Fibra ottica, Bevilacqua: “Per la rete unica si creino condizioni senza forzature, pubblica e wholesale only”

Gli interessi dell’utente finale prima delle questioni di governance di gestione rete“

Superare la duplicazione dei centri di costo non più sostenibili che vengono scaricati, più o meno visibilmente, sempre a valle sul consumatore, combattere il ‘digital divide‘ con infrastrutture pianificate che diano la priorità a quelle di accesso diretto fibra all’utente finale senza però ‘criminalizzare’ il nostro patrimonio di rete in rame che, se manutenuto adeguatamente come in altri Paesi europei, può ancora dare in molti casi il proprio contributo provvisorio, sussidiario o emergenziale, utilizzare tecniche infrastrutturali che valorizzino la meno impattante, dal punto di vista paesaggistico ed ambientale, Trivellazione Orizzontale Controllata (T.o.C) accanto al più diffuso sistema di mini trincea il tutto sotto l’auspicio di una futura aggiornata ‘mappatura georadar’ dei sotto-servizi del nostro Paese e non solo delle grandi aree metropolitane”.  Così Nunzio Bevilacqua giurista d’impresa ed esperto economico internazionale.

Dopo le questioni alla base dello sviluppo dell’infrastruttura del futuro Bevilacqua prosegue “nel solco di una esigenza di un operatore infrastrutturale puro, concetto quasi unanimemente consolidatosi, una visione europeisticamente orientata alla più ampia competitività e questa volta anche ‘preziosamente’ in armonia con l’interesse nazionale, trasparente ed economica, vedrebbe a mio avviso una struttura a contempo ‘strategicamente pubblica‘, incentrata su Open FIBER e CDP e wholesale-only, con la dote di acquisire un punto di vista verso le altre Tlc solo come clienti e non anche come concorrenti”.

Il punto cruciale sarebbe in quel caso, perseguendo sempre e comunque interventi negoziali ‘diplomatici‘ e mai ‘autoritari’ forieri solo di dispersione di valori economici ed umani, non tanto il fatto di un necessario assorbimento, nella nuova eventuale creatura societaria, del personale altamente qualificato di Tim dedicato alla rete, quanto il fatto che cambiamenti di assetti societari non condivisi da entrambe le parti, in momenti in cui i progetti non possono aspettare, potrebbe portare a dei rallentamenti, progettuali ed esecutivi oltre che alla perdita di fondi che il nostro Paese oggi, a maggior ragione in post Covid-19, non può assolutamente permettersi”.

E conclude: “Che sia un operatore all’ingrosso, autonomo ed offra pari condizioni di accesso agli operatori risulta ormai una necessità, come il fatto che non sia verticalmente integrato non sono direttamente ma anche, più insidiosamente, in maniera indiretta”.

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