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Lavoro femminile, i dati preoccupanti di Forza Italia

“JobsAct: il lavoro non e’ una cosa per donne”, il convegno organizzato dal Dipartimento nazionale libertà civili e diritti umani (guidato da Mara Carfagna) e dal dipartimento nazionale politiche del lavoro e sindacali (guidato da Renata Polverini) alla sala Aldo Moro di Montecitorio, presenta i dati del lavoro femminile in Italia, sottolineando le differenze tra uomini e donne in ambito lavorativo anche in rapporto con gli altri paesi europei.

“Analizzando le fonti statistiche più autorevoli sul lavoro (Eurostat, Istat, Ministero del Lavoro) si rimarca uno squilibrio tra lavoro maschile e femminile che si differenzia di 18 punti percentuali. In nessun altro paese d’Europa, Grecia inclusa, le donne vivono una condizione di disagio simile. Nell’ultimo anno, dall’ingresso del Jobs act e della Legge di Stabilità 2015, la differenza è ulteriormente aumentata passando dai 17,6 punti del 2014 ai 18,4 del 2015″ afferma Mara Carfagna, portavoce di Forza Italia alla Camera dei deputati,

“In Italia lavora meno di una donna su due, al Sud meno di una su tre. Le donne che restano fuori dal mercato del lavoro e non hanno intenzione di entrarvi per questioni legate alla difficolta’ di conciliare vita lavorativa e familiare, sono circa 10 milioni. Accanto a questo – prosegue Carfagna – è necessario promuovere azioni specifiche per favorire l’occupazione femminile attraverso una fiscalità di vantaggio, un potenziamento del welfare aziendale, la promozione di misure per aiutare le donne a conciliare vita lavorativa e familiare”.

“Il jobs act non solo non crea nuovi posti di lavoro ma penalizza ulteriormente le donne tanto che la differenza tra i livelli occupazionali di uomini e donne è addirittura aumentata”, ha affermato Renata Polverini, vice presidente della Commissione lavoro. “Mai come ora c’è l’assoluta necessità di avere un Ministro delle pari opportunità che possa interagire con gli altri dicasteri e portare dalla parte delle donne strumenti utili e risorse quanto mai necessarie”.

Nei grafici viene rimarcata la differenza territoriale: nel Nord Italia il numero di contratti tra il 2015 e il 2014 aumenta del 4,6% ma per quel che interessa le donne parliamo solo dell’1,3%, mentre per gli uomini del 7,9%. Nel Centro l’aumento generale dei contratti è del 6,7%, quello per la componente femminile è di appena lo 0,5% (+13,8% per gli uomini). Infine, le donne del Mezzogiorno vedono ridursi le attivazioni del 2,3%; per gli uomini invece si assiste a un aumento del 5% circa.

“La regolazione certamente migliora l’elasticità dell’occupazione, ma quello che conta più di tutto è che il reddito cresca, non si sono mai viste variazioni fisiologiche di occupazione senza crescita del reddito. Quando il Pil non cresce il lavoro non può crescere” afferma Renato Brunetta intervenendo al convegno. “Solo se il Pil cresce sopra il 2% si ha creazione netta di occupazione trimestrale”, ha concluso Brunetta.

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