“Caro direttore, in seguito alle follie dei mesi da giugno a settembre (da un lato movide, apertura delle discoteche, viaggi all’estero nelle zone più a rischio, pazza gioia a Porto Rotondo diventato un grande focolaio, dall’altro mancata riorganizzazione del sistema dei trasporti urbani, propagazione del contagio in seguito alla riapertura delle scuole, mancata riorganizzazione della medicina di base) l’Italia a settembre-ottobre ha perso tutto ciò che aveva guadagnato con un lockdown durissimo da marzo a maggio sul terreno della riduzione del contagio. Hanno la documentata responsabilità sia il governo, sia regioni di centrodestra (Lombardia, Sardegna), sia regioni di centrosinistra (Emilia Romagna, Campania). In sostanza da giugno ad ottobre abbiamo dato prova sia come classe politica sia per de) che riguarda una parte della popolazione di non saper «convivere» con i virus. Questa incapacità però non è stata solo nostra, ma del resto dell’Europa, degli Stati Uniti e della Russia. Al contrario, a parte la Cina (che è un gigantesco campo di concentramento), nel Giappone, a Taiwan, in Corea del Sud, a Singapore governi e cittadini si sono rivelati capaci di condurre il contagio ai minimi termini senza neanche ricorrere al lockdown: lo hanno fatto attraverso la capacità tecnica dei governanti e la serietà e l’autodisciplina dei cittadini. Allora però visto che le cose erano andate così, cioè male, se davvero il presidente Conte fosse simile a Churchill (è stato lui a fare il paragone) a ottobre avrebbe dovuto prendere il toro per le corna e nel momento in cui la seconda ondata stava partendo avrebbe dovuto giocare d’anticipo e dichiarare un lockdown secco e nazionale, con un unico addolcimento rispetto a quello di marzo, cioè l’attività dell’industria manifatturiera, visto che non si era fatto niente di niente e invece si era consentito quasi tutto allora per riprendere in mano la situazione occorreva uno shock, cioè un lockdown deciso dal centro. Siccome, però, il presidente Conte non è Churchill, ma la versione moderna di Mariano Rumor, capo della corrente dorotea della DC negli anni ’70, è iniziato un incredibile mercanteggiamento fra il governo e le regioni perdendo un mese e mezzo di tempo che ha portato alla divisione in tre fasce e alla fissazione di ben 21 parametri. Ci dispiace, ma dobbiamo dire che ci si trova di fronte a un tentativo di imbrogliare la gente sia da parte del governo, sia da parte delle regioni evitando di dire la verità e di assumer si delle durissime responsabilità rispetto ad una situazione molto grave.

Al di là della sofisticazione tecnica sui 21 parametri, il nodo fondamentale è costituito dal numero dei morti e da quello che ci stanno dicendo da un lato l’ordine dei medici, dall’altro lato i medici e gli infermieri che stanno negli ospedali, parte dei quali continuano a lavorare essendo contagiati. Per altro verso, ci stanno i numeri riguardanti le presenze negli ospedali, quelle nelle terapie intensive, la situazione di pronto soccorso, per non parlare dei tamponi e dell’impossibilità del tracciamento: molte Regioni si rifiutano di fare tamponi agli asintomatici, il che vuol dire che è saltato tutto sul terreno di qualunque prevenzione. Allora siccome né il governo, né le regioni di tutti i colori vogliono confessare il fallimento che comunque, per salvare vite umane, richiederebbe un lockdown fatto però con un mese e mezzo di ritardo, adesso assistiamo ad una inaccettabile pantomima fatta sulla pelle della gente: la tragicommedia di Napoli è emblematica di una situazione allo sbando. Poi, siccome non ci dobbiamo far mancare nulla, il governo ha anche annunciato che siccome il generale Arcuri ha finora perso tutte le battaglie, dalle mascherine, ai vaccini influenzali (ma su questo ha giocato insieme alle Regioni), sui tamponi adesso deve anche affrontare la battaglia sui vaccini antivirus. Su di essi, caro direttore, lei si è già soffermato nell’articolo pubblicato venerdì: è un tema che va molto approfondito, ovviamente non in chiave no vax, ma per evitare altri disastri. Il masochismo è considerato una perversione sessuale: in Italia è diventato anche una perversione della politica, di cui a nostro avviso sono affetti entrambi gli schieramenti”.

Così Fabrizio Cicchitto, Presidente Riformismo e Libertà al quotidiano Il Tempo.

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