“I vaccini a mRNA contro il Covid-19 potrebbero essere pericolosi a lungo termine?”.
Per trovare una risposta alla domanda che si stanno facendo in molti negli ultimi tempi, il quotidiano israeliano in lingua inglese Jerusalem Post ha intervistato due esperti israeliani: Tal Brosh, a capo del Dipartimento di Malattie infettive del Samson Assuta Ashdod Hospital, e Michal Linial, professoressa di chimica biologica presso l’Università Ebraica di Gerusalemme.
Venerdì 13 novembre, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato la firma di un accordo con l’azienda farmaceutica Pfizer Inc. per l’acquisto del suo nuovo vaccino contro il Coronavirus.
Un’altra intesa è stata siglata in precedenza con l’azienda di biotecnologie Moderna. Al fine di ricevere l’approvazione della Food and Drug Administration, i due colossi statunitensi dovranno dimostrare che i loro vaccini a RNA messaggero non presentano effetti negativi immediati o a breve termine sulla salute umana. Tuttavia, come osserva il Jerusalem Post, “quando nel mondo avrà inizio l’inoculazione di questi vaccini del tutto nuovi e rivoluzionari, non si saprà praticamente nulla sui loro effetti a lungo termine”.
“C’è una corsa per far vaccinare il pubblico, quindi siamo disposti a correre più rischi”, ha commentato Tal Brosh.
Di che tipo? Ancora non lo sappiamo.
“Ci sono rischi unici e sconosciuti per quanto riguarda i vaccini a RNA messaggero, tra cui risposte infiammatorie locali e sistemiche che potrebbero portare a malattie autoimmuni”, ha aggiunto l’esperto.
Stando a un articolo pubblicato dal Centro Nazionale per le Informazioni Biotecnologiche (che fa capo agli Istituti Nazionali di Sanità) e citato dal Jerusalem Post, altri rischi riguardano la biodistribuzione e la persistenza dell’espressione immunogenica indotta, il possibile sviluppo di anticorpi autoreattivi e gli effetti tossici di eventuali nucleotidi non naturalmente presenti e di componenti del sistema di somministrazione.
Secondo Michal Linial, non c’è motivo di preoccuparsi: “l’mRNA è una molecola molto fragile, il che significa che può essere distrutta facilmente; appoggiata su un tavolo, scomparirebbe nel giro di un minuto”, mentre “il DNA è più stabile”.
La professoressa dell’Università Ebraica di Gerusalemme non è tanto preoccupata per l’uso della tecnologia a mRNA quanto per l’efficacia a lungo termine del vaccino, e per altri fattori che potrebbero far andare storto qualcosa, portando le persone a credere di essere immuni quando in realtà non lo sono.
Infatti diverse questioni restano aperte in merito alla capacità di questi vaccini di determinare una risposta immunitaria sufficientemente forte e duratura. “Se le persone si comportassero come se fossero immuni al virus senza esserlo realmente, allora si realizzerebbe lo scenario peggiore”, ha affermato la Linial.
Il direttore del Dipartimento di Malattie infettive del Samson Assuta Ashdod Hospital ritiene che Israele e il mondo intero dovrebbero esercitare cautela nei confronti di qualsiasi candidato vaccino finché i risultati finali della fase 3 non saranno sottoposti a peer review e pubblicati. A quel punto “avremo un profilo di sicurezza relativo soltanto a un certo numero di mesi, quindi se ci sono effetti a lungo termine dopo due anni, non possiamo saperlo”, ha osservato Tal Brosh, aggiungendo che potremmo anche attendere al fine di scoprirli, “ma in tal caso dovremmo tenerci il Coronavirus per altri due anni”.
“I vaccini classici richiedono tempi di sviluppo di una decina di anni. Non credo che il mondo possa aspettare un vaccino classico”, ha commentato Michal Linial.
Quando le è stato chiesto se fosse disposta a farsi inoculare subito il vaccino, ha risposto: “Non lo farò immediatamente, probabilmente non per il prossimo anno almeno”, perché “dobbiamo vedere se funziona davvero”.

Ci sarà un’ondata di accuse di complottismo ed oscurantismo contro gli esperti israeliani?

Nel Regno Unito, intanto, dove il Servizio sanitario nazionale (NHS) sta pianificando una vaccinazione di massa contro il Covid-19 in tutto il Paese, l’Agenzia regolatrice inglese dei farmaci si aspetta una “grande quantità” di segnalazioni di reazioni avverse. A tale riguardo, ha affidato all’azienda produttrice di software Genpact il compito di sviluppare uno strumento basato sull’intelligenza artificiale in grado di gestire correttamente il flusso di informazioni atteso con la garanzia che nessun dettaglio venga omesso. Lo riferisce il Financial Times.

Giulia Zanette

 

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Un pensiero su “Jerusalem Post: Dai vaccini a mRNA “rischi unici e sconosciuti” ma “non possiamo aspettare””

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