Il risultato è ancora in bilico e arriverà, salvo ricorso alla Corte Suprema, solo fra un paio di giorni. Un mancato risultato che sorprende la politica italiana. In primo luogo perché il candidato democratico, Joe Biden, era dato fortemente in vantaggio sul presidente in carica, Donald Trump. In secondo luogo perché il sistema elettorale americano era fra quelli invidiati da una parte delle forze politiche perché, si dice, “consente di sapere chi governerà il paese nei prossimi quattro anni la sera stessa delle elezioni”. Certo, il voto a distanza anticipato di giorni rispetto al giorno delle elezioni contribuisce a rallentare i lavori degli scrutinatori, ma è in primo luogo la netta divisione dell’elettorato che appare dai primi risultati, a determinare le incertezze maggiori.

“Di sicuro, gli Stati Uniti usciranno da questa tornata elettorale piùdivisi di come vi sono entrati”, sottolinea l’ex presidente del Consiglio, Enrico Letta. Più divisi e, quindi, meno forti di prima. E’ questo, prima ancora di una eventuale vittoria di Donald Trump, a preoccupare gli osservatori italiani, a cominciare dagli esponenti di governo. E’ alla luce di questa ‘fragilità degli Stati Uniti che il ministro degli Affari Europei, Vincenzo Amendola, incoraggia il Vecchio Continente a “continuare sulla strada dell’Autonomia Strategica” inaugurata per fare fronte alla politica estera inaugurata da Donald Trump a colpi di dazi e unilateralismo. “La presidenza Trump ha giocato sull’unilateralismo delle relazioni internazionali. Una scelta che non so quanto abbia favorito il rafforzamento del ruolo degli Stati Uniti nel mondo. Non avere alleanze o mettere in discussioni l’Onu e la Nato è stata una scelta su cui l’Europa ha costruito intelligentemente una autonomia strategica, che non significa rinunciare all’alleanza atlantica”, spiega Amendola. Una scelta benedetta anche da Enrico Letta: “Comunque vada gli Stati Uniti usciranno molto più divisi da questa competizione elettorale e l’Europa deve puntare sull’autonomia strategica”.

Al di là della strategia europea, sul piatto rimane il rapporto storico fra Italia e Stati Uniti che, precisano i commentatori italiani, non è messa in discussione da questa o da altre competizioni elettorali. Ciò non significa che i partiti rimangano spettatori disinteressati a quanto avviene oltre oceano. Matteo Salvini, ad esempio, ha pubblicamente manifestato la propria preferenza per Donald Trump, al punto da indossare la mascherina con il nome del presidente americano e lo slogan della sua campagna elettorale in tv e sui social. E, di fronte al testa a testa americano, il leader leghista commenta: “Tutti avevano annunciato una grande vittoria di Biden e, come al solito, non ci hanno preso. Comunque vada a finire è un successo per la democrazia. Io mi auguro che vada a finire con la conferma a sorpresa di un presidente che non ha fatto guerre a casaccio per il mondo”.

Dall’altra parte, il Partito democratico sostiene Joe Biden, pur sin modo più cauto e istituzionale. “Ci aspettano giorni durissimi e incerti”, commenta il Responsabile Esteri del Pd, Emanuele Fiano, dopo aver letto le dichiarazioni di Trump a proposito del ricorso alla Corte Suprema. Imparziale rimane il Movimento 5 Stelle che, anzi, bacchetta alleati e avversari politici: “Fare le cheerleader di questo o quel candidato è stupido”, dice il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano che, poi, rivolge lo stesso rimprovero anche ai dem: “Certo che ce l’ho anche con loro”. Per Di Stefano, “bisogna sostenere l’alleanza con gli Stati Uniti, chiunque sia il Presidente. Noi non siamo così superficiali e quindi non ci siamo schierati”.

Nessuno, al di là delle preferenze, mette però in discussione il rapporto Italia-Usa. Al contrario, è stata l’amministrazione Trump a essersi progressivamente sfilata, fino a questo momento, dall’impegno nell’Organizzazione delle Nazioni Unite e nella Nato, come spiega Amendola: “La presidenza Trump ha giocato sull’unilateralismo delle relazioni internazionali. Una scelta che non so quanto abbia favorito il rafforzamento del ruolo degli Stati Uniti nel mondo. Non avere alleanze o mettere in discussione l’Onu e la Nato” da parte di Trump “è stata una scelta su cui l’Europa ha costruito intelligentemente una autonomia strategica, che non significa rinunciare all’alleanza atlantica”.

Di diverso avviso il vice presidente di Forza Italia, Antonio Tajani: “Non sono d’accordo con Trump sulla Nato e la politica commerciale, ma io credo che dobbiamo lavorare per una visione complessiva, strategica nel rapporto con gli Usa. Se vogliamo lavorare per la pace, gli Usa devono essere in prima fila”.

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