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Editoriale

Sulla “rotta” del settore creditizio, sul fronte del pubblico risparmio, si cambia?

di Bachisio Canu

Il 19 febbraio di quest’anno è partita una proposta di inchiesta parlamentare relativa all’Istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, con particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori, il cui scopo consiste nel:

a) valutare il funzionamento del sistema di erogazione del credito e di allocazione di prodotti finanziari presso i piccoli risparmiatori e gli investitori non istituzionali;

b) verificare l’adeguatezza della disciplina legislativa e regolamentare sul sistema bancario e finanziario, nonché sul sistema di vigilanza, anche ai fini della prevenzione e della gestione delle crisi bancarie;

c) verificare – con riferimento al periodo 10/1/2000-31/12/2015 – l’efficacia dell’attività di vigilanza e l’attività degli organi di gestione degli istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto.

Si tratta solo dell’ultima iniziativa parlamentare sulle condizioni del sistema bancario italiano e la tutela del risparmio, che si va a sommare a quelle già giacenti in Senato, costituite da tre (degli undici complessivi) d.d.l. di carattere generale. Si tratta dell’AS. 2160 (recante l’Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sui fallimenti delle banche e delle assicurazioni nonché sulla cattiva gestione del sistema finanziario ad esse collegato), dell’AS. 2178 (recante l’Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, con particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori) e dell’AS. 2196 (recante l’Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore dell’intermediazione creditizia e finanziaria, nonché sul sistema bancario e sull’esercizio dell’attività di vigilanza): sono proposte di legge che prevedono Commissioni bicamerali.

Gli altri otto d.d.l., che pure prevedono l’istituzione di commissioni d’inchiesta sulle condizioni del sistema bancario italiano e sulla tutela del risparmio, riguardano invece precise vicende bancarie. Si tratta, dettagliatamente: dell’AS. 624 (recante l’ Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul dissesto finanziario dell’istituto di credito Monte dei Paschi di Siena), dell’AS. 895 (recante l’ Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull’operato del Banco di Desio e della Brianza S.p.A.), dell’AS. 1020 (recante l’Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla crisi finanziaria che ha coinvolto la Banca Monte dei Paschi di Siena), dell’AS. 2163 (recante l’Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle vicende relative alla Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A., alla Banca delle Marche S.p.A., alla Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa e alla Cassa di risparmio della provincia di Chieti S.p.A., e sulle loro ripercussioni sul sistema bancario italiano), dell’AS. 2175 (recante l’Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta in merito alle regole e ai controlli sul sistema creditizio e finanziario italiano e alle garanzie a tutela dei risparmiatori, anche in relazione agli effetti derivanti dall’entrata in vigore del decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, sulle vicende relative alla Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A., alla Banca delle Marche S.p.A., alla Banca dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa e alla Cassa di risparmio della provincia di Chieti S.p.a.), dell’AS. 2187 (recante l’Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del dissesto della Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A., della Banca delle Marche S.p.A., della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa e della Cassa di risparmio della provincia di Chieti S.p.A.), dell’AS. 2197 (recante l’Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi riguardanti la Banca popolare di Spoleto S.p.A., il Banco di Desio e della Brianza S.p.A., la Banca popolare di Vicenza – Società cooperativa, la Banca delle Marche S.p.A., la Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A., la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa e la Cassa di risparmio della provincia di Chieti S.p.A., nonché sulle eventuali responsabilità della Banca d’Italia) e dell’AS. 2202 (recante l’Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario relativamente alla Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A., alla Banca delle Marche S.p.A., alla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa e alla Cassa di risparmio della provincia di Chieti S.p.A.).

Penso sia pleonastica l’ulteriore e analitica descrizione degli scopi delle proposte citate, tutte riconducentisi all’accertamento delle cause nonché alle eventuali responsabilità relative alla crisi finanziaria, al dissesto e – in ogni caso – alla gestione economico-finanziaria di quelle specifiche vicende: anche in questo frangente ci troviamo di fronte alla previsione di commissioni bicamerali. Ma non è inutile ricordarle, queste proposte di legge, in quanto indice di una situazione del settore assai critica, soprattutto con riferimento alla tutela del pubblico risparmio; criticità che sembravano fatte proprie anche dal Governo Renzi.

E invece, proprio lo scorso 28 luglio, il senatore Gianluca Rossi, sulla scorta dell’audizione del Giudice Marina Anna Tavassi – Presidente della Sezione Impresa del Tribunale di Milano – in Commissione Finanze e Tesoro, al Senato, si è lasciato andare ad affermazioni contraddittorie, rispetto al volersi fare carico dei problemi del settore da parte della maggioranza da lui rappresentata. Senza voler propendere automaticamente per la sua praticabilità, la politica può limitarsi ad assistere facendo propria l’indicazione del Governatore della Banca d’Italia di trasmettere all’Autorità giudiziaria gli atti e documenti reputati di interesse ?

Ma veramente dal ciclo di audizioni che si stanno svolgendo in Commissione si sta delineando – secondo il senatore capogruppo del PD, come risultante dai resoconti parlamentari – un oggettivo restringimento del raggio d’azione dell’inchiesta parlamentare?

Addirittura, anticipando una decisione che sembra ancora dover maturare, secondo Rossi, emerge sempre con maggiore chiarezza che il legislatore non può non tener conto di un effetto paradossale collegabile all’istituzione di una Commissione di inchiesta, che – da un lato – si vuole orientata alla maggior tutela dei risparmiatori, laddove un eventuale affievolimento della credibilità dell’intero sistema potrebbe avere effetti negativi proprio sui soggetti che si intendono tutelare, più che insinuando il dubbio che l’inchiesta parlamentare possa avere esiti indiretti e paradossalmente nocivi all’intero sistema creditizio italiano.

Secca la replica del senatore Giuseppe Vacciano: “A dicembre scorso il premier Renzi sosteneva l’utilità e l’urgenza di istituire una commissione d’inchiesta sul sistema bancario. Peccato che oggi la nascita di tale organo parlamentare, a sentire il capogruppo Pd in commissione Finanze, Gianluca Rossi, sia diventata solo ‘eventuale’. Se è questa la linea di tutto il partito di maggioranza è evidente che siamo di fronte a un totale cambio di passo”. Continua il capogruppo del Misto: “Se per il collega Rossi una commissione d’inchiesta potrebbe rivelarsi foriera di maggiore instabilità e preoccupazione, per me, invece, non è affatto così. Anzi qualora una simile commissione riuscisse a garantire trasparenza e si svolgesse in un clima di leale collaborazione con le autorità di vigilanza, le banche e la magistratura, potrebbe solo rafforzare il sistema bancario e la fiducia dei cittadini nel sistema stesso”. Ma forse esiste una politica che non ha convenienze nell’affrontare gli attuali riflessi tragici sul pubblico risparmio del sistema creditizio. Meglio rifarsi alla cautela nell’affrontare certi temi, tipica della grandeur berlusconiana dell’ultimo ventennio: non serve risolvere i problemi se si è già deciso chi ne deve subire le conseguenze.

Vedremo come sarà sciolto il nodo MPS; anche se negli ambienti parlamentari già gira una lettera denuncia pesantissima degli Azionisti Associati Banca Popolare di Vicenza il cui titolo – Imbrogli sulla pelle dei risparmiatori – non fa presagire a questo Governo uno scontato happy end sul tema.

 

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