’importanza davvero preponderante  nel 2020.

Nel constatare il grado di deterioramento delle relazioni tra USA e Cina, è bene prendere in considerazione la nota rilasciata dall’agenzia di stampa statale Xinhua che ha riferito di una riunione, tenutasi domenica 26 luglio. Esperti cinesi e stranieri hanno avvertito che “le relazioni tra Washington e Pechino, con tutta probabilità, peggioreranno ancora.“ Arrivando a “correre un pericolo estremo” nei prossimi tre mesi, fino alle elezioni presidenziali statunitensi di novembre.

Inoltre, Pechino ha posto la guardia costiera sotto il diretto controllo della Commissione militare cinese. Segno evidente che la Cina si sta preparando ad un qualche tipo di incidente che può sfociare nel Mar Cinese Meridionale.

Segnaliamo al lettore che, nella sezione esteri di ecodaipalazzi.it in collaborazione con Andromeda Project, sono presenti alcuni notiziari, (articoli e video) e che mettono in evidenza le scelte di Cina e Russia. Alcune di queste decisioni sono state prese per evitare ritorsioni economiche da parte di Washington. Infatti, La Casa Bianca, esercitando pressioni sulla direzione di Swift, ha disconnesso dal sistema la Banca centrale dell’Iran e altri istituti finanziari soggetti alle sanzioni statunitensi.

Mosca e Pechino hanno sviluppato sistemi informatici di pagamento per evitare, in futuro, questo tipo di trattamento.  Se gli Stati Uniti hanno usato Swift come “arma” nella loro politica estera, Russia e Cina hanno preso le contromisure, scrivendo un loro codice per ovviare a delle potenziali sanzioni statunitensi.

Inoltre, dobbiamo registrare un nuovo record nelle quotazioni dell’oro che, il 28 luglio, ha registrato un ulteriore rialzo portandosi a quota 1973 $ l’oncia. Questo record dell’oro è un chiaro segnale della situazione instabile in cui il mondo si trova e che sono dovute non soltanto alle scelte di politica estera del presidente Trump, ma hanno a che fare con una svalutazione del dollaro che, secondo alcuni analisti è alle porte.

Per le ragioni menzionate, il voto delle presidenziali di novembre, non è soltanto politicamente importante  per Trump, ma lo è per il dollaro e per ragioni geostrategiche che, inevitabilmente, determineranno le politiche economiche e militari del mondo intero.

 

Nicola Alberi

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