Voci sottese, installazione sonora al casino nobile di Villa Torlonia

«If music be the food of love play on» – scriveva il Bardo.

E chissà se, nella progettazione di Voci sottese, l’installazione presente al Casino Nobile di Villa Torlonia a Roma, Laura Bianchini e Michelangelo Lupone avevano in mente questo verso, che sembra quasi esserne il sottotitolo, perché qui si suona passeggiando.

Voci sottese, installazione sonora d’arte interattiva con Planofoni è una sorpresa, un gioco, un divertissement.

Sia in quanto interdisciplinare, poiché collega l’audio al movimento, sia perché riprende il concetto dell’arte contemporanea di entrare nell’opera, in modo che lo spettatore ne sia al tempo stesso fruitore e artefice.

Nello specifico, si tratta di sei “Planofoni” – letteralmente piano che trasmette il suono – posizionati nella parte superiore della sala principale del Casino Nobile di Villa Torlonia. Si tratta di “superfici vibranti in legno armonico”, come li definisce il suo inventore Michelangelo Lupone. Ci sono, poi, numerosi sensori ottici per cui, al passaggio di ogni persona, la musica composta per l’occasione da Laura Bianchini si diffonde nello spazio e si trasforma in base al movimento dei visitatori.

Il risultato è un misto di alti e bassi, un insieme di Voci disarmoniche ma convergenti, divertenti e curiose, che fanno pensare ad un nuovo modo di comunicare in cui non servono le parole e non servono le spiegazioni. Serve, piuttosto, muoversi dentro l’opera e lasciarsi trasportare dalle sonorità che cambiano continuamente.

Voci sottese è un momento di svago, un luogo in cui liberare e appagare i sensi, una situazione in cui si è portati all’ascolto di più voci, tutte diverse l’una dall’altra, uno stimolo per l’immaginazione.

L’iniziativa fa parte del Festival ArteScienza 2020, in programma fino al 4 ottobre in varie location romane (www.artescienza.info) all’interno di Romarama, il palinsesto  culturale promosso da Roma Capitale.

Voci sottese sembra voler suggerire varie riflessioni.

Se l’ascolto di suoni  differenti fosse esercizio per sviluppare la sensibilità umana? Se, dopo mesi e mesi di chiusura, cominciassimo davvero ad aprire la mente? E se, in questo momento cupo e ansiogeno, l’arte e la musica, come medicine senza alcun effetto collaterale, diventassero la nostra cura?

Dunque, «Se la musica è il cibo dell’amore, suonate ancora!».

Sabrina Sciabica

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