Sono liberi i pescatori di Mazara del Vallo bloccati in Libia da 108 giorni con l’accusa di aver violato le acque territoriali. Tre mesi fatti di appelli, polemiche, lavoro diplomatico e di intelligence, interrogazioni e proteste e conclusi in mattinata con un blitz del premier Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Bengasi, per incontrare il generale Haftar. E annunciare finalmente il rientro in patria dell’equipaggio dei due pescherecci: l’Antartide e il Medinea, lasciato stasera il porto di Bengasi, sono attesi nella tarda serata di sabato in Sicilia.

I nostri pescatori sono liberi. Avevamo promesso di portarli a casa entro Natale e lo abbiamo fatto“, ha detto Di Maio al termine del colloquio con l’uomo forte della Cirenaica, mentre Sergio Mattarella, informato da Conte, esprimeva la sua soddisfazione. In Italia intanto erano gia’ rimbalzate le notizie a staffetta tra Roma, Mazara del Vallo e il porto libico sull’imminente liberazione. Una lente di ingrandimento, quella piazzata sin dal mattino su tutte le tappe del blitz e sulle sue modalità, che ha scatenato immediate polemiche.

“Certe cose prima si fanno e poi si annunciano”, ha commentato il leader della Lega Matteo Salvini, mentre i suoi colleghi di partito hanno chiesto che Conte riferisca in Parlamento per il riconoscimento implicito del ruolo di Haftar. Resta il fatto che dopo tre mesi la vicenda si è finalmente sbloccata, dopo una serie di incontri al livello politico che hanno affiancato il lavoro di intelligence. Oltre all’appello alla liberazione lanciato dall’Ue al termine dell’ultimo Consiglio europeo, nell’ultima settimana si sono susseguiti contatti diplomatici anche ufficiosi. E’ di appena due giorni fa la visita a Roma del premier libico Fayez al-Sarraj. Una visita ufficialmente ‘privata’ nel corso del quale il tema dei pescherecci in mano al suo rivale ha avuto un peso. Cosi’ come lo ha avuto nel corso del vertice di ieri a Palazzo Chigi su Regeni, in una triangolazione che non può non guardare allo stretto rapporto tra l’Egitto di al Sisi e Haftar. L’incontro di oggi tra l’altro ha permesso al generale di Bengasi di riaffermare un ruolo che ormai si era completamente sbiadito nella partita libica, tanto che la pagina Facebook del Comando delle sue Forze armate si è affrettata a dare l’annuncio ufficiale del colloqui. Spiegando che Haftar “ha elogiato il ruolo che il governo italiano gioca nel sostegno ad una soluzione della crisi libica”.

Una frase che non è passata inosservata in Italia: “Terminata la sfilata in Libia in compagnia del ministro degli Esteri – hanno attaccato i deputati della Lega Paolo Formentini ed Eugenio Zoffili – ora Conte chiarisca subito in Parlamento se sosteniamo il governo di al-Sarraj o le posizioni di Haftar, che esce rafforzato e rilegittimato dall’inusuale visita di oggi. Visita avvenuta sulla base di intese politiche o diplomatiche ora tutte da chiarire e che mai possono prevedere la svendita dei nostri interessi nazionali”.

Polemiche che si sono affiancate a quelle sull’opportunità di rendere noto il viaggio a Bengasi mentre era ancora in corso. Nei lunghi mesi di trattative per il rilascio dei pescatori era poi trapelata anche l’ipotesi che Bengasi puntasse a uno ‘scambio di prigionieri’, chiedendo di rilasciare 4 connazionali. Calciatori per la Libia di Haftar, scafisti attualmente in carcere per una traversata in cui morirono 49 migranti per l’Italia. I 18 pescatori – otto italiani, sei tunisini, due indonesiani e due senegalesi – sono ora attesi a Mazara del Vallo da una città in festa. Il premier ha ricevuto i ringraziamenti anche dal capo del Governo tunisino, Hichem Mechichi per il loro rilascio. “Buon rientro a casa”, è stato il tweet postato da Conte sulla foto dei pescatori una volta tornato in Italia.

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