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Governo

Che fine ha fatto il decreto sui mutui?

Dopo le polemiche, le rumorose proteste e gli impegni presi dal governo sulle modifiche, del testo definitivo, da circa due mesi, si sono perse le tracce del decreto mutui …

Che fine ha fatto il decreto legislativo sui mutui (atto del governo n.256) che tanto rumore aveva suscitato? Al momento se ne sono completamente perse le tracce. La bozza di decreto legislativo che doveva recepire una direttiva europea, la 17 del 2014 sui contratti di credito ai consumatori, quando fu depositato in parlamento nello scorso gennaio, suscitò scalpore e grandi polemiche. Il provvedimento, subito ribattezzato “decreto mutui”, tra le varie disposizioni prevedeva la possibilità delle banche di poter  acquisire dal debitore insolvente casa propria: a pagamento del debito e senza passare per il tribunale e dunque dalla sentenza di un giudice.

Alla Camera, il principale gruppo di opposizione inscenò colorite e rumorose proteste, arrivando ad impedire l’accesso alla commissione Finanze, ovvero quell’organo che avrebbe dovuto approvare un parere sul provvedimento. Quelle proteste e lo sconcerto dell’opinione pubblica, in parte ingiustificato, costrinsero il governo, prima di leggere il testo del parere proposto, a dichiarare di accogliere tutti i rilievi in esso contenuti per la redazione del testo finale.

La commissione Finanze della Camera votò il proprio parere il 9 marzo scorso. Si trattava di un testo redatto dal relatore Giovanni Sanga, molto articolato sia nella formulazione delle condizioni che nelle osservazioni espresse come rilievi nei confronti del governo. Da quel momento, a più di due mesi di distanza, del testo definitivo si sono perse le tracce. Al 10 di maggio il decreto legislativo non è ancora stato pubblicato in gazzetta ufficiale e dunque non è ancora entrato in vigore.

Il tempo fino ad oggi trascorso potrebbe essere dovuto alla difficoltà tecnica di apportare modifiche al testo del decreto, tenendo fede alle disposizioni del parere parlamentare. Oppure? Oppure, quello trascorso prima dell’adozione definitiva, potrebbe nascondere l’obiettivo di “far calmare le acque” per far dimenticare le polemiche sulla possibilità che un istituto di credito possa acquisire direttamente un immobile a pagamento di un debito. Il parere espresso dalle commissioni parlamentari sulle bozze di decreti legislativi non è vincolante e, dunque, il governo potrebbe anche non tenerne conto in tutto o in parte. Lo scopriremo, come cantava Battisti, non solo vivendo, ma soprattutto quando il Dlgs comparirà in gazzetta ufficiale.

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