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Becchi e Messora mettono in accusa il M5S (Video)

Atto di accusa di Paolo Becchi verso i pentestellati. Il professore genovese hapresentato presso la biblioteca della Camera dei Deputati il suo ultimo libro “Cinquestelle & Associati – Il movimento dopo Grillo e Casaleggo” pubblicato con la casa editrice Kaos. Inevitabile, visto che tra i relatori vi era anche Claudio Messora, che il clima che si respirasse fosse quello del “C’eravamo tanto amati”.

Proprio come nel famoso film infatti, dopo un tratto di strada assieme i destini di Becchi e Messora si sono allontanati da quello del Movimento 5 stelle. E proprio M5S è stato il tema principale non solo della presentazione del libro del Professor Becchi, ma anche degli interventi degli altri relatori in tema di regolamentazione dei partiti e attuazione dell’articolo 49 della costituzione.

Sul punto Claudio Messora nel suo intervento è stato tranchant dichiarando “Io ho paura del Movimento 5 stelle, perche mentre nei partiti tradizionali, pur con tutti i loro difetti, si sa chi alla fine prende le decisioni, nel Movimento 5 stelle non si capisce chi è che decide”.

La tesi di Messora, che è poi alla base della sua rottura con i pentastellati, è che il Movimento rispetto alle origini abbia cambiato pelle, e individua temporalmente questa svolta nel 2014 dopo le elezioni europee quando, a detta del blogger, M5S ha iniziato a ricercare esclusivamente il consenso come hanno sempre fatto le altre forze politiche.

Anche per Becchi il Movimento 5 stelle non è più quello che lui ha conosciuto quando ha iniziato a seguirlo, e il suo libro vuole proprio raccontare questa vicenda filtrata alla luce della sua esperienza personale.

Tra le critiche rivolte da Becchi vi sono l’elezione di Augusto Barbera alla Corte Costituzionale con i voti determinanti dei pentastellati e la retromarcia sull’uscita dall’euro e dall’Europa. Becchi racconta un retroscena interessante su una vicenda che poi è stata tra le cause del suo allontanamento da M5S, la vicenda della messa in stato d’accusa dell’allora Capo dello stato Giorgio Napolitano.

Becchi racconta di aver avuto mandato da Gian Roberto Casaleggio di redigere tutta la documentazione che poi doveva costituire la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica. Lavoro che porta a termine con il collega giurista Daniele Granara. All’atto della consegna tale lavoro di circa un centinaio di pagine non sembra interessare più a Casaleggio che prende tempo. Di li a poco prosegue Becchi, il Movimento 5 Stelle avanza la richiesta di messa in stato d’accusa del Capo dello stato ma con un altro documento, molto più snello.

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