Il “Giardino degli Angeli” di Roma una violazione dei diritti umani?

La triste vicenda del cimitero delle croci bianche, di cui parla in questi giorni la cronaca di Roma, riapre una polemica di forte impatto sociale riguardante l’aborto, la violazione dei diritti umani e delle libertà di autodeterminazione della donna, la dignità dell’embrione, la protezione dei dati personali, la libertà religiosa.

Scoperto per caso da una donna, sostenuta in seguito da molte altre, sembrerebbe che al cimitero Flaminio di Prima Porta di Roma ci sia uno spazio, chiamato “Giardino degli Angeli” ove vengono seppelliti i feti abortiti, con l’indicazione, sulle relative croci, delle generalità delle donne che hanno interrotto la gravidanza, senza il consenso di queste ultime, peraltro in violazione delle disposizioni del DPR 285/1990, recante “Regolamento di polizia mortuaria”, che ne disciplina la materia.

Per la difesa dei diritti fondamentali delle donne e dell’embrione sono scese in campo diverse Istituzioni, associazioni di volontariato, anche religiose, e movimenti femministi: il Garante per la protezione dei dati personali ha aperto un’istruttoria al fine di accertare la conformità dei comportamenti adottati dai soggetti pubblici coinvolti con la disciplina in materia di privacy; un gruppo di parlamentari e consigliere regionali del Lazio ha presentato un’interrogazione parlamentare al riguardo; l’Associazione Differenza Donna ha depositato un esposto in Procura; la Presidente della Commissione di inchiesta sul femminicidio del Senato è intervenuta per denunciare la vicenda. L’obiettivo comune è quello di porre fine ad una prassi che non fa che aggiungere altro dolore ad una situazione che è di già grande sofferenza per la donna.

Silvia D’Oro

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