Leggere che il Ministro Luigi Di Maio avrebbe garantito al governo degli Emirati Arabi che il nostro esecutivo non si costituirà parte civile nel futuro processo per il fallimento di Alitalia, dove tra gli altri sono indagati i manager della compagnia Etihad, è clamoroso. Quel fallimento ci è costato dal 2017, 1.3 miliardi di contributi a fondo perduto, ulteriori 3 miliardi per capitalizzare la nuova newco, più altre decine di milioni di ammortizzatori sociali per i lavoratori della compagnia. Non costituirsi parte civile in un procedimento che vuole accertare le cause di quel fallimento, ferma restando la presunzione di innocenza per gli indagati, non sarebbe realpolitik ma un venir meno al dovere di disciplina e onore che richiede la Costituzione a chi esercita funzioni pubbliche. E’ per questo che ho presentato oggi due interrogazioni, una al ministro Di Maio chiedendogli se davvero ha preso quell’impegno, come riportato chiaramente in un documento diplomatico rispetto al quale si deve nutrire massimo rispetto e massima attendibilità, ed una al Presidente del Consiglio e ai ministri competenti per sapere se il governo si costituirà parte civile. Vedremo se il governo avrà il coraggio di rispondere o se si trincererà dietro un’imbarazzante e imbarazzato silenzio“.

Lo afferma in una nota Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato.

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