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Cannabis: Antropologia medica

L’antropologia medica è sinteticamente definibile come il settore della ricerca antropologica che studia da una parte i fattori che causano, mantengono le situazioni di malattia all’interno delle popolazioni umane, dall’altra le strategie e le pratiche che le diverse comunità umane hanno sviluppato al fine di rispondere alle malattie stesse. Se nell’epoca della mondializzazione economica e dei sorprendenti successi della biomedicina, gli studi dell’antropologia medica e dell’ etnomedicina possono sembrare interessanti quasi solo dal punto di vista storico o folcloristico, potrà essere utile ricordare alcuni fatti non abbastanza noti.

Nel mondo, oltre 4 miliardi di individui non utilizzano i rimedi della biomedicina, né mai ne diverranno fruitori in quanto indigenti; quando malati, il 70% degli abitanti del pianeta fa essenzialmente ricorso ai rimedi della medicina tradizionale per soddisfare i bisogni di salute primaria; nella sola Cina oltre 5100 specie vegetali e animali sono sfruttate dalla medicina tradizionale, mentre si stima che le popolazioni del nord-ovest amazzonico utilizzino oltre 2000 specie vegetali; nella ex Unione Sovietica circa 2500 specie di piante sono impiegate a scopi medici; in Birmania il 90% della popolazione si cura “vernacolarmente”.

cannabis-medica-italiaQueste situazioni non devono però essere considerate solo come semplici peculiarità dei cosiddetti paesi meno sviluppati; esse investono anche, e in modo deciso, i sistemi di cura dei paesi occidentali

In Occidente, nel corso degli ultimi anni, il fabbisogno mondiale di piante medicinali è triplicato e, secondo dati recenti, il 30% dei farmaci venduti in Italia e circa il 35% di quelli venduti in Francia e in Germania sono OTC (Over The Counter: farmaci che non richiedono prescrizione medica, per la maggior parte autoprescritti) e si prevede che nei prossimi anni vi sarà un ulteriore, forte aumento di questa percentuale. Secondo Kleinmann (1995), una percentuale oscillante fra il 70 e il 90% degli episodi di malattia che affliggono i cittadini statunitensi sono trattati, in prima istanza, all’interno della sfera familiare e popolare. Un numero consistente di pratiche curative svincolate dalla “razionalità” medico-scientifica proliferano nel cuore stesso dell’Occidente industrializzato.

Questi dati paiono sufficienti a far comprendere come il pluralismo medico, i rimedi delle medicine tradizionali e, in generale, l’attitudine culturale alla malattia e alla cura riguardino direttamente il benessere e la cura dell’intera popolazione mondiale. Per la maggior parte di essa, per giunta, i rimedi tradizionali sono anche gli unici rimedi disponibili. Negli ultimi tre decenni l’antropologia medica e l’etnomedicina hanno acquisito un rilievo sempre maggiore, grazie anche agli auspici e alle risoluzioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il Programma Medicina Tradizionale dell’OMS, sviluppato attraverso una serie di risoluzioni adottate dall’Assemblea Mondiale della Sanità e dai Comitati Regionali dell’OMS, nasce come risposta alle esigenze poste da un rinnovato interesse per le terapie etniche, e mira all’identificazione e, eventualmente, all’utilizzazione all’interno dei servizi sanitari nazionali di quanto essa può validamente offrire.

Se entriamo nel mondo della storia e dell’antropologia della Cannabis ci accorgiamo che quest’ultima, come altre piante psicotrope in grado di modificare lo stato di coscienza, hanno trovato notevoli resistenze nel loro incontro con l’Occidente.

Lo studio degli stati modificati di coscienza, infatti, si è sviluppato soprattutto negli Stati Uniti negli anni ’60 del ‘900. La ricerca si è occupata e si occupa di studiare quegli stati generati in determinate condizioni di stress, di deprivazione, si sollecitazione sensoriale oppure indotti da sostanza naturali o sintetiche. 

Per quanto riguarda le sostanze stimolanti di origine vegetale quale ad esempio la cannabis, è interessante studiarne l’origine e la storia per accorgersi dell’importanza del contesto rituale il cui uso era strettamente connesso. 

Linneo nel 1753  ha denominato cannabis sativa la canapa chiamata ganja in India, kif in Marocco e in Algeria, hashish in Siria e in Libano, marijuana nel nord america e macoñha in Brasile.

Nel 1845 il dottore francese Moreau de Tours ha pubblicato la prima opera sugli effetti allucinogeni dell’hashish che egli aveva sperimentato su se stesso. Lo studioso fornisce una minuziosa testimonianza narrativa delle modificazioni psichiche sperimentate. Descrive infatti otto effetti psichici della pianta tra cui :

  • uno stato di euforia che alcuni assimilano alla felicità

  • una eccitazione intellettuale e con, al limite, dissociazione mentale

  • dispercezione spazio-temporale

  • modificazioni della sensibilità uditiva

  • insorgenza di idee fisse

  • iper affettività

Sami–Ali nella sua opera Hashish in Egitto sottolinea che Moreau de Tours fornisce una descrizione di uno stato patologico, come spesso l’Occidente fa nei confronti delle piante psicotrope, mentre nella tradizione popolare egiziani, l’hashish è considerata una pianta medicamentosa.

Dal punto di vista botanico, come il papavero, la canapa o cannabis appartiene a un genere di piante dalla morfologia e dalle proprietà simili. Tutte le specie contengono tetraidrocanniboli o THC, cannabinoli e fenoli-cannabinoli, seppur in percentuale diversa. La specie utilizzata a scopo tessile, ovvero la cannabis sativa, ne contiene in dose bassa, ma non irrilevante.

La pianta è originaria dell’Asia Centrale, è stata introdotta in Europa come ricorda Erodoto nelle sue Storie (Storie, IV, 74-5) attraverso la sua coltivazione della regione del Basso Danubio.

In Italia la pianta si è diffusa nell’epoca repubblicana (Cattabiani, 2011) nell’Emilia e della Campania diventando in breve tempo una delle principali coltivazioni. Se fino a qualche decennio fa l’Italia era secondo produttore di canapa sativa, la sostituzione con la fibra sintetica ha ridotto di molto sia la produzione sia l’acquisto. Attualmente attraverso l’opera di Assocanapa e di altre associazioni c’è un rinato interesse per la produzione agricola di canapa non solo per la tessitura ma anche per il settore alimentare e delle costruzioni.

(foto: wikipedia.org)

 

Bibliografia

A. Guerci, Dall’antropologia all’antropopoiesi: Breve saggio sulle rappresentazioni e costruzioni della variabilità umana. C. Lucisano Editore, Milano 2007

A. Cattabiani, Florario, Mondadori Milano 2011

Erodoto, Storie, Mondadori, Milano, 2000

G. Samorini, Gli allucinogeni nel mito. Racconti sulle origini delle piante psicoattive, Nautilus, 1995, Torino, pp. 40-41

Sami Ali Le haschisch en Égypte, Paris: Payot

V. Ewin, 1949, rip. in H. Schleiffer, 1979, Narcotic Plants of the Old World. An Anthology of Texts from Ancient Times to the Present, Monticello, New York, Lubrecht & Cramer, pp. 59-60

T. Re, C. Ventura “Transcultural Perspective on Consciousness: a bridge between Anthropology, Medicine and Physics” Cosmos and History: The Journal of Natural and Social Philosophy, vol. 11, no. 2, 2015

 

T. Re, F. Manca, A. Siri, D. Spulber “Le comunità come attori del cambiamento, verso una prospettiva ecologica” in  Micro relazioni come rete vitale del sistema economico e produttivo a cura di L. Bistagnino, Edizioni Ambiente, Milano 2014 ISBN 978-88-6627-142-0

 

T. Re, G. Vitiello, M. Simoes, J. E. Martins, J. Pentikäinen, C.Ventura “Transcultural Perspective on Consciousness: a bridge between Anthropology, Medicine and Physics” Congress on Consciousness, Helsinki 2015 https://tsc2015.sched.org

 

Sitografia

http://www.cerfit.org/

http://www.cattedraunesco.sdf.unige.it/

www.etnomedicina.unige.it/

http://www.mimondo.it

http://www.assocanapa.org/

http://samorini.it

http://www.fuoriluogo.it/

 

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