Sul set al tempo del Covid, con Claudia Gusmano da L’Allieva 3

Claudia Gusmano è un’attrice siciliana; in questi giorni la vediamo ne L’Allieva 3, la serie tv con Lino Guanciale e Alessandra Mastronardi in onda la domenica sera su Rai Uno. Partendo dal teatro ha lavorato in diverse fiction italiane e in un cortometraggio selezionato a New York dal Tribeca Film Festival di Robert De Niro. Eppure non avrebbe mai immaginato di vivere l’esperienza del lockdown durante le riprese.

Come è stato girare in tempi di Covid?

«In realtà avevamo iniziato a girare L’allieva prima del Covid. A causa del lockdown abbiamo dovuto interrompere e per ricominciare, prima di tutto, abbiamo dovuto fare i tamponi. Oggi, appena arrivi sul set, ti aspetta la misurazione della temperatura, non ci sono baci e abbracci, e si indossa sempre la mascherina fino al momento di girare la tua specifica scena. Tra l’altro esiste la figura del Covid Manager che ha il compito di vigilare su tutto.
Devo ammettere che sui set è cambiato molto, ma è comunque possibile continuare a lavorare in sicurezza e con le precauzioni del caso. Eppure, nonostante tanti fastidi, devo anche dire che c’è più amore. Non che prima non ce ne fosse, ma riprendere ti fa capire quanto sei fortunato a stare bene e a potere ricominciare, al contrario di tanta gente che è rimasta a casa senza lavoro.»

Claudia, mi piace definirti “una marsalese in Rai”, e sei nel cast della fiction già dalla seconda serie, eppure chi ti conosce sa che la tua formazione è stata in teatro. Quanto aiuta l’esperienza del palcoscenico nella recitazione per la tv e per il cinema?

«Dal mio punto di vista, la recitazione è una soltanto, e basta; non vedo grosse differenze. Credo molto nelle squadre di lavoro. Se sono valide funzionano allo stesso modo sia in teatro sia in tv. E credo in chi le dirige. Le diversità sono altrove. Il teatro mi fa sentire nomade; il palcoscenico dà soddisfazioni, tante ed immediate, in quanto hai subito un riscontro di quello che fai. D’altro canto la tv ti dà una visibilità maggiore, che può essere utile anche per il teatro e per il cinema, sul quale tra l’altro sto attualmente concentrando le mie energie.»

 E come vedi l’inverno per i teatri italiani? Sempre in ottica Covid, è possibile una ripresa?

«Credo che il problema maggiore sia far tornare il pubblico in sala. Noi attori, così come le maestranze, dobbiamo seguire le regole cui accennavo, fare i tamponi e prendere le giuste precauzioni, che comunque anche in altri settori lavorativi devono essere rispettate. È fondamentale non correre rischi ma non si deve bloccare il teatro. Certamente ci saranno dei meccanismi diversi, proprio come per le troupe televisive e cinematografiche ma, con i giusti accorgimenti, mi auguro che riprenda il prima possibile, perché è necessario che sia così.»

Ne L’allieva sei Erika, una ragazza divertente, grazie anche all’accento siciliano che ti rende ironica e pungente. Totalmente diverso è il ruolo che ti ha visto protagonista nel cortometraggio Viola, Franca presentato al Tribeca Film Festival del 2017 (qui il trailer). La regista Marta Savina presenta la storia di un personaggio reale, drammatico e profondo, ovvero la prima donna, Franca Viola appunto, che ha osato reagire al matrimonio riparatore denunciando le violenze subite. Franca è diventata il simbolo dell’emancipazione della donna… e a Claudia, cosa ha lasciato?

«Posso dirti che interpretare Franca e, nel complesso, l’intero progetto del cortometraggio, mi ha lasciato uno spazio enorme dentro. In parte è stato colmato mentre lavoravamo, ma mi sono ritrovata questa mole di esperienza, di empatia, di meraviglia. La scoperta di questo personaggio splendido è stata, allo stesso tempo, la rivelazione di me stessa.
D
a lì ho cominciato a pensare che mi piacerebbe ritrovare la stessa intensità in altri ruoli e vivere il mio lavoro come una missione per raccontare storie fondamentali per tutti noi. Come se quel ruolo avesse piantato in me il seme di voler fare cinema, in quanto grazie ad esso ho lasciato il teatro per dedicarmi al grande schermo. Ho tanta voglia di fare, e un immenso vuoto da riempire con esperienze simili. Per il momento, comunque, vi invito a guardarci la domenica sera su Rai Uno, perché ho avuto la fortuna di trovare, ne L’allieva, dei colleghi eccezionali. Siamo un bel gruppo di lavoro, che non si fa la guerra ma costruisce sinergie. Ci divertiamo parecchio. E spero davvero che la serie possa avere lo spazio che merita.
Credo che il nostro lavoro sia quello di ‘giocare seriamente’, come fanno i bambini. Quindi ti diverti anche a fare le parti drammatiche; intendo dire che non è che per interpretare Franca mi sia divertita meno dell’Allieva, così come quando ho interpretato Marina nella serie La mafia uccide solo d’estate.
La recitazione è un grande gioco che deve essere preso con serietà, perché c’è uno studio dietro.
È un po’ come giocare a scacchi, talvolta inventandosi le regole.»

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